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Confesercenti Rimini: “’Emergenza senza precedenti, dobbiamo cambiare tutti mentalità”

Chiamamicitta.it dopo l’intervista a Davide Ortalli, direttore di CNA Rimini, a Enrica Cavalli Presidente di Banca Malatestiana prosegue il giro di opinioni fra i responsabili dei vari settori economici della nostra area provinciale in questa fase particolarmente difficile. Questa volta la parola a Mirco Pari, Direttore di Confesercenti Rimini

Nato a Rimini 62 anni fa, laurea in sociologia, Pari è in Confesercenti praticamente da sempre. Ha iniziato nel 1987 ricoprendo diversi incarichi, anche a livello nazionale. Direttore di Confesercenti Provinciale di Rimini dal 1996. E’ stato componente del C.d.A della Fiera di Rimini per molti anni e successivamente presidente del Centro Agroalimentare Riminese per tre mandati.

Confesercenti si avvia a compiere 50 anni di vita all’inizio dell’anno prossimo. E’ una consolidata presenza nelle nostre realtà fra gli operatori economici delle piccole e medie imprese, nei diversi settori.

Parto da questa premessa per chiederti quanto peserà l’effetto lockdown di questi mesi sul sistema imprenditoriale riminese. La Confesercenti è stata in grado di far fronte all’emergenza ed assistere i suoi associati?

«L’effetto lockdown, come è stato più volte ripetuto da economisti e imprenditori, avrà un pesante effetto sull’economia mondiale, e l’Italia che è stata tra i pochi paesi ad applicare con un certo rigore il blocco delle attività produttive e tra le ultime a riaprire, faticherà moltissimo a tornare alla normalità. Le previsioni economiche e le recenti considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia sono piuttosto chiare. Sono di questi giorni le stime dell’ISTAT che parlano di una riduzione del PIL del 8,6%, ma altre fonti parlano di riduzioni più severe. Gli effetti si abbatteranno sul livello di occupazione destinato a diminuire, insieme ad un impoverimento complessivo del nostro tessuto economico e sociale.
In questo contesto l’economia riminese orientata al turismo e all’ospitalità, sta pagando un prezzo altissimo. A Rimini il turismo rappresenta direttamente circa il 30% dell’economia complessiva, se poi aggiungiamo i settori dei servizi e della produzione rivolta al turismo, il conto è presto fatto».

«Da marzo in poi sono sospese tutte le attività, abbiamo perso tutti gli eventi fieristici e congressuali, manifestazioni sportive e grandi raduni. Il turismo è fatto di contatti umani, di piacere di stare insieme, di relazioni, scoperta dei luoghi e mobilità. Ecco, tutto questo improvvisamente è stato sospeso. Ora è iniziata la ripresa, il ritorno alla normalità, ma come dicevo prima il danno è notevole, soprattutto per le imprese più strutturate, organizzate con più dipendenti, oppure per quelle con un livello di indebitamento precedentemente sostenibile, ma divenuto più problematico ora. Non è pensabile di tenere aperto un albergo o un ristorante per lavorare al 20% del potenziale, lo si fa solo per non perdere definitivamente quote di mercato difficilmente recuperabili».

«La Confesercenti come il resto delle associazioni di rappresentanza è stata travolta dagli eventi, improvvisamente è stata imposta la chiusura che si è trasformata in una iniziale barriera tra noi ed i nostri associati. In realtà dopo i primi momenti di incertezza ci siamo organizzati con il lavoro a distanza (smart working) e la consulenza telefonica con linee dedicate. Questo ha comunque comportato uno sforzo notevole, perché ha impegnato gran parte dei dipendenti ad un lavoro continuo in tutte le ore del giorno. Si trattava di capire la situazione normativa in continua evoluzione, con i numerosi DPCM, Ordinanze Regionali e Protocolli Sanitari, spesso poco chiari nei significati applicativi, e la complessità delle procedure di cassa integrazione in deroga per le numerose imprese. Il nostro patronato ITACO ha lavorato praticamente senza sosta».

«Dall’altra parte dovevamo continuare a fornire i servizi e gli adempimenti ordinari, sia contabili che di amministrazione delle paghe, che come tutti sanno, non sono stati sospesi. Direi che con grande professionalità e spirito di sacrificio, i nostri collaboratori sono riusciti a far fronte all’emergenza. In questi giorni sta riprendendo gradualmente anche il CESCOT il nostro ottimo centro di formazione, che da metà marzo ha dovuto sospendere totalmente i corsi».

Quali sono i settori più in difficoltà nel riminese? E per quali motivi? Quali le ripercussioni sull’occupazione? L’attività lavorativa delle tue aziende è ripresa completamente, in parte o per nulla?

«Sono molti i settori in difficoltà nel riminese, come dicevo in premessa, quelli legati al turismo e al divertimento, la ristorazione, ma anche il commercio non alimentare e soprattutto i mercati ambulanti, gli ultimi ad aver riaperto. Gli alberghi stanno riaprendo adesso, alcuni lo faranno in luglio, pochissimi non apriranno. Le spiagge sono aperte praticamente per i riminesi. Le prenotazioni vanno a rilento, tutto si sta muovendo in questo momento con molta cautela. La gente deve riprendere la vita normale, i redditi delle famiglie hanno subito un duro colpo, prevale la prudenza e la paura. In queste condizioni le vacanze, ma anche i consumi e lo shopping passano in secondo piano. L’occupazione segue il passo, in questi giorni le imprese stanno assumendo il personale che avrebbero assunto due mesi fa, mediamente siamo al 40%, forse nel corso della stagione, se va bene, arriveremo al 60% della stagione precedente. Difficile prevedere incrementi per il resto della stagione. Speriamo di recuperare in agosto e settembre, magari recuperando alcuni dei grandi eventi che erano stati programmati per l’estate. Un’altra boccata di ossigeno potrebbe arrivare dal bonus vacanza, se fosse congegnato meglio».

