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Chi burdlaz degli anni ‘60 in viale Trieste

Angelo Maggioli: “Fantastica gioventù. ‘Chi burdlaz’ degli anni ‘60” – La Piazza.

“Chi burdlaz” di Marina Centro (o forse meglio di Viale Trieste) degli anni ’60 raccontati in questo volume io li ho conosciuti quasi tutti, dopo: una differenza di età di alcuni anni, una scelta scolastica diversa dalla maggioranza di loro, ma soprattutto l’impegno politico a partire dai primi anni ’70 hanno diviso una nostra possibile storia comune. Delle vicende narrate fa invece piena parte mio fratello Giorgio, presente in diverse fotografie e coprotagonista di diversi episodi narrati.

Chi racconta le tragicomiche avventure di questo gruppo di scalmanati fra la seconda metà degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70 è Angelo Maggioli, classe 1950, ragioniere, figlio di genitori gestori allora di un negozietto di frutta e verdura a fianco della discoteca Embassy, “dove passava il mondo”. Gli amici, “tanti, tantissimi, parte integrante, preponderante e fondamentale della mia vita, tutti nati dal 1948 al 1952”. Tutti gravitavano su Viale Trieste e il Bar Atlantico, “luogo di ritrovo per eccellenza, teatro indiscusso della nostra giovinezza e fucina di tutte le nostre zingarate”.

Il mondo in quegli anni stava cambiando, una lunga età di transizione durata quasi un decennio. Lotte sociali, conquista dei diritti (il 12 maggio 1974 si svolse il referendum sul divorzio), un conflitto generazionale fortissimo vissuto nelle scuole e per le strade con manifestazioni continue. Purtroppo anche l’esplosione di una violenza armata.

Di tutto questo naturalmente nel libro non c’è traccia. Esso, come avverte l’Autore nella pagina finale, vuole essere “un semplice caleidoscopio con considerazioni che possono interessare le persone per cui lo scritto è stato compilato”. Un diario insomma di anni spensierati, dove i protagonisti crescevano in una delle zone più ricche, più vive della Città, nel pieno del boom turistico riminese. A Marina Centro allora c’erano quattro arene cinematografiche all’aperto (il Parco, l’Astra, l’Arena del Sole, l’Ambasciata), diversi locali da ballo (Casina del Bosco, Embassy, Quinta Dimensione, Oriental Park), il mitico Ristorante Bar Embassy di Elio Tosi. Per il Ferragosto del 2018 avevo scritto un pezzo per Chiamamicitta.it che avevo intitolato “Attacco di nostalgia (ma forse è l’età che avanza)” che poteva stare benissimo quale introduzione di questo volume di Angelo Maggioli.

Vorrei ricordare che il libro di Maggioli non è il primo a raccontare fatti e personaggi di Marina Centro di quel decennio. Già alcuni anni fa l’amico Guido Zanobbi, classe 1954, funzionario di banca, aveva scritto “In questo bar non consuma nessuno” (Fara Editore, 2005) dove il bar era il Bar Trieste, quello più avanti lungo la via, i cui frequentatori erano gli antagonisti negli scontri sportivi del Bar Atlantico posto invece all’inizio del Viale. Il bar del padre, ma anche il più vicino alla sua residenza sita in Viale Cormons. Il titolo del libro era la litania abituale di Raimondo, detto Mondo, il gestore del bar. “Il viale Trieste è una via parallela del nostro viale Cormons, molto più modesto, stretto e meno signorile, ma molto più popoloso e pieno di vita. Le case del nostro viale erano quasi tutte di cooperative e le famiglie si conoscevano tutte, cosicchè si viveva a stretto contatto, dividendo gioie e dolori”.

“Noi ragazzi della zona mare vivevamo in maniera veramente angosciante il passaggio dall’estate all’inverno, che cambiava totalmente i ritmi della nostra vita. L’estate era meravigliosa, entusiasmante, e ci sentivamo dei privilegiati con il mare a due passi, con il suo casino, la gente, il caldo, i cinema all’aperto, le giovani inglesi di via Pola. Poi arrivava l’inverno e tutto finiva, ma finiva integralmente, diventando un mondo triste, silenzioso, buio e quasi senza vita. Era quasi come se l’inverno non dovesse finire mai e l’estate finisse troppo presto”.

E’ difficile per chi non ha vissuto quegli anni immaginare Marina Centro in inverno con gli alberghi chiusi con le protezioni di legno ai vetri ai piani bassi, Viale Vespucci deserto e al buio dopo le 17.00 nei mesi invernali, segni di vita umana nessuna. E poi invece il contrasto con la vita frenetica h24 dei mesi estivi.

Il libro di Maggioli inizia con il racconto della fanciullezza sua e della banda di amici dei primi anni ’60: l’imbucarsi a gratis alle proiezioni del Cinema Ambasciata (sono gli anni dei primi 007 e dei western di Sergio Leone); le battaglie con i “piruli” (le freccette lanciate con le cerbottane) lungo le sponde dell’Ausa non ancora tombinata; le “botte” di zolfo e potassio dai tetti delle cabine al mare; i primi motori (vespe e lambrette) e le corse motociclistiche a Rimini e a Riccione con in gara Pasolini, Agostini, Bergamonti; i tuffi dai trampolini al mare (smontati nei primi anni ’70). E poi la giovinezza alle scuole superiori, con i “puffi” (almeno un giorno alla settimana) e con il nuovo interesse preponderante: le ragazze. E tante attività sportive: bicicletta, calcio, sci. E poi anche le battute di caccia, in Italia e all’estero. E grandi abbuffate di cibo in compagnia.

Maggioli cita tutti gli amici solo per nome: Amerigo, Luigi, Alfio, Claudio, Ivan, Paolo, Alvaro, Tiziano, Nando e tanti altri. Quello che conta però nei suoi racconti è il gruppo, l’essere parte di un insieme, di essere stati capaci di crescere e di vivere una vita intensa. Frammenti di una generazione che si lasciava alle spalle gli orrori della guerra e cercava nuovi modi di vivere e, contemporaneamente, capace di immaginare un futuro positivo.

Paolo Zaghini

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