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“Comune di Rimini non rispetta legge accesso agli atti”

Nel corso del 2020 è stato effettuato un intervento di ristrutturazione di un edificio che confina direttamente con la mia proprietà. Per essere più chiari, abbiamo un muro perimetrale in comune.

Nel corso di tale intervento si sono verificati alcuni danni nelle stanze della mia abitazione che confinano con l’edificio di cui sopra.

Ho perciò chiesto al Comune di Rimini di prendere visione dell’intervento edilizio che è stato svolto, non tanto ai fini della valutazione del danno da me subito (ancora non risarcito), ma per valutare la consistenza e l’ampiezza delle opere svolte.

Non solo, sullo stesso lotto esiste, sempre a diretto confine con la mia proprietà, un manufatto di origine abusiva, che si suppone condonato, di cui non conosco né la legittimità, né la destinazione d’uso.

Ebbene, per tre volte nel corso del 2020 e del 2021, il Comune di Rimini mi ha negato l’accesso agli atti relativi a questo immobile e alle opere svolte su di esso; l’ultimo diniego è dei giorni scorsi.

Si sostiene, da parte degli uffici comunali, che non avrei interesse legittimo a conoscere quei documenti.

Più precisamente il Comune ha motivato in questo modo: “…si comunica che l’istanza di accesso relativa alla pratica reg. 485/2020, deve essere rigettata considerata la motivata opposizione del controinteressato e la mancanza dell’interesse specifico richiesto dall’articolo 22 della legge 241, in quanto dagli atti al fascicolo non emergono elementi che incidono sulla proprietà confinante ne’sull’asserito muro di confine.”

La posizione del Comune appare assurda e illogica, ma soprattutto gravemente sbilanciata a favore di una delle due parti. Mentre, ovviamente, il Comune deve avere una posizione equa e super partes.

I vari dinieghi sono stati motivati come sopra (quello riportato è l’ultimo) e due sono le motivazioni. Per quanto riguarda l’articolo 22 della legge 241/90, esso richiede che il richiedente abbia “un interesse diretto concreto e attuale”. Per quanto già detto ritengo di possedere pienamente questi requisiti. Per quanto riguarda la “motivata opposizione del controinteressato” viene sposata acriticamente la posizione dei vicini proprietari dell’immobile, i quali continuano a sostenere che, “neppure potenzialmente” i lavori svolti interessano la mia proprietà.

Ciò è così poco vero che quelle opere edilizie hanno procurato danni evidenti alla mia abitazione, constatati e ammessi anche dall’impresa che ha svolto i lavori. Evidentemente il principio di non contraddizione non fa parte delle conoscenze di queste persone.

Il guaio è che il Comune dando un’interpretazione esclusivamente formalistica delle opere comunicate/autorizzate, si è accodato a questa posizione non veritiera.

L’ente pubblico non può ostacolare e ostruire l’accesso agli atti amministrativi, si tratta di un esercizio democratico e pienamente legittimo da parte del cittadino che la legge chiama “diritto di accesso”.

Si vuole forse costringere il cittadino a rivolgersi al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) per avere dei documenti che riguardano i propri legittimi interessi? Penso sia chiaro a tutti quale aggravio di tempi (mesi se non anni) e di costi (migliaia di euro) comporti rivolgersi alla giustizia amministrativa per avere quel che il Comune mi avrebbe dovuto dare da mesi e senza costi (se non le banali spese vive delle fotocopie).

La legge 241 del 1990 che disciplina l’accesso agli atti della pubblica amministrazione, è nata per favorire la conoscenza degli atti pubblici, non per impedire questo esercizio legittimo da parte del cittadino: è in gioco un pezzo di democrazia, ovvero il rapporto trasparente e non arbitrario con la pubblica amministrazione.

Diego De Podestà

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