Home > Economia > Cercare lavoro al Centro di Solidarietà: “A Rimini crescono le domande ma non i posti”

Cercare lavoro al Centro di Solidarietà: “A Rimini crescono le domande ma non i posti”

Un luogo in cui si cerca di ridare dignità alle persone. A Rimini esiste, dal 1985, il Centro di Solidarietà, in cui si dà la possibilità a persone bisognose di trovare lavoro e consentire loro di riprendere in mano la propria vita. Massimo Tamburini, riminese di 67 anni, è volontario e vicepresidente CDS. È un ingegnere meccanico, da progettista a dirigente d’azienda e attualmente consulente di direzione d’impresa. Fa parte del Centro di Solidarietà da circa otto anni e ricopre il ruolo di vicepresidente da circa un anno.

Tamburini, chi è stato a creare questo centro?

«E’ stato un gruppo di amici che condividevano l’esperienza di Comunione e Liberazione; lo scopo, dall’inizio ad oggi, è stato ed è quello di aiutare le persone a trovare lavoro».

Quali sono le attività e i servizi che offrite?

«Sono molti. Si va dai colloqui individuali alla redazione degli skill professionali, dall’informazione orientativa alle tecniche di ricerca attiva ed empowerment, fino all’offerta di percorsi formativi o di riqualificazione. E poi ci sono la verifica e riscrittura del curriculum vitae, la raccolta di opportunità di lavoro da aziende del territorio, la segnalazione di profili ad aziende manifatturiere e turistiche, cooperative, studi professionali , associazioni, scuole ed enti pubblici. Le attività svolte dal CDS ed in particolare quelle rivolte alle categorie svantaggiate sono state premiate con il riconoscimento “Premio Marco Biagi 2017” organizzato dalla Fondazione Marco Biagi e dal Resto del Carlino. Questo premio è stato riconosciuto per la seconda volta in tre anni al CDS di Rimini».

Quanti sono gli operatori del centro? Sono tutti volontari?

«All’interno del centro lavora un collaboratore stabile ed opera una quindicina di volontari, compresi due ragazzi in servizio civile nazionale. Le mansioni attribuite ai nostri volontari corrispondono a quelle che quotidianamente svolgono o hanno svolto nella loro attività professionale. I colloqui sono svolti principalmente da dirigenti o ex dirigenti d’azienda e le pratiche di supporto amministrativo sono svolte da volontari che conoscono a fondo tali dinamiche».

Come riuscite a sostenervi?

«Il sostegno economico viene dalla collaborazione con il Comune di Rimini, Assessorato alle Politiche Sociali, nell’ambito dei Piani di Zona; dalla partecipazione a bandi regionali o nazionali, generalmente in rete con altre associazioni di volontariato sia locali che presenti in Regione; poi marginalmente dai contributi del 5 per mille».

Siete solo a Rimini od operate anche in altre parti di Italia?

«La rete dei Centri di Solidarietà è presenta in tutta Italia ed è nata, come a Rimini, dall’esperienza del Movimento di Comunione e Liberazione. Lo scopo però dei Centri di Solidarietà è diversificato in quanto se tutti hanno finalità sociali, solo alcuni operano nell’offrire assistenza alla ricerca del lavoro. Tutti i centri di solidarietà sono federati alla Federazione Nazionale CDS, la quale intende promuovere, sostenere, sviluppare e coordinare le attività delle organizzazioni ad esse associate».

Quante persone bisognose si sono rivolte lo scorso anno? Sono aumentate negli ultimi anni? Più italiani o stranieri?

«Nel 2017 sono stati svolti 276 colloqui, raccolte 133 offerte, inviate a colloquio 249 persone; e 51 sono state collocate. Il numero di chi si è rivolto al CDS è stato in progressivo aumento negli ultimi 5, 6 anni. Ma senza un corrispondente aumento delle proposte di lavoro e sono sia italiani che stranieri, direi 60/40, e che tale ripartizione è rimasta pressoché immutata negli ultimi tre anni».

Collaborate con altre realtà del territorio?

«Sono molte le realtà del territorio con cui costantemente collaboriamo in particolare come detto con l’Assessorato alle politiche sociali e servizi educativi del Comune di Rimini, il quale attraverso i progetti dei piani di zona dà un contributo alla nostra attività. Ma collaboriamo costantemente con: AUSL Romagna; UEPE (ufficio esecuzione penale esterna) con cui sviluppiamo progetti di reinserimento lavorativo per ex carcerati; SERT (servizi assistenza dipendenze); Centro per l’impiego di Rimini con cui collaboriamo in attività di orientamento e formazione. Siamo poi all’interno del Piano strategico del Comune di Rimini, in vari Enti di formazione locali e nazionali, nel CSR (consorzio sociale romagnolo). Lavoriamo anche assieme alla Caritas Diocesana attraverso i progetti del Fondo per il Lavoro, per lo SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), con l’Associazione Papa Giovanni XXIII e il Banco Alimentare».

Continuerete a fornire questo tipo di servizio?

«Sì, finché sarà utile al bisogno della persona, noi ci saremo!».

Nicola Luccarelli

Ultimi Articoli

Scroll Up