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Coltelli e sciacalli in quel di Rimini, a pochi metri da Riccione

Non c’è voluto molto a capirlo: la tragica vicenda dei cinque accoltellamenti ad opera di quel somalo – pazzo o criminale che sia, o entrambe le cose – è stata accolta come una manna piovuta dal cielo dalla destra riminese, dai cui capi e capetti parevano provenire gridolini di gioia interiore.

Naturalmente ad aprire la recita di un copione intitolabile “dalli alla Lamorgese, tutta colpa di Gnassi e Jamil” ci ha pensato l’immigrato forlivese che, più che mai in questi casi, funge da replicante della miserevole tronfiaggine salviniana: «Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, – ha tuonato Morrone – dobbiamo dire basta e lo faremo con una fiaccolata».

Meno male che si è limitato a voler dare in mano ai suoi solo una torcia, in ciò differenziandosi da “leghisti duri e puri” quali la sindaca e gli assessori arruolatisi nella Giunta Comunale di Voghera, che loro sì che sanno bene come garantire l’ordine pubblico. «Finché non si comincerà a sparare sarà sempre peggio», era per esempio l’indicazione fornita sulla chat della Giunta dall’Assessore Giancarlo Gabba.

Costui sarà poi rimasto senz’altro contento del come quella sua calorosa esortazione sia stata raccolta, un po’ di giorni dopo, dal collega di Giunta Massimo Adriatici, che ha riportato sicurezza nella città ammazzando con un colpo di pistola un fastidioso “negro” invadente.

Potevano i Fratelli d’Italia lasciare ai cugini della Lega l’esclusiva dell’indignazione un tanto al chilo? Naturalmente no. Così, mentre Renzi s’è limitato alla consueta esternazione come da mansionario, a menare smazzolate ci ha pensato il neofita meloniano Rufo Spina, esponente di secondo piano del “sovranismo fighetto”, uno che si intuisce passi qualche ora al giorno davanti allo specchio, ad allenarsi a fare la faccia truce.

Quel drammatico episodio, secondo lui «rappresenta la naturale conseguenza del lassismo in materia di sicurezza di questa amministrazione che ha pure il coraggio di presentare come candidato sindaco l’assessore che avrebbe dovuto vigilare e prevenire questi episodi». Un po’ come dire “ma dov’era a bighellonare a quell’ora Jamil, invece di starsene sul Metromare a badare il somalo accoltellatore?”

Mi scappa una domanda: ma se quell’individuo, anziché iniziare la sua turpe impresa appena entrato in territorio riminese, l’avesse fatto qualche minuto e qualche metro prima, ancora entro il confine di Riccione, dove peraltro momentaneamente risiedeva dopo aver girovagato per mezza Europa, la verbosa aggressione di Rufo Spina avrebbe colpito non Gnassi ma la Tosi? E Morrone avrebbe forse organizzato la sua ornamentale fiaccolata contro la sua donzelletta riccionese, assessora alla sicurezza?

Chi in quell’occasione se l’è cavata con molto meno è stato Ceccarelli, che il centrodestra ha prelevato da Bellaria per candidarlo a sindaco di Rimini.

Certo che il povero Ceccarelli è proprio bersagliato dalla sfortuna, non gliene va bene una. Prima gli è venuta una pensata: “Osta però, non starebbe mica male un casello autostradale alla Fiera”.

Detto fatto, se ne esce con una solenne dichiarazione alla stampa, assicurando che non appena eletto sindaco chiamerà autostrade per prospettare quella sua invenzione. Peccato che subito dopo la Vicesindaca Frisoni lo ridicolizzi, informandolo che quella richiesta è già stata fatta dall’attuale Amministrazione.

E che dire dell’increscioso svarione in cui è incappato qualche giorno dopo? Siccome del Centro Storico a lui interessa solo la riapertura al traffico del Ponte di Tiberio, il suo tempo lo passa a consolare le periferie, vilipese dalla Giunta Gnassi. Si è così avventurato in direzione nord e, appena trovato un “ghetto” di case, ha cominciato ad arringare un gruppetto di persone.

Ma quel giorno il poveretto s’era scordato a Bellaria la mappa di Rimini, tuttavia all’improvvisato uditorio pareva brutto interromperlo; così solo alla fine della sua concione hanno potuto informarlo che si trovava a Santarcangelo.

Post Scriptum

Che dire infine della lista 3V? Direi che si tratti semplicemente dell’ingresso in politica dell’imbecillità no-vax.
«Primum, non nocēre», è il suo pagliaccesco slogan, che i no-vax debbono rivolgere a se stessi, visto che è la loro presenza non solo a nuocere, ma addirittura ad arrivare a minacciare la vita stessa delle altre persone.
«Spira nell’aria un vento di cambiamento», gongola il loro boss locale. Che si riferisca alle masnade di nazifascisti, camorristi e delinquenti comuni che trovano graziosa ospitalità nella mandria no-vax?
Forse che, per questo, 3V significhi Vostra Velenosa Viltà?

Nando Piccari

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