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Che se ne farà Rimini di Giulio Cesare ora che ne abbiamo due?

Benito non si presentava mai a mani vuote. Quando negli anni trenta venne in visita ufficiale a Rimini, una città che non amava particolarmente, portò in dono una copia in bronzo della statua di Giulio Cesare. L’originale si trova a Roma nei Musei Capitolini.

Ovviamente Benito intendeva alludere a se stesso, “grande” come Cesare, e al ruolo salvifico dei Dittatori nella storia.
Fellini in Amarcord citò magistralmente la cerimonia di consegna della statua alla quale forse assistette da ragazzo.
Quella imponente copia bronzea fu poi rimossa dalla piazza di Rimini durante i violenti bombardamenti del ‘43/44 e nel dopoguerra fu chiamata ad ornare la Caserma Giulio Cesare dove ancora si trova.

Negli anni novanta un gruppo di cittadini, pensando più allo storico passaggio del Rubicone che al dono del Duce, propose al Sindaco di allora di collocare nuovamente la statua in piazza Tre Martiri. Consultarono il Presidio militare chiedendo la restituzione di Cesare; di fronte al netto rifiuto, si offrirono di finanziare la realizzazione di una copia bronzea della copia del Duce. Il Sindaco acconsentì.

Apriti cielo! La protesta divampò in città avendo come oggetto principale l’oltraggio arrecato ai Tre Martiri del fascismo dalla statua donata dal Duce, fosse pur essa una copia della copia.

Il Sindaco confermò comunque la decisione e la statua ancora oggi volge severamente lo sguardo alla piazza. Nell’occasione si fece anche notare che Giulio Cesare divenne Dittatore non perché fosse particolarmente autoritario ma solo perché la Democrazia non era prevista nell’ordinamento romano. Tuttavia, come Dittatore, egli fu un vero riformista e ridusse il potere della vecchia oligarchia senatoriale. Tant’è che decisero di farlo fuori alle Idi di marzo.

Oggi, in vista del provvedimento ministeriale di chiudere in via definitiva la Caserma Giulio Cesare di Rimini, il problema si presenta in forme nuove e, per certi aspetti, inquietanti.

Ci sono almeno tre opzioni:

1) la città, attraverso un pronunciamento del Consiglio Comunale, chiede al Ministero della Difesa la restituzione della copia mussoliniana. Non potendo però collocare ben due statue nell’ex Foro romano, quale delle due copie sarà inesorabilmente confinata nei magazzini comunali?

2) la città decide di vendere al Comune di Savignano sul Rubicone la doppia copia, certificando così in via definitiva che il fatidico Rubicone fosse proprio quello che oggi attraversa Savignano, mettendo la parola fine a dispute secolari;

3) Cesare resta nell’ormai ex Caserma a presidio di quella che alcuni vorrebbero diventasse la “Fortezza della Sicurezza”, luogo dove i cittadini di Rimini, notoriamente assediati da torme di delinquenti e immigrati irregolari, possano ritirarsi protetti da mortai e mitragliatrici collocati lungo le ampie mura difensive. Proprio come nel Medio Evo.

Tutte queste soluzioni, a ben guardare, sono attraversate da sottili problematiche ideologiche, storiche, politiche e militari. Perciò la decisione non sarà semplice.

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