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Concessioni demaniali: il governo scarica sui comuni la responsabilità della proroga

Continua la confusione sulle concessioni demaniali. Dopo l’approvazione nella legge di bilancio della proroga di 15 anni delle concessioni demaniali turistiche,  non è stato ancora deciso chi deve estendere la concessione agli operatori balneari sino al 2033.

Non si tratta di un dettaglio. Infatti la proroga rischia di essere oggetto di ricorsi e di una procedura di infrazione Europea. Come è noto vi sono numerose sentenze della Corte Costituzionale Italiana ed una sentenza della Corte di Giustizia Europea che si sono espresse contro l’estensione automatica di autorizzazioni esistenti (senza dunque una procedura di selezione) in quanto viola la direttiva del 2006, oltre che il Trattato Ue.

Ora la confusione arriva anche dalle Regioni. La Regione Abruzzo  è intervenuta con una determina datata 22 gennaio, “che approva anche un modello facsimile che i titolari di concessione marittima dovranno presentare ai Comuni di appartenenza per certificare l’acquisizione della volontà da parte dei concessionari ad accedere all’estensione della durata delle concessioni per 15 anni a far data dal 31 dicembre 2018. In un incontro con le associazioni del settore, la Regione Abruzzo si è assunta anche l’impegno a trasferire questo orientamento a tutte le Regioni italiane.

La riunione è avvenuta a Roma, convocata dalla Regione Liguria (coordinatrice delle regione sul demanio), ma il risultato è stato molto diverso da quello impostato dalla Regione Abruzzo: ” Nella riunione che si è tenuta a Roma tra Regioni e Ministero del Turismo è stato chiarito che non sono le Regioni a dover emettere atti amministrativi per estendere direttamente le concessioni balneari ma i Comuni, riferisce l’assessore regionale ligure Marco Scajola, coordinatore dell’incontro.

Posizione quanto meno “curiosa”. Infatti i Comuni, in molte Regioni compresa l’Emilia Romagna, gestiscono per la parte amministrativa le concessioni demaniali turistiche su delega delle Regioni. Ora appare evidente che il passare il tutto ai Comuni significa evitare contenziosi su scala regionale. Non solo. La mancata applicazione di sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea è demandata ai dirigenti comunali che potrebbero rischiare in prima persona anche una procedura per danni erariali alla Corte dei Conti. Infatti la mancata procedura di evidenza pubblica ed il mancato adeguamento dei canoni portano ad un blocco degli attuali introiti per lo Stato, molto bassi rispetto al mercato ed ai profitti realizzati.

La proroga di 15 anni, come era facile prevedere, non rassicura nulla e tanto meno fa ripartire gli investimenti. In realtà il settore balneare viene lasciato nell’incertezza più assoluta  per molti altri anni,

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