Chi c’è davvero a Roma: promossi e bocciati tra i parlamentari riminesi
10 Maggio 2026 / Maurizio Melucci
Chi c’è davvero a Roma: promossi e bocciati tra i parlamentari riminesi
Manca poco più di un anno alle elezioni politiche e già si discute di legge elettorale, collegi e candidature. Parlare oggi di riconferme o esclusioni è ovviamente prematuro. Però un gioco si può fare: provare a guardare i parlamentari uscenti attraverso i numeri del loro lavoro. Questa sollecitazione mi arriva da un articolo del Carlino di questa settimana, proprio su indennità e lavoro dei parlamentari a Roma. Sui redditi denunciati chiamamicitta.it era già intervenuta nelle settimane scorse. Oggi mi interessano altri aspetti.
Nella Prima Repubblica un deputato o un senatore veniva giudicato soprattutto sul territorio: rapporti con associazioni, categorie economiche, amministratori, mondo culturale e sociale. Oggi quella politica si è drasticamente ridotta. Gli incontri pubblici sono sempre meno, sostituiti da social, appartenenze correntizie e fedeltà ai gruppi dirigenti.
Per questo i dati di Openpolis, che monitorano l’attività parlamentare, diventano almeno un punto di osservazione interessante. Non raccontano tutto, ma qualcosa raccontano.
Tra i parlamentari della Romagna e dintorni il modello statistico più “perfetto” sembra essere Domenica Spinelli: oltre il 90% di presenze, assenze quasi inesistenti, alta disciplina di gruppo e un peso parlamentare significativo. Tradotto: c’è, vota e conta.
Marco Croatti invece abbina una presenza elevata a un indice di forza molto alto. Non solo partecipa, ma riesce anche a incidere nei meccanismi parlamentari. Nel linguaggio calcistico: non corre soltanto, tocca anche palloni decisivi.
Beatriz Colombo invece emerge come il classico parlamentare disciplinato: presenze altissime e fedeltà quasi totale alla linea politica, anche se con un peso parlamentare più limitato.
Più difficile da interpretare Jacopo Morrone. Le presenze risultano basse, ma compensate da una quota altissima di missioni istituzionali. Il dato politicamente più interessante è però la scarsa compattezza col gruppo: per alcuni segnale di autonomia, per altri semplice indisciplina.
E poi c’è Andrea Gnassi, il caso politicamente più fragile guardando i numeri. Presenze sotto il 70%, oltre il 31% di assenze e un indice di forza parlamentare molto basso.
Dati che fotografano una presenza parlamentare modesta rispetto ad altri colleghi del territorio.
In generale si tratta tuttavia di indicatori quantitativi che non misurano aspetti come il lavoro politico svolto fuori dall’Aula, l’attività nei territori, le relazioni istituzionali o il ruolo interno ai partiti.
Però raccontano chi in Parlamento c’è davvero, chi riesce a incidere e chi invece appare più marginale.
E quando arriverà il momento delle candidature, soprattutto in partiti che parlano spesso di merito e rinnovamento, questi numeri potrebbero pesare più di quanto oggi si voglia ammettere.

Riccione. La teoria di Paolini (FdI): se arrivano i maranza è colpa degli hotel
C’è qualcosa di irresistibile nel leggere le uscite di Stefano Paolini coordinatore e capogruppo di Fratelli d’Italia a Riccione. Questa volta però la polemica finisce per diventare involontariamente comica.
Paolini parte con il classico omaggio alle forze dell’ordine — “non è un problema di sicurezza” — salvo poi spiegare che se a Riccione arrivano “balordi”, “feccia” e “maranza”, la colpa sarebbe dell’offerta turistica troppo bassa e delle politiche del Comune. Tradotto: non ce l’ha con chi crea problemi, ma con chi vende le camere.
Una teoria originale, che scarica sugli albergatori la responsabilità sociologica dell’adolescenza urbana italiana. Peccato che i cosiddetti “maranza” non scelgano Riccione perché trovano il tre stelle con pensione completa, ma perché la città resta un simbolo di visibilità, status e vita da esibire sui social. Riccione, nel bene e nel male, continua ad essere un palcoscenico. E i palcoscenici attirano pubblico di ogni tipo. E’ noto che non prenotano stanze d’albergo.
Il bello però arriva poche ore dopo. Mentre Paolini denuncia il turismo “di basso livello” che porta giovani sbandati, Federalberghi Riccione annuncia con entusiasmo il progetto giovani realizzato con Abrakadabra e patrocinato dal Comune. Numeri: 265mila presenze turistiche nel 2025. Tutto organizzato, tracciato, gestito tra hotel, treni e locali.
E soprattutto arriva lo “Spring Break riccionese” dal 21 al 24 maggio: quattromila presenze attese, metà straniere, con tanto di collegamento diretto Monaco-Riccione. Applausi dell’assessore al Turismo Mattia Guidi e operatori soddisfatti.

ExpoAid a Rimini, ma Ferrovie dimentica i disabili
La scelta di Rimini per ospitare ExpoAid 2026 è giusta. Il Palacongressi è una struttura moderna, accessibile, senza barriere. Un esempio concreto di inclusione.
La ministra Alessandra Locatelli parla di «rivoluzione gentile ma determinata» e annuncia migliaia di partecipanti da tutta Italia.
Peccato che proprio a Rimini una società dello Stato, Ferrovie, stia riorganizzando il sottopasso centrale della stazione senza prevedere ascensori diretti ai binari. Chi ha difficoltà motorie dovrà affrontare percorsi lunghi centinaia di metri per prendere un treno.
Una contraddizione difficile da ignorare.
Da una parte i convegni sull’inclusione, dall’altra nuove barriere nella vita quotidiana.
Il Governo dovrebbe pretendere molto di più dalle proprie aziende pubbliche. Perché l’accessibilità non si misura nei discorsi ufficiali, ma nelle opere concrete. E basta girare per le città italiane per capire che la strada verso una vera inclusione è ancora lunga.

La ministra Alessandra Locatelli