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I cognomi italiani svelati a Santarcangelo

Sappiamo chi ci ha dato un certo nome e perché. Ma non sono in tanti a conoscere l’origine del proprio cognome. E poi, quali sono i più comuni in Italia? Come sono distribuiti nelle regioni? E quando sono nati i nomi delle famiglie? A queste e altre domande ha provato a dare una risposta Roberto Bizzocchi, Docente di Storia Moderna all’Università di Pisa, con il suo libro: ‘I cognomi degli Italiani. Una storia lunga 1000 anni’, pubblicato da Laterza. Il Professore, santarcangiolese doc (classe ’53), sarà presente alla Biblioteca Baldini di Santarcangelo oggi, mercoledì 20 giungo (con inizio alle ore 21,00), in occasione del tradizionale appuntamento conferenza del ‘Solstizio d’Estate’, evento ideato ed organizzato originariamente dalla Pro Loco di Santarcangelo e dall’allora suo Presidente Giuseppe Zangoli, alla quale, dal 2009, si è aggiunta come copromotrice proprio la Biblioteca comunale.

Roberto Bizzocchi

Professore, perché i nostri cognomi sono così importanti?

«I cognomi sono importanti perché la loro storia è una parte importante della storia dei rapporti fra individui, famiglie, comunità e autorità pubbliche, sia civili che ecclesiastiche. Non sono sempre esistiti; studiarne la nascita e diffusione serve a capire alcuni aspetti fondamentali dello sviluppo del controllo dei governi, lo Stato ma anche la Chiesa, sulle persone».

Quanti cognomi esistono in Italia?

«Sono qualche migliaio e il più diffuso è certamente Rossi, con prevalenza nel Centro Nord, mentre Russo è il più comune nel centro Sud».

Domanda per fatto personale: il mio cognome Luccarelli dove nasce?

«Esistono siti online come Cognomix, Gens, dove si può cominciare una ricerca, che però va proseguita su un dizionario pubblicato, qualche anno fa, da due illustri linguisti: Enzo Caffarelli e Carla Marcato. Si vede che, per esempio, Luccarelli forse non ha a che fare con la città di Lucca e neppure col nome Luca, ma con la Lucania, ma, bisogna lavorare con un po’ di pazienza sul dizionario. Le posso dire con certezza che il mio cognome Bizzocchi significa ‘appartenenti a confraternite religiose’. Una cosa che posso dirle senza bisogno di consultare i linguisti è che i cognomi hanno quattro macrotipologie di formazione: da un soprannome come Rossi, ‘quello rosso di pelo’; da un mestiere come Fabbri; da un luogo come Montanari, o Pesaresi eccetera; da un nome proprio di un genitore o antenato, come Donati, ‘quelli di ‘Donato’. Una categoria particolare è quella dei cognomi che hanno una lontana origine negli istituti di assistenza dei bimbi abbandonati: a Napoli Esposito, a Roma Proietti, a Milano Colombo, in Romagna Casadei o Casadio».

Mi parli un po’ del suo libro…

«Il libro è stato pubblicato da Laterza nel 2014, ora stanno facendo un’edizione economica, credo perché era in via di esaurimento; si tratta di una sintesi della storia dell’uso dei cognomi, non i significati, che si trovano nel citato dizionario, in Italia, attraverso i secoli. Nel Medioevo i cognomi erano rari, tanto che Alighieri in realtà non è un vero cognome. Inoltre, anche quando si formano, i cognomi poi oscillano a lungo: Michelangelo Buonarroti veniva chiamato spesso Michelangelo Simoni, perché la vera fissazione è cominciata dal Settecento in poi».

Sta preparando qualche altra opera sui cognomi?

«Per ora non ho altri progetti su questo argomento. Sto facendo un’altra cosa, ma non c’entra nulla: riguarda la polemica fra Alessandro Manzoni e lo storico liberale ginevrino Simonde de Sismondi sul ruolo del Cattolicesimo nella storia d’Italia».

L’ingresso alla conferenza è libero. Per ulteriori info: 0541/356299; iat@comune.santarcangelo.rn.it; biblioteca@comune.santarcangelo.rn.it

Nicola Luccarelli

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