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Consiglio di Stato annulla la nomina del giudice Sonia Pasini

Il suo nome era finito citato nella chat di Luca Palamara. Ora il Consiglio di Stato ha annullato definitivamente la nomina a presidente della sezione penale del tribunale di Rimini del giudice Sonia Pasini. La nomina era stata fatta con una delibera del plenum del Csm il 6 giugno 2018. Il 4 agosto i giudici hanno accolto il ricorso di un altro magistrato che concorreva per l’incarico, Fiorella Casadei, sempre in servizio nel tribunale riminese.

Quella del giudice Pasini è una delle nomine di cui parlarono Palamara e un altro ex consigliere del Csm, Gianluigi Morlini, nelle chat agli atti dell’inchiesta perugina. Morlini scriveva a Palamara di Pasini dicendo che era uno dei nomi da tenere “sotto controllo” complimentandosi a vicenda per le nomine di Lucia Russo, Silvia Corinaldesi, Marco Mescolini e appunto Pasini.

Il Consiglio di Stato, che nella motivazione non fa, però, riferimento a queste conversazioni, pur essendo state depositate innanzi ai Giudici amministrativi, conferma la sentenza del Tar che annulla la delibera del Csm. Secondo i giudici del Tar del Lazio il Consiglio Superiore della Magistratura non avrebbe rispettato I parametri in base ai quali detti incarichi debbono essere conferiti  e che sono riconducibili al “merito” ed alle “attitudini”, i quali debbono confluire in un giudizio complessivo, integrato ed unitario.

Per la nomina della sezione Penale oltre a Sonia Pasini vi era anche un’altra candidatura, Fiorella Casadei. Il CSM ha valutato le due proposte passando poi al voto che ha visto prevalere Sonia Pasini per 17 voti favorevoli contro 5.

Secondo il Tar, “osserva, che la proposta “A” (Sonia Pasini) non rispetta i criteri indicati dalla Circolare del CSM n. P14858 del 28 luglio 2015 agli artt. 25 e 26.  Secondo quanto previsto da tali norme, infatti, il giudizio comparativo deve snodarsi in due passaggi essenziali:

  1. a) prima di tutto deve essere tracciato il profilo di merito e attitudinale di ciascun candidato, che deve essere il frutto di una valutazione integrata, e non meramente cumulativa, dei vari indicatori, attitudinali e di merito, e deve essere finalizzato a cogliere i tratti essenziali e specifici della relativa personalità professionale: a tal fine è evidentemente necessario, e richiesto dalla norma, come precisato dalla giurisprudenza sopra ricordata, che nei profili dei vari candidati si dia atto in maniera “analitica” delle varie esperienze professionali e degli indicatori attitudinali di ciascun candidato, e che tali dati vengano analizzati e valutati, non potendosi il profilo estrinsecare in una mera “rassegna”;
  2. b) la comparazione dovrà poi essere effettuata tra i profili così, globalmente tracciati, con la precisazione che in tale comparazione “speciale rilievo è attribuito agli indicatori individuati negli articoli da 15 a 23 …”, cioè agli indicatori specifici.

Queste le motivazioni dell’annullamento della delibera che ha accolto il ricorso di un’altra giudice del Tribunale di Rimini, Fiorella Casadei. Motivazioni confermate anche dal Consiglio di Stato

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