Mai come in questi ultimi anni il tennis è stato un protagonista assoluto dello sport italiano, grazie a Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini, Flavio Cobolli, Jasmine Paolini. Sono loro che hanno portato migliaia di nuovi giovani a praticare questa disciplina sportiva. E dunque l’uscita di questo libro non poteva avvenire in un periodo migliore.
Ci sono libri celebrativi che si limitano a raccogliere fotografie, date e ricordi; e poi ci sono opere che riescono a trasformare una ricorrenza in un racconto collettivo, capace di restituire il respiro di una città, il carattere di un’epoca e il valore simbolico di un luogo. “Circolo Tennis Rimini – 100 anni”, di Alessandro Catrani e Tommaso Panozzo, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
Il tennis, a Rimini, non è mai stato solo uno sport. È stato un termometro sociale, un palcoscenico di mondanità, un motore di rigenerazione urbana e, soprattutto, un pezzo d’identità collettiva.
Il volume nasce per celebrare il centenario del Circolo Tennis Rimini, fondato nel 1925, ma fin dalle prime pagine appare chiaro come l’intenzione degli autori sia molto più ambiziosa: raccontare, attraverso il tennis, l’evoluzione sociale, culturale e urbanistica di Rimini. Il risultato è un libro che unisce rigore storico e partecipazione emotiva, capace di coinvolgere tanto gli appassionati di sport quanto chi desidera comprendere l’identità profonda della nostra Città.
L’opera è costruita con equilibrio e intelligenza narrativa. La prima parte, curata da Alessandro Catrani, conduce il lettore negli anni delle origini, quando il Lawn Tennis Club nasceva in una Rimini ancora elegante e aristocratica, sospesa tra il fascino della villeggiatura balneare e la mondanità della Riviera. Qui il tennis appare come simbolo di stile, raffinatezza e appartenenza sociale. Le pagine dedicate agli anni tra le due guerre sono forse tra le più suggestive dell’intero volume: grazie a una ricerca minuziosa e a un apparato iconografico straordinario, riaffiorano atmosfere ormai perdute, immagini di Villa Peragallo, tornei sull’arenile e scene di vita cittadina che sembrano provenire da un film d’epoca.

Il lettore non ha l’impressione di consultare un archivio, ma di attraversare un secolo di memorie vive. Le fotografie, gli articoli di giornale e i documenti inediti non sono semplici decorazioni: diventano parte integrante del racconto, contribuendo a creare un dialogo continuo tra passato e presente.
La seconda parte del libro, firmata da Tommaso Panozzo, accompagna invece il Circolo nella modernità. Dopo la guerra e la ricostruzione, il tennis riminese si intreccia con il boom economico e turistico della città, trasformandosi progressivamente in un punto di riferimento internazionale. Qui il ritmo narrativo accelera: entrano in scena i grandi tornei, i campioni, le sfide memorabili e gli eventi che hanno dato prestigio al club.
Particolarmente coinvolgenti sono le pagine dedicate ai tornei Future, al Challenger ATP e soprattutto alle storiche sfide di Fed Cup contro Francia e Stati Uniti, che hanno proiettato Rimini sotto i riflettori del tennis mondiale. Panozzo racconta questi eventi con uno stile diretto e dinamico, restituendo al lettore l’atmosfera elettrica delle grandi occasioni sportive senza perdere mai il legame con il territorio e con la comunità che ruota attorno al Circolo.
Uno degli aspetti più riusciti del volume è proprio la capacità di andare “oltre la rete”. Il Circolo Tennis Rimini non viene mai descritto soltanto come un centro sportivo, ma come un luogo simbolico della città, quasi un osservatorio privilegiato attraverso cui leggere le trasformazioni del Novecento italiano. Le vicende del club si intrecciano con quelle della Marina, del turismo balneare, della crescita urbanistica e della vita culturale riminese.
In questo senso il libro assume il valore di una vera opera di memoria collettiva. Il tennis diventa metafora di appartenenza, continuità e identità. Non è un caso che nelle testimonianze riportate emerga spesso un forte senso emotivo: chi è cresciuto sui campi del Circolo percepisce quelle pagine non solo come ricordo sportivo, ma come parte della propria biografia personale.
Molto efficace anche la scelta di alternare dati storici, aneddoti, cronache sportive e testimonianze dirette. Questo equilibrio impedisce al volume di diventare autocelebrativo o eccessivamente specialistico. Gli autori riescono invece a mantenere una narrazione fluida e accessibile, senza rinunciare alla precisione documentaria. Si avverte chiaramente il lavoro di ricerca che sostiene ogni capitolo, ma anche la passione autentica di chi conosce e ama profondamente il mondo che racconta.
Dal punto di vista editoriale, il libro colpisce per la qualità dell’apparato fotografico. Le immagini d’epoca, molte delle quali rare o inedite, rappresentano uno dei punti di forza dell’opera. Non svolgono una funzione puramente illustrativa, ma permettono al lettore di percepire il cambiamento dei costumi, dell’architettura e persino del linguaggio corporeo attraverso i decenni. Sfogliare queste pagine significa assistere alla metamorfosi di Rimini: da località aristocratica a capitale del turismo di massa, senza perdere il legame con la propria storia.
Un libro che si legge con interesse, nostalgia e partecipazione, lasciando al termine la sensazione che, dietro ogni partita disputata su quei campi, ci sia sempre stata una storia più grande: quella di una città intera che, attraverso il tennis, ha imparato a raccontare sé stessa.
Paolo Zaghini