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Chi erano i Greci che liberarono Rimini

“I Grech i n’era tendri”, i Greci non erano teneri. I nostri vecchi li ricordavano così, i liberatori di Rimini. Senza particolare risentimento e con tutto il sollievo che portò loro l’ingresso delle truppe elleniche in quella Rimini spettrale del 21 settembre 1944. C’era da capirli, quei Greci. Intanto erano truppe di prima linea che non si potevano permettere troppi complimenti, non era facile distinguere l’amico dal nemico, l’agguato e la spia potevano essere ovunque. Ed erano in Italia, il paese che aveva attaccato, occupato e affamato la loro patria. Nemmeno i Canadesi che scacciarono i Tedeschi da Covignano “i n’era tendri”. Nella Villa Danesi semidistrutta trovarono delle divise repubblichine di cui qualcuno si era disfatto e scatenarono il diavolo a quattro, puntavano le armi, volevano sapere dove stavano i fascisti. Poi, passato il fronte, l’esercito alleato divenne l’unica fonte di sostentamento per una popolazione stremata e i soldati delle retrovie si mostrarono molto più “tendri”, a iniziare dai Neozelandesi, ricordati ancora con affetto da chi li conobbe.

Sodati greci ispezionano un bunker tedesco presso Rimini

Ma chi erano quei Greci e perchè toccò proprio a loro entrare a Rimini per primi? Qualche passo indietro. La Grecia si ritrovò nella seconda guerra mondiale perchè invasa dall’Italia il 28 ottobre 1940, anniversario della marcia su Roma. Mussolini decise di passare alla storia con quell’incauto “Spezzeremo le reni alla Grecia!”. Entro la fine dell’anno l’esercito italiano, male organizzato e peggio comandato, rischiava invece di essere scacciato perfino dall’Albania e solo l’intervento tedesco chiuse la campagna nell’aprile del 1941. 

Italia, Germania e Bulagria si spartirono le spoglie del vinto e iniziò il regime di occupazione. Mentre i Tedeschi reprimevano con le consuete efferatezze una resistenza sempre più forte, gli Italiani, pur non andandone esenti, provocarono i danni peggiori per pura incapacità e disorganizzazione. I Greci calcolano in 300mila i morti di fame soprattutto ad Atene e Salonicco a causa delle scelte sbagliate degli amministratori italiani.

Dopo il collasso italiano dell’8 settembre 1943, in Grecia si crearono le condizioni per un governo provvisorio, il Governo della Montagna (o P.E.E.A.), costituitosi il 10 marzo 1944 e presieduto dal socialista A. Svolos, non senza violenti contrasti col precedente governo in esilio presieduto da G. Papandréu. Gli accordi anglo-sovietici del maggio 1944 sulle “zone d’influenza” davano intanto mano libera alla Gran Bretagna in Grecia. Furono quindi gli Inglesi che attraverso lo Stato Maggiore delle Forze del Medio Oriente (GDMA) a riorganizzare l’esercito greco per impiegarlo nelle operazioni alleate sui vari fronti.

Il 31 maggio 1944, sotto la supervisione della Nona Armata Britannica, radunando superstiti fuggiti dalla madrepatria e volontari nella foltissima colonia greca in Egitto, si formò una nuova brigata, la “III Greek Mountain Brigade” (III EOT). Forte di 3.4500 uomini, ebbe per base il campo di Insariyyeh (o Ansariya, nel sud del Libano); primo comandante fu il colonnello Tsakalotos Thrasyvoulos.

L’addestramento e ranghi furono completati il ​​28 luglio 1944 a Tripoli del Libano (Ṭarābulus) quindi la Brigata raggiunse Beirut e poi Haifa per l’imbarco. Da qui il 7 agosto salpò sul transatlantico olandese “Ruiz”, per giungere a Taranto la mattina dell’11 agosto 1944. I Greci furono destinati allo spoletino, sotto il comando del generale Weir  della Seconda New Zealand Division. Il 3 settembre la III EOT passò come sua riserva al comando della Quinta Divisione canadese e ricevette l’ordine di trasferirsi nella zona di Santa Maria Pietrafitta presso San Giovanni in Marignano, a otto chilometri dalla prima linea.

Come è ricostruito non senza enfasi in “Esercito greco in Medio Oriente – El Alamein – Rimini – Egeo” (Atene 1996, GES / DISA) “a mezzogiorno del 7 settembre, il Comandante di Brigata è stato chiamato presso il quartier generale della 1a Divisione canadese, per essere informato sulla situazione regolare e sulla sua missione. Secondo esso, la Brigata doveva spostarsi la notte tra l’8 e il 9 settembre e sostituire la 3a Brigata canadese, che era stata schierata difensivamente a nord-ovest della città di Cattolica. La sua missione era quella di coprire il fianco destro della 1 Divisione canadese, durante la pianificata offensiva di quest’ultima in direzione di Rimini”.

