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Concessioni demaniali, prendere esempio dal comune di Lecce che proroga per soli tre anni

Qualcosa si sta muovendo nella galassia delle gestioni delle spiagge italiane. Come è noto entro il 31 dicembre i Comuni debbono procedere alla proroga delle concessioni fino al 2033 in base alla legge 145/2018.

Proroghe che continuano da anni ed hanno sortito solo l’effetto di bloccare gli investimenti nel balneare italiano ed aumentare i contenziosi e le sentenze per il mancato rispetto delle norme europee. Qualcosa si sta muovendo.

E’ dei giorni scorsi la riflessione dell’avvocato Bartolo Ravenna su Mondo Balneare: “Per quanto giuste e apprezzabili, le estensioni delle concessioni demaniali marittime hanno creato molta incertezza. Per gli imprenditori è il momento di concordare un riordino generale del settore: ne va della loro sopravvivenza”. L’avvocato Ravenna è esperto in demanio ed ha seguito la vertenza dei pertinenziali per conto del Coordinamento Nazionale.

Più interessante è la decisione del Comune di Lecce. La Giunta leccese ha approvato una delibera di indirizzo con la quale ai concessionari balneari, si prospetta la possibilità di beneficiare di un orizzonte temporale di tre anni attraverso una proroga tecnica delle concessioni, per continuare a programmare ed esercitare l’attività forti di un regolare titolo edilizio.

L’orizzonte dei tre anni è stato fissato in delibera guardando alla scadenza dell’attuale legislatura parlamentare. Si sono moltiplicate, infatti, negli scorsi mesi, le voci di annuncio di un complessivo riordino della materia delle concessioni balneari. L’auspicio, espresso in delibera, è che il legislatore possa, da qui al 2024, intervenire per superare le incertezze e i conflitti con la legislazione europea che rendono ad oggi inapplicabile la proroga automatica disposta dalla legge 148/2019. La proroga tecnica, infatti, non sarebbe confliggente con l’esecutività di eventuali mutamenti del quadro normativo vigente in tema di concessioni balneari che dovessero intervenire nei prossimi tre anni.

Aggiunge l’amministrazione comunale di Lecce: “le proroghe ex lege sono in contrasto con il diritto unionale e non garantiscono libero accesso alle attività di impresa legate agli usi balneari. Lo hanno ribadito numerose sentenze e una importante nota del Ministero delle infrastrutture. Un’emergenza che alimenta da molto tempo incertezza; incertezza per gli attuali balneari e gli outsiders, incertezza gestionale per i comuni che amministrano ambiti costieri.”

Una scelta coraggiosa che si è già portata dietro gli strali dell’ex ministro Centinaio della Lega responsabile della proroga e di aver proposto soluzioni in contrasto con il diritto comunitario dell’Europa creando aspettative tra gli attuali concessionari del tutto fuori luogo.

Una scelta che ritengo corretta e che andrebbe fatta anche dai nostri comuni costieri. Non è pensabile proseguire con altri 13 anni di cause, ricorsi, contenziosi inibendo investimenti veri sui nostri arenili.

La contraddizione appare ancora più stridente laddove le amministrazioni comunali sta facendo interventi di riqualificazione dei lungomari come a Rimini.

Questa battaglia di modernità, di superamento di posizioni di privilegio ed al tempo stesso di salvaguardia della peculiarità del nostro sistema di micro imprese di gestione dei nostri arenili spetta alla politica ed in particolare al centro sinistra superando posizioni da sempre sbagliate, a mio parere, sulle concessioni demaniali turistiche. L’innovazione di cui abbiamo bisogno, a maggior ragione dopo la pandemia, passa attraverso rotture con il passato e consuetudini che frenano lo sviluppo.

Maurizio Melucci

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