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C’era una volta a Rimini il Museo delle culture extraeuropee

In un periodo particolarmente esaltante per il patrimonio artistico riminese, fatto di importanti restauri (il cinema Fulgor e il teatro Galli su tutti), una parentesi negativa è costituita sicuramente dal Museo degli Sguardi di Covignano.

E’ certamente uno dei luoghi culturali meno conosciuti dai riminesi, nonostante abbia ricevuto negli anni diversi riconoscimenti a livello europeo.

La sua inaugurazione risale al 1972, frutto dell’accordo tra l’amministrazione comunale e l’esploratore veneziano e collezionista Delfino Dinz Rialto, intenzionato a fondare un museo che potesse esporre i numerosi oggetti che aveva accumulato in svariati anni di missioni in giro per il mondo, nelle quali aveva studiato le civiltà Inca, Maya, Azteca e Zapoteca.

Il primo allestimento del museo riminese, ospitato nel Palazzo del Podestà, prese spunto dal Museum of Primitive Art di New York, fondato nel 1957 da Nelson Rockfeller, vero precursore di questo genere di collezione museale.

Delfino Dinz Rialto in Africa

La visione che stava alla base di queste esposizioni, era quella di una diversa concezione di arte, legata soprattutto ad aspetti magici, religiosi, rituali e sacri, che avevano ispirato a più riprese l’arte occidentale del XX secolo.

Nel 1988 il museo fu trasferito nelle stanze dell’ala di Isotta di Castel Sismondo, con un nuovo allestimento che poteva contare su di una maggiore area espositiva.

A partire dall’anno 1995, ai reperti di Rialto si sono aggiunti quelli dell’imprenditore biellese Ugo Canepa, che ha raccolto materiali in varie parti del mondo: Americhe Precolombiane, Cina, India, Cambogia, Sri Lanka, Thailandia e bacino del Mediterraneo.

I reperti della collezione precolombiana e orientale donati da Canepa al Museo di Rimini, costituiscono un valore aggiunto, data la loro rarità.

Dal dicembre 2005, il Museo delle Culture Extraeuropee è diventato Museo degli Sguardi, trasferendo la collezione nella nuova sede di villa Alvarado, accanto al convento delle Grazie.
Questo trasferimento ha avuto il merito di restaurare la villa, costruita nel 1721 da Giovanni Antonio de Alvarado, segretario per l’Italia dell’imperatore Carlo VI di Spagna, che dal 1928 ospitava il Museo delle Grazie, costituito da oggetti raccolti dai Frati durante le loro missioni.

La nuova esposizione curata dal celebre antropologo Marc Augè, già direttore dell’Ecole des Hautes Etudes di Parigi e insignito nel 2012 della cittadinanza onoraria, ha ridotto notevolmente il numero dei pezzi esposti e si trova in una sede decentrata e difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.

Purtroppo il Museo degli Sguardi ha subito negli ultimi anni un crollo di visitatori e di attenzione da parte dell’amministrazione comunale riminese, che lo ha praticamente chiuso (è possibile visitarlo solo su richiesta).

Spesso in passato si sono alzate voci per richiedere lo spostamento del Museo degli Sguardi nuovamente all’interno di Castel Sismondo, o in una parte del Museo della Città.

Le sale del castello, tuttavia, saranno presto occupate da mostre temporanee inerenti al Museo Fellini, mentre gli spazi del Museo della Città sono stati completamente occupati dalle sezioni archeologica e contemporanea.

La soluzione per il museo riminese potrebbe essere quella di collocare le sue pregevoli collezioni in una sede più ampia e soprattutto centrale, parallelamente ad una efficace campagna di promozione, rivolta in particolare alle scuole, che potrebbe avvalersi delle nuove possibilità offerte dai social network.

Da non dimenticare, infine, la possibilità di realizzare mostre temporanee che abbiano un effetto traino sull’affluenza dei visitatori (nel 1992, ad esempio, ebbe una buona affluenza di pubblico la mostra denominata “Terra America. Il Mondo Nuovo nelle collezioni emiliano-romagnole”).

Ci siamo chiesti quale sia lo stato di salute dei musei simili a quello degli Sguardi nel resto d’Italia: l’esempio di maggior successo è sicuramente il Mudec, Museo delle Culture di Milano, grazie soprattutto a mostre temporanee di grande richiamo che vengono ospitate al suo interno. Inaugurato nel marzo del 2015, il museo ha infatti totalizzato un milione di presenze in soli trenta mesi.

Il Mudec di Milano

Il Museo delle Culture del Mondo di Genova, invece, non può vantare simili dati di affluenza, e sconta le stesse problematiche di quello di Rimini, a causa della posizione decentrata rispetto al centro storico.

Castel D’Albertis, sede del Museo delle Culture del Mondo di Genova

Guardando fuori dai confini nazionali, è interessante osservare l’esempio del Musec di Lugano, che nell’aprile del 2019 inaugurerà la nuova sede di Villa Malpensata. La necessità di un nuovo spazio espositivo più grande del precedente, è la diretta conseguenza dell’aumentato numero di visitatori durante gli ultimi anni (dai 700 del 2006 ai circa 12.000 del 2015).

Luca Vici

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