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Cattolica sforna campioni: così Campanella porta Migani nella boxe professionistica

Due atleti a confronto. Due generazioni diverse unite nella passione per uno sport: la boxe. La nobile arte, la pratica sportiva più dura, in cui sacrificio, forza di volontà e resistenza fisica e mentale, sono indispensabili per avere la meglio sull’avversario. E anche su se stessi.

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Giorgio Campanella e Manuel Migani

Alla Gio Boxe Cattolica, la palestra che sta sfornando da qualche tempo giovani campioni, abbiamo incontrato il fondatore, ovvero il famoso ex pugile, campione italiano e ora allenatore Giorgio Campanella (classe 1970) da Crotone, con il suo giovanissimo allievo Manuel Migani (classe 1996), misanese, fresco vincitore del campionato Regionale categoria 60 kg. Vediamo se, anche in questa occasione, l’allievo supererà il Maestro.

Campanella, come si trova nel suo nuovo ruolo di allenatore? Era più semplice salire sul ring e boxare?

“Sono due cose molto diverse, perché da pugile dovevo puntare su me stesso ed ero sicuro di me, mentre da tecnico cerco di insegnare tutta la mia esperienza ai miei ragazzi, ed è una cosa molto bella. Tutto dipende sempre dalle capacità di apprendimento dei ragazzi che vengono in palestra”.

Qual è l’obiettivo della Gio Boxe?

“L’obiettivo di questa palestra, che ho fondato nel 2015, è innanzitutto cercare di insegnare ai ragazzi il sapere vivere, perché il pugilato è rispetto, caparbietà e intelligenza. Questo sport è un insieme di cose, ma soprattutto è cervello e non muscoli”.

Nel pugilato esiste il doping?

“Raramente è presente tra gli atleti di questa disciplina”

Quanto è cresciuto il movimento pugilistico italiano negli ultimi anni?

“E’ cresciuto vertiginosamente: solo in Italia ci sono 900 palestre affiliate alla federazione pugilistica italiana e c’è stato anche un afflusso molto importante di donne che si avvicinano a questo sport e non solo. Perché, vorrei ricordarlo, il pugilato è uno sport adatto a tutti”.

Come se la cavano gli allievi della Gio Boxe di Cattolica?

“Ci sono dei ragazzi molto promettenti, tra cui anche Manuel, ed il primo traguardo è stato quello di portarlo in due anni a combattere nella categoria Elite che è la massima categoria del dilettantismo; quest’anno passerà tra i professionisti e sono molto contento per lui”.

Quale caratteristica deve avere un buon pugile?

“Il pugile non deve avere una caratteristica precisa, ma un insieme di cose che lo porteranno a diventare un campione come l’intelligenza, la determinazione, il sacrificio, la potenza e la velocità, senza dimenticare mai di focalizzare l’obiettivo finale”.

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Dalla saggezza dell’allenatore, alla passione del discepolo.

Manuel, quando hai iniziato a boxare?

“Pratico boxe da circa tre anni. Inizialmente ho provato semplicemente per vedere come fosse, ma sono rimasto deluso per via di un allenatore che non era in grado di trasmettere la bellezza di questo sport. Qualche mese dopo ho deciso di rimettermi i guantoni, ma questa volta ho incontrato Campanella, da quel giorno sono rimasto affascinato, perché riusciva a portarmi calma e serenità, grazie a questo col passare del tempo sono diventato sempre più sicuro di me. Poco dopo ho cominciato con l’agonismo, inizialmente come super leggero e ora come leggere, vincendo il campionato regionale senior”.

Secondo te, che cosa spinge i ragazzi a praticare la Boxe? Questo sport aiuta davvero a crescere?

“La miglior scelta che possano fare i ragazzi è quella di praticare sport. Per quel che mi riguarda, la boxe riesce a calmarmi corpo e mentre. Ogni ragazzo che entra in palestra ha i propri motivi per praticare questo sport. Personalmente posso dire che ho sperimentato una forte maturazione grazie alla boxe, perché mi ha insegnato a rispettare il prossimo e a mantenere la calma nei momenti difficili”.

Nel pugilato esiste il doping?

“A livello dilettantistico no, ma probabilmente tra i professionisti sì”.

Quanto è stato importante avere Campanella come allenatore?

“Avendo in palestra un esempio come Campanella, mi sono sentito da subito più spronato e determinato a seguire i suoi consigli per fare carriera. Per me è un modello da seguire”.

Manuel, quali sono i tuoi obiettivi in questo sport?

“Da quest’anno passerò al professionismo e di conseguenza il mio obiettivo sarà seguire le orme del mio maestro, magari un’olimpiade, o perché no, anche un mondiale”.

Nicola Luccarelli

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