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A Cattolica i filosofi ripartono con “Cognizione di causa”

La causa occasionale per questo titolo è stata un breve intervista concessami da Umberto Eco a Pesaro il 9 aprile 2015, dopo che aveva tenuto al Teatro Sperimentale una bella lezione su un tema a lui molto caro: Elogio della bibliofilia.

Poiché al tempo stavo preparando la ripresa a Cattolica della vecchia manifestazione gli chiesi quale secondo lui sarebbe stato in futuro il campo prediletto dalla ricerca filosofica.
Eco rispondeva che dopo la “svolta linguistica”, cioè la diffusa attenzione per i problemi del linguaggio nel Novecento, ora poteva essere legittimo parlare di una “svolta cognitiva”.

L’allusione era alla rilevanza teorica per le questioni connesse alle neuroscienze (“ai neuroni a specchio, quelle cose lì, ad esempio” diceva) e in generale all’insieme delle discipline (intelligenza artificiale, psicologia cognitiva, linguistica, psicolinguistica, filosofia della mente e del linguaggio, neuroscienze, antropologia), che hanno per oggetto lo studio dei processi cognitivi umani e artificiali.

A mio giudizio quella di Eco era una semplice constatazione di fatto, priva di particolare coinvolgimento emotivo: semmai lo preoccupava la diffusa adesione acritica ai contenuti della rete. La potenza e la pervasività delle tecnologie digitali e le sue implicazioni economiche e antropologiche non a caso ha occupato l’attenzione dei potenti riuniti lo scorso gennaio a Davos per parlare di una supposta “quarta rivoluzione industriale”, insomma quella dei big data e simili.
La conversazione terminò con l’accettazione a intervenire a Cattolica nell’edizione 2016 per parlare di questa nuova dimensione filosofica, “se potrò”. Eco ci ha lasciato il 19 febbraio di quest’anno.

La rassegna in realtà emette lampi in diverse direzioni, oltre quelle che potranno essere contenuti nelle lezioni ascrivibili all’universo cognitivo, come quelle di Legrenzi, Massarenti, Bambini; mi premeva offrire ancora al pubblico qualche aggiornata arma filosofica rispetto alla accettazione passiva di giudizi, affermazioni, slogan caratterizzati dal prevalere della (cattiva) retorica sulla logica, suggerire che conoscere qualcosa continua a significare comprenderne le cause, peraltro ben consapevole che la nozione di causa oggi è ben diversa da quella pur geniale di Aristotele.

Penso che lo “story telling” la “narrazione” e le loro modalità suasive non possano fornire criteri di giudizio in materia politica e non politica e che la cognizione razionale delle cose (l’etimo di “cosa” è il latino “causa”) dovrebbero prevalere.

Tuttavia nello stesso tempo non posso non condividere il pensiero di David Hume (1711-1776), il grande e bonario scettico, un padre dell’empirismo e dell’illuminismo, secondo il quale non è il ragionamento a prevalere in generale nei giudizi e nelle azioni, quanto lo sono piuttosto le emozioni estetiche e le passioni.

Così mi è parso opportuno far precedere il ciclo degli interventi, otto tra novembre e gennaio, da una lezione introduttiva di Federico Laudisa, che è un filosofo della scienza, invitato a illustrare un suo recente manuale, La causalità, tanto per tentare di comprendere cosa può significare oggi cognizione [di causa]. “Causa” tra parentesi quadre, per indicare un inciso, una interpretazione succinta e sommessa dell’idea di cognizione.

Date queste premesse non si poteva non cominciare con un omaggio a Umberto Eco col quale, tra l’altro, iniziava per me la vicenda di “Che cosa fanno oggi i filosofi?”. Ricordo l’autunno del 1979 quando, giovane direttore della Biblioteca comunale di Cattolica, andai a trovare Eco nel piccolo e ancora diroccato convento che aveva acquistato a Monte Cerignone. Con me era Attilio Bigagli, anche lui giovane assessore, come me fresco di studi filosofici. L’appuntamento scaturiva da un colloquio che nel settembre di quell’anno mi aveva concesso il professore: andai a trovarlo a Bologna nel suo studio all’Università dove al tempo era direttore del DAMS per chiedergli che cosa pensasse di una serie di incontri dedicati alla filosofia e destinati a un pubblico non accademico; da un lato i tempi erano quello che erano, abbastanza plumbei, percorsi da forme di ribellismo talora omicida, dall’altro le forme di proposta culturale pubblica non si discostava per lo più dalla proposizione di spettacoli e concerti, di strada e non e in provincia da qualche convegno dedicato alle glorie locali o a temi dialettali.

