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Coraggiosa: “Riminesi sempre più poveri. Stagionali sottopagati e introvabili”

“In questi giorni siamo alle prese con due notizie preoccupanti per il territorio e per la città. La prima notizia è che i riminesi sono sempre più poveri, stando alle loro dichiarazioni dei redditi, la seconda è quella che le associazioni datoriali e imprese del turismo lamentano la difficoltà nel reperire personale per la stagione balneare in riviera”.

Per Rimini Coraggiosa entrambe le notizie nascondono qualcosa di più profondo e grave: “se i redditi medi dei nostri cittadini sono al di sotto delle medie regionali e nazionali ciò significa che nella nostra città si sta allargando la forbice sociale, fra i pochi che hanno tanto e i tanti che hanno poco, significa che il lavoro nella nostra città è meno retribuito che nel resto della regione e che come da sempre tutti sanno c’è molto sommerso e moltissima evasione”.

“Se veramente è così difficile trovare dai 5 ai 7 mila addetti nelle strutture turistiche, crediamo che le cause vadano ricercate nei salari sempre più bassi, nelle condizioni di lavoro sempre peggiori e precarie. Lavori sempre più flessibili, temporanei, saltuari ha portato a una miriade di tipologie di rapporti accomunati da un tratto comune: sempre più lavoratori precari, a chiamata, in appalto con l’utilizzo di personale non assunto direttamente dall’impresa ma fornito da terzi, contratti pirata, rapporti di lavoro registrati come part-time ma in realtà impiegati a tempo pieno, spesso chi viene da fuori è costretto a dormire in stanze non a norma nello stesso stabile, a mangiare pasti indecenti e a lavorare 13/14 ore al giorno e con ammortizzatori sociali n non esigili o dimezzati perché con rapporti di lavoro non in regola”.

Per Rimini Coraggiosa “è arrivato il tempo di una diversa e nuova narrazione sul lavoro e sui redditi dei riminesi, come i dati ci dicono, dire che è colpa del reddito di cittadinanza o dei sostegni legati alla crisi è come nascondere la testa sotto la sabbia.
Occorre cambiare modello di sviluppo e farlo uscire da questa storica e non più sostenibile ingiustizia sociale, rendere protagonisti giovani e donne in questi anni in fuga lavorativa dalla nostra città.
Occorre un rilancio del turismo, un turismo sostenibile da tutti i punti di vista deve essere fondato sulla qualità del prodotto e del buon lavoro, turismo che non può basare la propria competitività sull’abbattimento dei costi, ma da una diffusa cultura della regolarità e della legalità, dal sostenere la formazione per qualificare il lavoro e migliorare la qualità del servizio e del prodotto offerto nei nostri territori”.

 

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