E ancora: “Nella notte tra il 13 e il 14 settembre, la 1 Divisione canadese si riunì nella zona a sud del fiume Marano, per attaccare alle ore 06:30 del 14 settembre. Alla III EOT fu ordinato di lanciare un attacco notturno alle 02:00 dello stesso giorno, in collaborazione con la 3a Brigata canadese, che avrebbe operato sul suo fianco sinistro. Il movimento delle unità della Brigata per occupare la base della spedizione è iniziato nelle ultime ore notturne del 13/14 settembre”.

“L’attacco della brigata iniziò alle 16:00 del 20 settembre con il 1 ° Battaglione dopo un bombardamento di artiglieria di dieci minuti. Con l’appoggio dei carri armati e con un duro combattimento catturò Santa Maria de le Colonelle (sic). Alle 16:30 seguì l’attacco del II Battaglione con l’appoggio di artiglieria e carri armati. Il Battaglione, combattendo eroicamente, abbatté la resistenza nemica nel suo settore e avanzò per 1.200 metri a sud est di Rimini, occupando il primo obiettivo della giornata”.

La mappa dei combattimenti verso Rimini della III Brigata da montagna greca

“Rimini finalmente cadde alle ore 09:00 del 21 settembre 1944. La sua cattura fu il premio del combattimento della III EOT contro un nemico che aveva una forte organizzazione difensiva e dava battaglia feroce di casa in casa e di mitragliatrice in mitragliatrice, ostinatamente rivendicando il terreno”.

“Nel pomeriggio del 21 settembre si è svolta in piazza del paese (Rimini, ndr) una cerimonia, alla presenza delle delegazioni dei reparti della Brigata greca e dei reparti canadese e neozelandese, per rendere omaggio alla bandiera di guerra del II Battaglione, che per primo entrò a Rimini. Da questo evento, la III EOT è stata da allora denominata Brigata Rimini“.

Il comandante delle truppe alleate, generale Alexander, nel suo rapporto intitolato “Gli eserciti alleati in Italia dal 3 settembre 1943 al 12 dicembre 1944” annota sull’azione della III EOT: “Il 20 settembre, dopo un combattimento senza speranza, San Fortunato fu sgomberato e nella notte i Greci, al comando della 1st Divisione canadese, entrarono a Rimini. “Ero felice, perché questo successo aveva così tempestivo illuminato i destini di questo eroico paese, che era l’unico combattente alleato dalla nostra parte in tempi bui, e che una nuova vittoria in Italia aveva aggiunto alla gloria guadagnata sulle montagne di Albania”.

Secondo Amedeo Montemaggi, il governo provvisorio greco, anche per far fronte a problemi interni ogni giorno più gravi, chiedevano insistentemente agli Alleati un risultato militare di prestigio nella Penisola da poter mostrare ai compatrioti, più che comprensibilmente desiderosi di veder vendicata l’aggressione subìta dagli Italiani. La scelta cadde su Rimini per motivazioni di storia militare: in tutte le accademie del mondo si studiava e si studia Giulio Cesare. Gli Inglesi potevano dunque offrire un obiettivo non troppo gravoso (la città era ormai stata evacuata dai Tedeschi, che avevano concentrato l’ultima resistenza a San Fortunato) ma di grande effetto: non solo il cardine della Linea Gotica ormai sfondata, ma la città oltre il Rubicone presa dopo il fatale Alea Iacta Est. I comandi greci accettarono, sottolineando, come si è visto, con grande enfasi l’impresa con l’intitolare la loro Brigata a Rimini il giorno stesso della conquista.

Il cimitero militare greco di Riccione

Una conquista che dati i tempi fu considerata quasi incruenta. In realtà sono 114 i caduti greci che riposano per sempre nel cimitero eretto per loro a Riccione. In tutta la campagna d’Italia la III Brigata Ellenica da Montagna ebbe 433 morti, di cui 33 ufficiali. Subito dopo la “battaglia di Rimini” la Brigata fu inviata ad Atene, dove si ritrovò immediatamente invischiata nei conflitti che portarono nel 1946 alla terribile guerra civile di Grecia, conclusa solo nel ’49 con un bilancio di quasi 50mila morti.

Stefano Cicchetti

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