Avevo in mente piuttosto le dotte e spassosissime Interviste impossibili che si ascoltavano su Radio Due tra il 1973 e il ’75 in cui uomini di cultura contemporanei fingevano di trovarsi a intervistare fantasmi redivivi di persone appartenenti a un’altra epoca, impossibili da incontrare nella realtà: ricordo ancora quella di Arbasino a Pascoli, di Calvino all’uomo di Neanderthal, dello stesso Eco a Beatrice, di Sanguineti a Freud, ecc.

Così pensavo che potesse essere interessante dare luogo a delle “interviste filosofiche” che al tempo potevano essere giudicate “impossibili” data anche la scarsa appetibilità della veneranda disciplina presso il largo pubblico, anzi la disistima diffusa negli ambienti, per così dire, socialmente impegnati verso attività apparentemente prive di concretezza e fattività.

Eco apprezzò l’idea e contropropose come titolo “Che cosa fanno oggi i filosofi?” dove in quel “fanno” si celava tutta la sua proverbiale ironia.

In effetti la prima edizione di quella rassegna avvenne sotto forma di interrogazioni ad alcuni maestri del pensiero italiano, come Bobbio, Severino, Paolo Rossi, Vattimo, lo stesso Eco, Mancini, il giovane Giorello. Seguì da Bompiani la pubblicazione. La rassegna proseguì per più di venti anni, sotto forma di cicli che, anno dopo anno, cercavano di reinterpretare gli ambiti disciplinari in cui si declina la ricerca filosofica intesa in senso ampio.

Dopo una quindicina d’anni di interruzione la manifestazione è ripresa nel 2015 con un giro d’orizzonte e ancora con la cura del sottoscritto, ora diversamente giovane, direi con favore del pubblico.

In questa serie vorrebbe resistere lo spirito critico e un po’ divergente che ha caratterizzato quelle precedenti; ciò spiega come il riferimento alle scienze cognitive, cioè a quelle ricerche volte a sondare i meccanismi dl conoscere umano, si dilati nella dimensione della fisica moderna (Dorato), del diritto (Bondi), della filologia investigativa (Condello), della antropologia (Ercolani) per concludersi con un richiamo alla cognizione possibile con la parola (Dionigi).

Marcello Di Bella
IL PROGRAMMA

Ogni incontro prevede la proiezione di un breve estratto scelto tra i più rilevanti dall’archivio filosofico video della Biblioteca, pertinente per analogia o differenza.
Per introdurre i temi in discussione è stato invitato FEDERICO LAUDISA, insegnante di Logica e Filosofia della Scienza nella Università di Milano-Bicocca, che domenica 23 ottobre ore 17 presenterà la riedizione della sua guida La causalità (Carocci, 2010).

CHE COSA FANNO OGGI I FILOSOFI ?
Nuova serie II – 2016/17

COGNIZIONE (DI CAUSA)

  • Domenica 6 novembre, ore 17
    ARMANDO MASSARENTI, Direttore di “Domenica – Il Sole 24 Ore”
    Umberto Eco e la svolta cognitiva
  • Domenica 13 novembre, ore 17
    PAOLO LEGRENZI, Professore Emerito nella Università Ca’ Foscari di Venezia
    Chi sono io?
  • Domenica 20 novembre, ore 17
    FEDERICO CONDELLO, Professore di Filologia classica nella Università di Bologna
    Filologia e investigazione: la caccia ai falsari
  • Domenica 27 novembre, ore 17
    VALENTINA BAMBINI, Professore di Linguistica, IUSS Università di Pavia
    Linguaggio e neuroni
  • Domenica 8 gennaio, ore 17
    MAURO DORATO, Professore di Filosofia della scienza, Università di Roma Tre
    Dopo Einstein
  • Domenica 15 gennaio, ore 17
    PAOLO ERCOLANI, Professore di Filosofia dei Media, Università di Urbino
    Donna: causa e cognizione dell’umano
  • Domenica 22 gennaio, 17
    ALESSANDRO BONDI, Professore di Diritto penale, Università di Urbino
    Cognizione di causa
  • Domenica 29 gennaio, ore 17
    IVANO DIONIGI, Professore di Letteratura Latina, Università di Bologna
    La conoscenza della parola

COGNIZIONE DI CAUSA CARTOLINA FIL 16_17 V

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