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Cgil: “A Rimini nessuna iniziativa per transizione ecologica”

Meris Soldati  Segr. generale SPI CGIL Rimini e Isabella Pavolucci  Segr. generale CGIL Rimini verificano lo stato dell’arte nella realizzazione del Patto per il Lavoro e per il Clima sottoscritto a Bologna nel 2020. Un consuntivo poco lusinghiero

“56 soggetti: Istituzioni, Associazioni, Sindacati, capeggiati dalla Regione Emilia Romagna, hanno sottoscritto, a dicembre 2020, il Patto per il Lavoro e per il Clima. L’obiettivo per tutti è stato quello di condividere un’unica strategia per affrontare le attuali difficoltà, per generare nuovo sviluppo sostenibile e nuovo lavoro di qualità, per accompagnare l’Emilia Romagna nella transizione ecologica. Un documento contenente analisi e proposte per guardare con maggiore ottimismo al futuro, un impegno collettivo che ha dato maggior forza alla necessità, che come CGIL avevamo già esplicitato, di definire percorsi e strategie condivise.

La reazione a livello locale è stata se non proprio nulla, minima. Tutti ben trincerati dentro il proprio perimetro a difendere interessi di parte. Eppure la situazione si fa ogni giorno più drammatica, su tutti i piani: economico, sociale, sanitario, culturale e scolastico.

Sanità e welfare

Se mai ce ne fosse stato bisogno abbiamo capito quanto siano stati colpevoli, anche nel passato recente, gli attacchi al Sistema Sanitario Nazionale e quanto invece si sia dimostrato fondamentale che la sanità e il welfare pubblico siano diffusi nel territorio.

In Emilia Romagna e nel riminese, il Sistema Sanitario è ben strutturato e ha retto meglio che altrove l’emergenza pandemica. Non vi è dubbio però che anche nella realtà locale la pandemia ha messo in luce alcune fragilità del sistema socio-sanitario in generale e delle strutture residenziali per anziani in particolare.

Ciò che chiediamo come Sindacato, nell’ambito della salute, è che si facciano nuovi investimenti e che, anche nel territorio, si realizzino gli impegni assunti per il diritto universale alla salute con la firma del Patto regionale. L’emergenza Covid ha dimostrato quanto la possibilità di essere assistiti a casa, con forme di assistenza sanitaria appropriate, MMG (medico di medicina generale), USCA (unità speciali di continuità assistenziale), abbia salvato soprattutto i soggetti più vulnerabili. Quindi, occorre qualificare la rete delle strutture ospedaliere; rafforzare i presidi sanitari territoriali a partire dalle Case della Salute per l’accesso alle cure primarie; recuperare il ritardo nella programmazione/realizzazione degli OsCo, un modello assistenziale intermedio tra assistenza domiciliare e ospedalizzazione presente al momento solo a Santarcangelo; investire su telemedicina e assistenza domiciliare; creare servizi socio-assistenziali che rispondano ai cambiamenti sociali e demografici aumentando le risorse destinate al Fondo per la non autosufficienza.

Per quanto riguarda le Case della Salute, nel centro urbano di Rimini dovrebbe esserne realizzata una, i fondi sono già stati stanziati, ma dove si farà ancora non è dato sapere. Il rapporto CdS abitanti è di uno/35-37.000; poiché nella provincia di Rimini sono censiti 339.000 abitanti (2019), ne servirebbero 9, mentre le CdS  attualmente sono 5, di cui 2 a “bassa complessità” e con differenti  possibilità di prestazione e di servizi che andrebbero ulteriormente potenziati: Santarcangelo, Novafeltria, Morciano di Romagna, Bellaria-Igea Marina, Coriano (spostata pochi giorni fa in altra sede).

Il tema della salute deve diventare un elemento strategico per la sostenibilità del territorio. Lo abbiamo sostenuto nel Piano del Lavoro 2020 della CGIL di Rimini che, oltre ai temi della salute, affronta a tutto campo le criticità della provincia, rispetto alle quali abbiamo chiesto a tutti i soggetti istituzionali e non solo, di poterci confrontare e che ancora rimane senza risposta. Il territorio potrebbe avere l’occasione di costruire un luogo di confronto politico, in grado di progettare e orientare lo sviluppo, così come abbiamo individuato nella realizzazione dell’Agenzia per lo Sviluppo Territoriale. I processi di cambiamento vanno governati ora, l’attendismo crea solo sfiducia nel domani.”

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