Si è finalmente sbloccato l’accesso al credito presso le banche riminesi per gli le piccole e medie imprese riminesi secondo quanto previsto dagli ultimi provvedimenti del Governo?

«L’accesso al credito resta uno dei punti critici del nostro sistema economico, dalla richiesta all’erogazione passano tempi non compatibili con le esigenze delle imprese. All’apparenza pare tutto semplice, ma nei fatti ci sono molte procedure burocratiche da superare. Le banche non sono tutte uguali nell’istruttoria delle pratiche, e nella concessione delle garanzie. Alcune piccole banche faticano per mancanza di personale. In generale vi è una mole di lavoro enorme da smaltire. Il Fondo centrale di garanzia dello Stato, da metà marzo ad oggi ha ricevuto 555.000 richieste, contro le 124.000 dell’intero anno precedente, nella nostra provincia le domande presentate ad oggi sono state 4.825 per un importo complessivo di 182.000 milioni di euro. Intanto le imprese soffrono».

Il Governo negli ultimi provvedimenti economici ha previsto interventi specifici per le piccole e medie imprese?

«Il Governo ha previsto una serie di interventi per sostenere le imprese, il bonus di 600 euro, verrà sostituito con un contributo a fondo perduto per le imprese che hanno avuto una riduzione del fatturato di oltre 1/3 rispetto l’anno precedente. Tasse e contributi sono slittati a metà settembre, il saldo e la prima rata IRAP cancellata. Ma ci aspettiamo ulteriori interventi sull’estensione del credito di imposta per le ristrutturazioni delle attività con gli emendamenti che speriamo verranno accolti».

Qual è il giudizio della tua associazione sulla gestione dell’emergenza sanitaria del Covid19 e sui provvedimenti economici presi dal Governo?

«Un giudizio finale lo potremo esprimere solo alla fine poiché stiamo parlando di un’emergenza senza precedenti nell’epoca moderna, i cui effetti hanno coinvolto tutta la società civile ed economica. Penso che il Governo, sia sul piano sanitario che su quello economico, abbia messo a disposizione tutte le risorse disponibili, ed abbia agito sul fronte europeo per ottenere il necessario sostegno economico per fronteggiare gli effetti della pandemia. Non era facile in un momento dominato dalla paura, proteggere la salute dei cittadini e nello stesso tempo salvaguardare il tessuto produttivo. Non ci soddisfa la gestione della cassa integrazione in deroga, che viene liquidata ai dipendenti dopo due o tre mesi, così come non ci soddisfano i tempi lunghi per ottenere la liquidità alle imprese. Ed ancora una volta, i paesi europei sono andati in ordine sparso sulla gestione della crisi sanitaria, depotenziando di fatto l’azione comune dell’Unione Europea».

La pandemia di Covid19 sta cambiando molte cose nel nostro Paese, e non tutte per il meglio. Il rischio di una recessione economica nei prossimi mesi è fortissima. Le piccole e medie imprese come si stanno preparando a far fronte a questo difficile momento?

«Difficile rispondere a questa domanda, ci sono troppi fattori in gioco. Se ad esempio il PIL quest’anno dovesse ridursi del 10%, ciò comporterebbe una riduzione della ricchezza di circa 180 miliardi, al netto del sommerso, una somma enorme che i consumatori non potrebbero più spendere. La pandemia sta cambiando molti dei paradigmi a cui eravamo abituati, ormai è certo che la recessione sarà globale, ma non toccherà tutti i paesi nello stesso modo, e neppure tutti i settori dell’economia. L’enorme debito pubblico e la bassa crescita, rappresentano una zavorra per la nostra economia, perciò è bene dirlo subito che per l’Italia sarà molto difficile la ripresa. In questo momento predomina la prudenza, si pensa a far ripartire le imprese, c’è bisogno di liquidità, si è alla ricerca di un equilibrio per affrontare questa difficile stagione turistica. Il nostro paese ha davanti a sé una sfida difficilissima, deve cioè rimettere in moto l’economia, attraverso un processo di modernizzazione ed efficientamento per creare un terreno fertile per lo sviluppo delle imprese. Riduzione della pressione fiscale e della burocrazia, realizzazione di infrastrutture e lotta all’illegalità sono essenziali per affrontare questo momento critico».

«Bisogna essere consapevoli che comunque siamo il secondo paese manifatturiero in Europa, ed il primo paese al mondo per beni artistici e culturali, e questa è una buona base per ripartire, che andrebbe valorizzata al massimo della sua potenzialità. Dobbiamo cercare di fare funzionare meglio la macchina pubblica, e per questo è necessario un cambio di mentalità, una sensibilità diversa anche da parte delle imprese, bisogna ritrovare quel senso di appartenenza alla comunità, ma in senso aperto verso l’Europa, quello spirito che molti identificano con il periodo del dopoguerra, in cui forse tutti i cittadini erano più motivati a costruire un progetto comune».

«Da parte nostra vorremmo continuare attraverso la Confesercenti a costruire il processo di crescita e integrazione delle imprese, sia attraverso i nostri servizi, la consulenza, la formazione, sia rappresentando la categoria ai livelli istituzionali ma soprattutto incanalando questo grande bisogno, che si respira, di ricostruire il bene comune, attraverso una spinta che può venire solo da un cambio di mentalità, guidato da buoni sentimenti. Questo credo sia il modo migliore per passare attraverso uno dei momenti più critici della nostra storia che sicuramente finirà, per aprirsi al nuovo».

Paolo Zaghini

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