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Casamadibanetwork: “Una città più bella non è necessariamente una città più giusta”

Per una riqualificazione del Villino Ricci – scrive in un comunicato Casamadibanetwork – perché è vergognoso che dopo tanti anni questo spazio versi ancora in queste condizioni a fronte delle tante problematiche sociali ed economiche che affliggono anche la nostra città. Per questo anche se oggi Rimini appare più bella, questo non significa che la città sia meno diseguale. Anzi la pandemia ha accelerato dei processi di ulteriore impoverimento e precarizzazione diffusa, e l’elemento della precarietà abitativa sta interessando un numero sempre maggiore di persone. 

Per questo abbiamo deciso di portare alla luce una delle tante tende in cui dormono le persone senza tetto nella nostra città e di farlo in un luogo non casuale. Il giardino del Villino Ricci – prosegue la nota – struttura costruita sul finire degli anni ’30, ereditato dal Comune di Rimini secondo le ultime volontà della signora Teresa Ricci Pazzaglia, “con l’onere – scriveva – di destinarla al sostegno ed allo sviluppo degli impegni culturali, artistici e benefici della Municipalità”.

Ma dopo lo sgombero e il sequestro avvenuti nel novembre 2015 dell’esperienza abitativa e mutualistica che aveva fornito una casa a 17 persone, il Villino è tornato nel profondo abbandono. Nessuno progetto l’ha visto interessato nonostante sia ubicato a poche centinaia di metri dalla Rocca Malatestiana, dal Teatro Galli, dal Fellini Museum, da Piazza Malatesta, tutti luoghi interessati da un forte investimento da parte dei lavori pubblici.

Scegliamo il giardino del Villino Ricci per mettere in luce queste contraddizioni ma anche per portare alla luce la storia di Giuseppina, una donna di 53 anni, che dopo il periodo trascorso a Casa don Gallo dall’ottobre 2016 al gennaio 2019, era riuscita a raggiungere una propria – seppur piccola e precaria – autonomia abitativa. Questo è stato possibile grazie all’importante lavoro sociale e ai rapporti attivati con i vari Servizi negli anni scorsi e che hanno permesso a Giuseppina di ottenere la residenza, il medico di base, di aggiornare l’invalidità, accedere al RDC ecc. Un percorso che ha richiesto ingenti risorse in termini di tempo, energie, di lavoro di cura – continua il comunicato – sia da parte del gruppo di lavoro di Casa Gallo ma anche da parte dei servizi comunali stessi. Un investimento che si sta annullando per l’assenza di soluzioni concrete. Con il sopraggiungere della stagione estiva Giuseppina è stata infatti obbligata a lasciare la camera in hotel dove si trovava poiché la cifra richiesta era troppo elevata e l’unica soluzione è stata piantare una tenda nel Parco Marecchia, dove nelle ultime settimane è stata raggiunta da tre sgomberi da parte della Polizia Municipale. Che il Parco Marecchia non sia una soluzione dignitosa è certo, dall’altro dove devono stare queste persone? Torniamo a dirlo, l’erogazione di un contributo economico da parte del Comune per questo tipo di casistiche non è sufficiente né efficace. 

Per queste persone, per chi ha vulnerabilità psicologiche e problemi di salute, la risposta politica e pubblica non può essere la lista dei residence presso cui trovare l’offerta migliore.

Gli stessi residence in cui ha perso la vita anche Arianna Tetta, a Rimini come precaria nella scuola, morta soffocata a dicembre 2020 in seguito all’incendio della stanza del residence in cui aveva trovato alloggio, non riuscendo a reperire un affitto nel mercato immobiliare privato.

Storie come queste ci permettono di intravedere due città sempre più polarizzate che convivono fianco a fianco sullo stesso territorio. Da una parte la città vetrina, quella su cui si concentrano la maggior parte degli interventi e degli investimenti con lo scopo di trasformarla in una cartolina ad uso e consumo dei turisti e di chi, da questo modello di sviluppo economico, riuscirà a trarre qualche vantaggio; dall’altra la città reale, su cui non si investono risorse perché poco interessante dal punto di vista economico, che viene abbandonata sotto il profilo urbanistico e sociale, abitata da lavoratori precari e autonomi marginalizzati e impoveriti, da disoccupati e persone senza casa, da tutti coloro che, magari partecipando con il loro lavoro alla produzione della città del turismo, ne restano comunque esclusi. La trasformazione dei connotati fisici e funzionali di alcune parti del tessuto urbano contribuirà, in altre parole, alla ridefinizione del rapporto tra centro e periferie, sia sul piano spaziale che sociale, all’interno del territorio.

Una città più bella non è necessariamente più giusta. Al contrario, senza un’attenzione particolare alla dimensione sociale, la riorganizzazione del tessuto urbano rischia di vedere aggravati squilibri e disuguaglianze.

Da questo punto di vista – scrive ancora Casamadibanetwork – la nostra preoccupazione è che, dietro le quinte di questa grande operazione di restyling, ci resterà in eredità la stessa Riviera e città di sempre, con tutte le sue contraddizioni, ulteriormente approfondite dalla crisi pandemica.

La situazione di vita che già prima della pandemia era complessa per molti, oggi sta diventando drammatica.

A far da contraltare a questo e alla riorganizzazione del tessuto urbano c’è la quasi totale assenza di politiche tese ad affrontare con decisione queste problematiche che in realtà vengono soltanto nascoste come cenere sotto al tappeto.

L’esclusiva attenzione alla dimensione estetica della città fa sì, infatti, che ogni problema sociale che produca effetti visibili diventi quasi immediatamente un problema di immagine, quindi colto solo nella sua superficialità, per essere così traslato sul piano dell’ordine pubblico (si veda l’utilizzo della Polizia Municipale come strumento di intervento e disciplinamento dei poveri e senza casa).

Così per esempio, se in città ci sono persone in condizioni di povertà assoluta che dormono all’interno di luoghi abbandonati, come colonie o alberghi, ci si propone di agire sul sintomo – sgomberando l’occupazione – anziché sulle cause che producono povertà e marginalità (lavoro povero, discriminazioni, carenza di welfare e di politiche abitative, ecc.). L’importante è che questo altrove si trovi fuori dalle zone della città trasformate in vetrina e fuori dai riflettori.

Non dobbiamo mai dimenticare – conclude la nota – che dietro a tutte queste vicende ci sono volti, corpi, storie concrete.

Continuiamo a dare dignità e spazio a loro, per costruire città aperte, solidali, mutualistiche”.

 

Gli appuntamenti

Siamo nel giardino del Villino Ricci/retro via Fracassi davanti al parcheggio di via Flori. 

Domenica 12 Settembre, alle 11 – Assemblea cittadina sul diritto alla casa alla quale sono invitate i e le candidate al governo della città.

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