Home___primopianoCentrodestra riminese, prove tecniche di sconfitta annunciata

Linea 11, è ora di chiudere: basta doppioni con il Metromare. Occupazione a Rimini: pochi contratti stabili e salari bassi


Centrodestra riminese, prove tecniche di sconfitta annunciata


3 Maggio 2026 / Maurizio Melucci

C’è qualcosa di rassicurante nella politica locale del centrodestra riminese: la sua straordinaria capacità di replicarsi identica a sé stessa. Cambiano le date, cambiano gli slogan, ma la sceneggiatura resta sempre quella. Un grande classico, ormai.

Negli ultimi giorni si sono riaccese le luci in vista delle amministrative del prossimo anno. Si vota tra gli altri a Rimini, Riccione e Cattolica: tre piazze importanti. E puntualmente riparte il film. Prima fase: entusiasmo, tavoli, incontri, dichiarazioni solenni. E soprattutto programmi. Tanti programmi. Addirittura venti punti come annunciato dai partiti di centrodestra a Rimini.

Viene quasi da sorridere: dopo quattro anni di sostanziale silenzio sui temi veri della città, a parte qualche eccezione come lo spostamento del Ceis, improvvisamente spunta una raffica di proposte. Una specie di risveglio civico collettivo.

Poi arriva il secondo atto, quello decisivo: i candidati. Ed è qui che il déjà-vu diventa perfetto. I nomi sono sempre quelli, come in una rimpatriata: Rufo Spina, Barboni, Marcello. Figure note, già viste. E mentre scorrono questi nomi, aleggia sempre la possibilità del colpo di teatro: il coniglio dal cilindro, versione 2.0 dell’operazione Enzo Ceccarelli.

Anche lì, la memoria aiuta. Nel 2021 si partì con grandi ambizioni, si arrivò a una candidatura modesta e il centrosinistra con Jamil Sadegholvaad  vinse al primo turno senza troppi affanni. Fine della storia. O meglio: pausa, perché ora la storia ricomincia identica.

Nel frattempo, inevitabile, scatterà la fase tre: la discussione infinita su chi deve esprimere il candidato. Tradotto: litigi. Più o meno eleganti, più o meno sotterranei, ma sempre litigi. È la vera costante.

Se il copione non cambia, il finale è già scritto: il sindaco uscente Jamil Sadegholvaad che si avvia tranquillo verso una riconferma al primo turno. Senza nemmeno bisogno del trailer.

A Riccione, però, hanno deciso di innovare. Niente perdita di tempo sul programma: lì sono già passati direttamente alla lite. Una scelta di efficienza, va riconosciuto. In Fratelli d’Italia è guerra aperta tra Mignani e il coordinatore Paolini, mentre attorno si muove una compagnia piuttosto vivace: Pullè, Laura Galli, Elena Raffaelli. E sullo sfondo, come nei migliori sequel, l’ipotesi del ritorno di Renata Tosi.

Insomma, il cast è ricco, la tensione non manca. Ma la trama resta prevedibile.

Nei prossimi mesi vedremo sviluppi, colpi di scena annunciati, riunioni decisive che non decidono, aperture che si richiudono. Tutto già visto. Tante volte.

La vera domanda non è come andrà a finire. Quella, in fondo, la conosciamo già.

La domanda è se qualcuno, prima o poi, cambierà il copione.

 

Linea 11, è ora di chiudere: basta doppioni con il Metromare

Il tema non è più rinviabile: la mobilità sulla costa riminese è ferma da anni, mentre le scelte che dovevano accompagnare il Metromare sono rimaste sulla carta. Oggi anche Maurizio Ermeti, presidente della Fondazione Piano Strategico, torna a indicare una direzione chiara. Ma quella direzione era già stata tracciata nel 2019 e non è mai stata seguita.

Ermeti lo dice senza giri di parole: “Accorciando e deviando il tragitto della linea 11, magari mettendo navette tra piazza Marvelli e il porto. Togliere il filobus dai viali delle Regine permetterebbe di allargare la strada, migliorare la viabilità ed eventualmente di aggiungere parcheggi». Una proposta sensata, ma tutt’altro che nuova.

Con l’avvio del Metromare, l’obiettivo era riorganizzare il trasporto pubblico ed eliminare le sovrapposizioni. La linea 11, così com’è, doveva essere superata. Invece è rimasta, affiancata al Metromare lungo lo stesso asse: duplicazioni evidenti, risorse sprecate, servizio meno efficiente.

Nel frattempo è arrivato lo “shuttle mare”, soluzione stagionale costosa, praticamente inutile e che non risolve il problema.

Il risultato è quello descritto da Roberto Renzi ex dirigente di Start: “Manca del tutto la progettualità… a corse inutili e a doppioni si contrappone la realtà di località servite male… Quanto al Metromare… dopo oltre sei anni di servizio occorre fargli un “tagliando”…».

Ecco il punto: il Metromare funziona, ma non è stato integrato davvero nel sistema. C’è chi vorrebbe rimandare tutto al completamento verso la Fiera. Significa solo prolungare l’immobilismo.

Togliere il filobus dai viali delle Regine, come propone Ermeti, è una scelta logica: libererebbe spazio, migliorerebbe la viabilità e aprirebbe alla riqualificazione urbana. Ma serve una decisione netta.

Il nodo è politico: continuare ad aggiungere servizi senza toglierne altri produce solo inefficienza. Le analisi ci sono da anni. Quello che è mancato è il coraggio.

Se si vuole cambiare, bisogna farlo adesso.

Occupazione a Rimini: pochi contratti stabili e salari bassi

A Rimini il mercato del lavoro mostra forti criticità: solo il 32,7% dei dipendenti ha un impiego stabile a tempo pieno per tutto l’anno. La situazione è più fragile per le donne, con appena il 20% occupato continuativamente e un equilibrio quasi totale tra contratti stabili (30mila) e precari o stagionali (29mila).

Persistono forti divari salariali: la retribuzione media annua è di 21.600 euro per gli uomini e 14.800 per le donne. L’economia locale, fortemente legata al turismo e ai servizi a basso valore aggiunto, registra un calo dell’occupazione manifatturiera e salari medi più bassi nei nuovi impieghi.

Nel primo trimestre 2026 aumenta leggermente la cassa integrazione (+0,9%, pari a 1,6 milioni di ore), in controtendenza rispetto al calo registrato a Ravenna (-60%) e in Emilia-Romagna (-35%). Crescono invece gli occupati e diminuiscono disoccupati e inattivi, ma resta in calo il potere d’acquisto. Dati che impongono una riflessione seria.