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Comuni uniti, cosa ci guadagnamo?

Le fusioni fra Comuni stanno andando avanti, alcune sono state già realizzate, per altre fra breve si svolgeranno i referendum.
Ma perché è bene che i piccoli Comuni si uniscano fra loro? Che vantaggi concreti arrivano ai cittadini? Insomma, cosa ce ne viene in tasca?
Ce ne viene tanto e tanto altro si risparmia.

  • Servizi migliori per i cittadini e uguali per tutti.
  • Sgravi fiscali e tariffari.
  • Minori spese nella gestione burocratica e negli apparati.
  • Minori costi della politica, con accorpamento Sindaci, Giunte e Consigli e commissioni.
  • Maggiori e cospicui investimenti per lo sviluppo.

Tutto questo valorizzando le tipicità e le identità, senza rinunciare al mantenimento dei Municipi, della rappresentanza territoriale e del diritto di tribuna per le minoranze.
Tutto ciò è reso possibile dagli ingenti contributi regionali e statali e per le premialità e agevolazioni normative previste dalle leggi regionali e nazionali.

Solo teoria? Niente affatto. Basta andare a verificare cosa è successo laddove le operazioni di fusione da noi sono già state fatte:

Poggio Torriana
Superficie 35 Km quadrati, 5.000 residenti. Contributi regionali: 115 mila euro annui per la durata di 15 anni e un ulteriore contributo straordinario in conto capitale di 120 mila euro all’anno, a titolo di compartecipazione alle spese iniziali, della durata di tre anni. Contributi statali: 172 mila euro all’anno per 10 anni. L’istituzione del Comune di Poggio Torriana non priva i territori montani dei benefici e degli interventi per la montagna stabiliti dall’Unione europea e dalle leggi statale e regionali.

Montescudo-Monte Colombo
Superficie 32 km quadrati, 6800 residenti. A decorrere dal 1^ gennaio 2016. Contributo regionale: 92 mila euro all’anno, per la durata di 15 anni e un ulteriore contributo annuale in conto capitale, a titolo di compartecipazione alle spese iniziali, di 120 mila euro all’anno, per i primi tre anni. Contributi statali: 235 mila euro all’anno per un decennio.

Ed ecco cosa succederà dove le fusioni sono in cantiere:

Saludecio – Mondaino – Montegridolfo
Superficie 61K mq, 5500 residenti. A decorrere dal primo gennaio 2017. Contributo regionale: 140 mila euro all’anno, per la durata di quindici anni e un ulteriore contributo straordinario annuale in conto capitale, a titolo di compartecipazione alle spese iniziali, di 150 mila euro per i primi tre anni. Contributi statali: 190 mila euro per dieci anni.

Morciano di Romagna – San Clemente – Gemmano
Superficie 44,99 Km quadrati, 14.000 abitanti. Contributo regionale stimato: 356 mila euro all’anno per la durata di 15 anni e un ulteriore contributo straordinario annuale in conto capitale, a titolo di compartecipazione alle spese iniziali, di 381 mila euro per i primi tre anni. Contributi statali stimati: 483 mila euro per 10 anni.

Inoltre, per i comuni nati da fusioni sono previste le seguenti agevolazioni:
Ulteriori margini di indebitamento
• Esenzione oneri fiscali per il trasferimento del patrimonio
• Sblocco tourn-over
• Mantenimento documenti
• Mantenimento codici postali
• Misure per la partecipazione e il decentramento dei servizi
• Al nuovo comune si applicano tutte le norme di maggior favore previste per i comuni sotto 5.000 ab.
• Esenzione Patto stabilità
• Possibile mantenimento tariffe differenziate.
• Acquisti senza CUC per i primi tre anni.

valconca2018

Il primo gennaio 2016 sono nati in Emilia-Romagna 4 Comuni da fusioni, al posto dei 10 preesistenti: Ventasso (Re), Alto Reno Terme (Bo), Polesine Zibello (Pr) e Montescudo-Monte Colombo (Rn). Questi si sono aggiunti ai primi 4 nuovi Comuni unici istituiti in precedenza: Valsamoggia (Bo), Fiscaglia (Fe), Sissa Trecasali (Pr) e Poggio Torriana (Rn).
Grazie alle fusioni in Emilia-Romagna vi sono attualmente 334 Comuni (erano 348 nel 2013). Ad oggi sono 6 gli iter legislativi di fusione in corso (che coinvolgono 16 Comuni in totale) e oltre 50 gli Enti in cui sono stati avviati dibattiti per nuovi processi di fusioni. Per ciò che riguarda i contributi ammontano a 10,8 milioni (di cui 3,1 della Regione) i contributi totali a disposizione nel 2016 per tutti gli 8 Comuni nati da fusione. Inoltre, sono previsti 15,8 milioni (di cui 8 regionali) anche per le Unioni dei Comuni in Emilia-Romagna.

Nel resto d’Italia, particolarmente attiva nelle fusioni è la Regione Trentino – Alto Adige (o meglio, le Province autonome di Trento e Bolzano, che solo quest’anno hanno fatto nascere per accorpamento  17 Comuni), ma molte operazioni si sono realizzate dal 2014 in poi anche in Lombardia, Toscana, Veneto, Piemonte, Friuli – Venezia Giulia, Marche. A parte quest’ultima, come si vede, ancora nessuna fusione si è realizzata nelle Regioni centro-meridionali e nelle isole.

Riziero Santi

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