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Cattolica, ugualmente diversi: “Come le diversità di ciascuno possano essere vissute con leggerezza”

In occasione del week end dedicato allo sport integrato ed adattato organizzatto dall’ A.S.D Sportinmente di Cattolica, nei giorni 8,9 e 10 dicembre, si è tenuta una tavola rotonda per riflettere sul concetto di ugualmente diversi: non si parla di diversità, di etnia, di genere, ma di come ogni persona sia diversa da tutte le altre e di come le diversità di ciascuno possano essere vissute con leggerezza e accolte dal mondo circostante.

Ha moderato la serata Franco Floris (dirige Juvenilia, la rivista delle polisportive giovanili salesiane; allenatore di pallacanestro e direttore di Animazione Sociale del Gruppo Abele) che ha aperto la discussione sottolineando come la società odierna abbia bisogno di persone senza paura di buttarsi, di sperimentare, per diventare tutti ugualmente diversi, per imparare a farlo. Nella vita capita di annoiarsi ma se poi si scopre il gioco ci si appassione. Giocare ed essere coinvolti in uno sport di squadra permette di ritrovare il desiderio di tutto: per fare gioco però, in alcuni casi è molto importante mettere in comune le conoscenze diverse ed i background diversi e trovare un’intesa per condividere un’esperienza.

Le diversità ci impauriscono molto in questo momento, ma ci è sempre più chiaro che la diversità riguarda tutti, che ognuno di noi è diverso da chiunque altro, e siamo tutti un po’ BES, persone con bisogni educativi speciali. La vulnerabilità ci deve spingere a mettere insieme le diversità ricombinando quello che già esiste.

Sono poi intervenuti a ruota tutti gli ospiti della tavola rotonda, ascoltati da un folto pubblico che ha letteralmente riempito la sala del Palazzo del Turismo di Cattolica.

Massimiliano Manduchi (educatore riminese, allenatore di pallacanestro). Partito dallo sport che lo appassionava, ha cominciato a utilizzarlo con i ragazzi che seguiva per lavoro, formando delle squadre di pallacanestro (Special Crabs). In seguito, insieme a Stefano Sarti ha fondato l’associazione Esplora, con cui sperimenta percorsi nuovi ed entusiasmante insieme a ragazzi con disabilità: il percorso Arco d’Augusto – Vaticano lungo la Flaminia in tandem per educatori e i loro assistiti; la traversata dell’Adriatico per uno skipper, cinque educatori e sei ragazzi disabili; il percorso da Rimini a La Verna a piedi con un asinello e un gruppo di trenta tra educatori e ragazzi. Lo sport è uno strumento straordinario di integrazione, perché crea l’occasione per riuscire a far comunicare e entrare in relazione persone che diversamente sarebbero incapaci di comunicare.

Eugenio Festa (allenatore di Frisbee Ultimate) racconta come alla fine degli anni ‘60 un gruppo di coraggiosi decise di scrivere delle regole nuove e di non aver bisogno di arbitri e inventò un gioco in cui ci si regola da soli, tra giocatori. Non è facile, non è immediato, ma è fattibile. Persino il Comitato Olimpico ha ammesso il frisbee, uno sport senza arbitri e con formazioni miste: in campo ci sono solo atleti, maschi o femmine. Gli allenatori di frisbee chiedono ai ragazzi di autoregolarsi e non c’è fischietto.

Michele Orione, scrittore all’esordio narrativo (“Ho imparato a sognare”) ha messo la pallavolo al centro del suo ultimo romanzo per raccogliere le emozioni di quindici anni di passione per la pallavolo giocato da atlete che hanno avuto attorno persone che hanno creduto in loro. Il suo libro descrive la metafora del quotidiano di tutti noi: ognuno di noi ha bisogno di qualcuno che creda in noi. Quando si si parla di disabilità non va fatto con pietismo.

Francesco Grossi della Cooperativa Camelot di Ferrara che gestisce sportello informativo per migranti e accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, anche minori; mediazione sociale, inserimento lavorativo disabili. Insieme a Sportinmente e Locos.

Hanno creato un progetto che ha permesso ai richiedenti asilo di inserirsi (sono anche venuti a Cattolica a coadiuvare Sportinmente nelle attività di sport adattato). Lo sport è una lingua universale che non ha bisogno di parole ed è per questo che diventa uno strumento importante per chiunque voglia conoscere mondi e ambiti che non conosce. La cooperativa ha anche messo a punto un progetto che permette di accogliere in famiglia dei richiedenti asilo al fine di favorire la costruzione di società maggiormente inclusive.

Assessore alle politiche sociali di Cattolica Patrizia Pesci

Ha presenziato con entusiasmo sia la giornata in palestra, che la tavola rotonda. Secondo la Pesci l’iniziativa rispecchia l’impegno che una comunità dovrebbe avere nei confronti della diversità. La diversità è forza, e lo sport ne è la dimostrazione.

Lorenzo Majo (atleta paralimpico)

Una testimonianza diretta ed apert, un ragazzo energico che prima dell’incidente in moto era un atleta di arti marziali, un karateka. Era uno specialista nelle tecniche di gamba, nei calci. Dopo l’incidente il buio. Ma il presidente della società sportiva di Ferrara in cui seguiva la riabilitazione, lo spronò: ricominciò con la canoa e tornò all’agonismo. Dalla canoa passò alla scherma in carrozzina, tiro a segno con pistola, pallacanestro, triathlon, atletica leggera, e arrampicata sportiva. L’arrampicata lo ha fatto riflettere sulle difficoltà di avviare al mondo sportivo soggetti con disabilità. Appena ha potuto si è dedicato ad aiutare gli altri a ripercorrere il suo cammino con meno fatica di quanta ne fece lui.

Nadia Bala, Sitting (nazionale di sitting volley e fondatrice della prima squadra di sitting volley in Veneto).

Una bellissima ex pallavolista normodotata che ha dovuto reinventarsi e ritrovare la voglia di mettersi in gioco. Nadia sostiene che “lo sport aiuta a crescere con la voglia di vincere, il che significa prepararsi alla sconfitta e trovare le risorse per migliorare, per crescere. Il Sitting Volley è inclusione. Servono gli strumenti per essere autonomi: il sitting volley è uno strumento perché da seduti siamo tutti uguali, ma quando gli strumenti non vengono garantiti, quando gli strumenti non vengono messi a disposizione, è il momento in cui si sottolinea la disabilità”.

Jerome Dumas (allenatore nazionale sitting volley ungherese)

A volte la disabilità non si vede; può essere causata dalla tortura, dall’indigenza, dalla necessità di rischiare la vita per sottrarsi alla tirannia o alla povertà. Lo sport è l’unico modo per opporsi pacificamente a quello che non ci piace”.

Stefano Sarti (direttore tecnico di Special Olympic Rimin cofondatore di Esplora Rimini).

Lo sport consente di essere se stessi senza filtri ed è per questo che è nato Esplora. Lo sport esprime energie, fa acquisire sicurezze, perché ci si mette alla prova, perché l’affrontare le difficoltà e riuscire dà fiducia in sé stessi. L’autostima è un fattore che va incentivato e lo sport ne facilita l’acquisizione”.

Floris ha concluso la serata esortando la politica a creare un clima inclusivo, mentre dal pubblico si è alzata una voce che ha ricordato come “la disabilità è anche identificazione, come i capelli neri o biondi, gli occhi azzurri o verdi, l’incarnato pallido o colorito: diventa un handicap quando il disinteresse per la condizione che l’individuo con disabilità vive crea barriere che impediscono al disabile di muoversi con facilità e gli ricordano la propria disabilità”.

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