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Concessioni di spiaggia. Il Governo non interviene, rimane la confusione normativa

Non c’è stata nessuna discussione sulle concessioni balneari nel Consiglio dei Ministri di oggi, giovedìm29 aprile. La norma non è mai stata contemplata nel decreto legge proroghe approvato poche ore fa, perché il governo, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, sta in realtà pensando ad una norma ponte sulle spiagge.

L’Italia, sulle concessioni di spiaggia, è stata messa in mora (anticamera della procedura di infrazione) dall’Unione Europea  dal dicembre 2020, sei mesi dopo che il governo Conte, con il decreto rilancio, aveva prorogato le concessioni balneari fino al 2033.

Tanto che i Tar, Consiglio di Stato, Autorità per la concorrenza hanno suonato la sveglia, ricordando ad alcuni Comuni che Bruxelles chiede all’Italia di recepire la direttiva Bolkestein. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), sul tema, non c’è una riga specifica se non un richiamo alla procedura di bando per tutte le concessioni.

In attesa di una riforma delle concessioni, spiegano fonti di governo, si sta pensando a una norma ponte, che faccia però espressamente riferimento a una riforma di sistema, che rimetta l’Italia sui binari giusti.

Difficile allo stato attuale conoscere su quali basi giuridiche potrebbe basarsi una norma ponte. Si ricorda infatti che le sentenze dei vari Tar e Consigli di Stato e Autorità della concorrenza fanno riferimento ad una legge approvata dal Parlamento italiano. Una norma ponte, per superare l’estate aumenterebbe confusione alla già confusa situazione attuale. Cosa diversa se il Governo pensa di presentare una legge delega per riorganizzare tutta la materia delle concessioni balneari sulla base delle norme europee. In questo caso le difficoltà sarebbero tutte politiche. Una parte importante dei partiti che sostengono il governo Draghi da anni segue la linea che le concessioni demaniali turistiche debbano uscire dalla direttiva servizi. Proposta impraticabile ma che serve ai fini elettorali.

Lo stesso ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, ha spiegato che “non serve alcuna proroga perché esistono già due norme: una per la proroga al 2033 e un’altra che congela le concessioni per il Covid”. Per l’esponente leghista si tratta di “un falso problema. Poi in Italia è tutto più complicato perché c’è chi interpreta le norme, ma questa è un’altra questione. Se necessario, si potrà fare una interpretazione autentica di norme già esistenti, ma l’unica cosa certa è che l’estate è tranquilla per tutti, gestori e utenti”.

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