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Concessioni balneari. Le Regioni scaricano sul Governo la legittimità della proroga al 2033

La conferenza unificata delle Regioni ha approvato all’unanimità un documento sull’estensione della proroga delle concessioni demaniali fino al 2033.

In particolare le Regioni lamentano che le norme approvate dal Parlamento sulla proroga “hanno determinato, come più volte già rappresentato in sede di Conferenza Stato-Regioni, rilevanti problemi applicativi a Regioni e Comuni nell’esercizio delle proprie funzioni sulle aree demaniali marittime; difficoltà e contraddizioni determinate non solo dall’assenza a tutt’oggi di indirizzi univoci per garantire un’omogenea e uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale, ma anche dal consolidarsi di un orientamento giurisprudenziale che sancisce in via generale l’illegittimità di una normativa, già più volte reiterata, sulle proroghe ex lege delle concessioni demaniali marittime, in quanto ritenuto confliggente con il diritto eurounitario, con la necessità di una disapplicazione della normativa medesima anche ad opera degli organi amministrativi dello Stato, con i conseguenti profili di responsabilità”.

Le Regioni auspicano: “L’esigenza non più rinviabile di una riforma organica dell’intera materia delle concessioni demaniali marittime, anche al fine di dare certezza a tutti gli operatori del settore”.

Un auspicio appunto, ma senza definire nel merito cosa significhi dare certezza agli operatori e senza fare nessun riferimento alle norme Europee.

Le Regioni ritengono che i pronunciamenti giuridici che hanno disapplicato la proroga non possono essere riferiti a questa fase di emergenza pandemia che ha la “necessità di “contenere i danni, diretti e indiretti, causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19”, non può che riconoscere il beneficio eccezionale e straordinario dell’estensione temporale a tutte le tipologie di concessioni demaniali, con una portata generale e onnicomprensiva, senza ingiustificate differenziazioni e conseguenti disparità di trattamento”.

Per questa ragione si chiede al Governo “l’emanazione entro e non oltre il 30 novembre 2020, nelle forme ritenute opportune, di uno o più atti che chiariscano in via definitiva la piena vigenza del regime di proroga e di portata applicativa della disciplina a tutte le concessioni demaniali marittime e delle acque interne, nei termini di cui in narrativa del presente ordine del giorno”.

Da una prima lettura la richiesta appare almeno inusuale. Infatti la legge approvata dal Parlamento italiano è chiara. E per altro ribadita anche in recenti decreti legge approvati sempre dal Parlamento. Pensare che una circolare, oppure una direttiva, dei ministeri del turismo o dell’economia possano rendere legittima una norma che è in contrasto con le leggi Europee, è semplicemente un’dea priva di ogni fondamento giuridico.

Inoltre, legare la proroga di 13 anni alla pandemia appare una forzatura evidente. Il Parlamento ed il governo dovrebbero approvare una legge di riordino complessivo della materia e dare tre anni per l’adeguamento alle nuove norme. Esattamente come ha fatto il sindaco di Lecce.  Questa l’unica soluzione possibile. Tutto il resto aumenta la confusione e l’incertezza tra gli operatori.

Il documento approvato dalle Regioni

Maurizio Melucci

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