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Concessioni di spiaggia nel caos totale. Tra sentenze della magistratura e legge delega ferma

Sulle concessioni demaniali, ogni giorno che passa, aumentano gli interventi della magistratura (Cassazione, Tar e Consulta) ed aumenta la più totale confusione.

Mentre è ferma in Parlamento la legge che delega il Governo a riordinare la materia delle concessioni demaniali sommersa di emendamenti (oltre 200) e sotto il “fuoco” di sbarramento dei partiti del centro destra e di alcuni sindacati di base fortemente contrari a qualsiasi ipotesi di evidenza pubblica se non a conclusione di un “congruo” periodo di transizione (30/50 anni), la Magistratura e la Consulta intervengono sulla materia in modo netto.

La Corte Costituzionale ha reso pubblica  la sentenza del 7 luglio 2017, con la quale ha dichiarato illegittima una parte della legge regionale della Toscana. In particolare è stata cancellata la parte fondamentale della legge Toscana. Quella degli indennizzi. Su questa sentenza entreremo nel merito nei prossimi giorni.

Il Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi ha impugnato analoga legge della Regione Abruzzo. Anche in questo caso il rischio (la certezza) di un’altra bocciatura da parte della Corte Costituzionale per conflitto di competenza.

Nelle settimane scorse era toccata stessa sorte anche alla legge regionale del Friuli Venezia Giulia.

La motivazione del Governo è sempre la stessa e molto chiara: «alcune norme riguardanti le concessioni demaniali marittime eccedono dalle competenze statutarie e invadono la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile, di rapporti con l’Unione europea e di tutela della concorrenza, di cui all’articolo 117 della Costituzione».
Non si possono fare leggi che contrastano con le norme europee e non si possono fare leggi fai da te su base regionale.

Era già successo nel passato (2008 governo Berlusconi) quando furono impugnate le leggi regionali che prorogavano le concessioni di 25 anni a fronte di investimenti. Tutte le norme delle Regioni Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo e Marche furono bocciate dalla Corte Costituzionale.

Evidentemente la lezione di diritto legislativo ed europea non è stata sufficiente. Forse è meglio dire che a livello locale si preferisce fare leggi che non tengono alla prova del diritto piuttosto che affrontare il problema seriamente.

Sta di fatto che aumenta la confusione e l’incertezza.

Sulla materia delle spiagge interviene anche la Cassazione con una sentenza pubblicata qualche giorno fa ha stabilito.” Le strutture funzionali all’attività balneare, purché di facile amovibilità, possono essere mantenute per l’intero anno sia su zona demaniale e sia su area privata per effetto della legislazione regionale della Puglia, specifica, e conseguentemente l’omesso smontaggio a fine ottobre non costituisce reato”.

In questo caso la Corte di Cassazione ha confermato il dispositivo di una legge della Regione Puglia che, appunto, dava la possibilità di mantenere le strutture amovibili sulla spiaggia tutto l’anno.

La cosa curiosa non è la sentenza ma bensì il commento del SIB – Sindacato Italiani Balneari- «Si tratta di una sentenza da portare come esempio nelle altre Regioni affinché anche in loco si proceda a promulgare una legge regionale simile a quella della Puglia in ordine alla non rimozione delle strutture balneari alla fine della stagione estiva».

In Emilia Romagna ed in molte altre Regioni,  sono decenni che le strutture di facile rimozione (leggi cabine) non vengono smontate durante l’inverno. Era la Regione che avrebbe dovuto copiare (da tanto tempo) e non il contrario.

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