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Rimini, scomparsa dell’architetto Domenico Elena. Il ricordo di Tomasetti

Ieri, martedì 14 novembre, è deceduto l’architetto Domenico Elena, già consigliere comunale dal 1980 al 1983 e assessore nella giunta guidata dal Sindaco Massimo Conti dal 1983 al 1984.

Il ricordo di Fabio Tomasetti:

Ho lavorato con Domenico 13 anni, dal 1996 al 2009, quando è andato in pensione. Ci siamo visti poche volte negli anni successivi per un pranzo o una cena di rimpatrio con altri colleghi-amici. Nel 2015 per mesi l’ho subissato di domande sul PIC, il Piano intercomunale riminese, di cui lui sapeva tutto essendo stato il principale collaboratore di Osvaldo Piacentini, il progettista coordinatore del PIC.

Rispondendo alle mie domande Domenico ha raccontato anche un po’ di se stesso, delle sue convinzioni, della sua storia riminese, professionale ed umana, con queste parole:
“E’ una storia un po’ lunga. Frequentavo la facoltà di architettura di Firenze e stavo preparando, insieme ad altri tre ragazzi una tesi di laurea su trasporti, accessibilità e territorio… Dopo alcuni mesi di lavoro ci eravamo impantanati e per sbloccare la situazione mi venne l’idea di chiedere un appuntamento al presidente dell’ Azienda municipale di trasporto pubblico di Bologna, il dott. De Brasi, che dimostrò grande disponibilità e mi consigliò di rivolgerci ai due massimi esperti in materia che lavoravano per la Regione: Giuseppe Campos Venuti e Osvaldo Piacentini della Cooperativa Architetti e Ingegneri di Reggio Emilia. Siccome Campos era praticamente irraggiungibile chiedemmo un appuntamento a Piacentini.

Così conoscemmo Osvaldo a Reggio Emilia, nella sede della Cooperativa CAIRE di cui era fondatore e punto di riferimento. Piacentini ci accolse senza problemi, e accettò di seguirci nella preparazione e conclusione della nostra tesi, che discutemmo nel 1973 con Edoardo Detti portando a casa quattro 110 e lode.
Qualche mese dopo Piacentini mi chiamò e mi propose di curare e realizzare tutte le analisi ed elaborazioni tecniche e cartografiche relative al PIC di Rimini. Iniziò così la mia collaborazione con Piacentini. Il lunedì mattina partivo da Firenze con la mitica “Freccia dei due mari” e stavo a Rimini tutta la settimana… Piacentini ogni settimana scendeva a Rimini e vi rimaneva un giorno intero per verificare come procedeva il nostro lavoro ed incontrare gli amministratori locali.
Io la mattina andavo nella sede del PIC, che era in piazza Cavour al primo piano di palazzo Garampi. Il mio lavoro consisteva principalmente nella lettura del territorio: le basi informative erano le relazioni geologiche, ove esistenti, dei piani comunali, e le foto aree a colori scattate appositamente per il PIC nel 1971-72… Lo scopo ultimo di tutte queste analisi del territorio era realizzare la cosiddetta “Carta degli scarti” che individuava tutte quelle parti del territorio che era bene escludere (scartare appunto) dai piani e processi di nuova urbanizzazione per problemi di sicurezza, ad esempio fenomeni di dissesto, frane, eccessiva pendenza, aree di golena dei fiumi, o per valori ambientali ed ecologici, ad esempio boschi o, per qualità ed importanza dell’uso agricolo in essere, ad esempio uliveti. Questa “Carta degli scarti” era il nostro contributo tecnico-scientifico ai comuni perché potessero operare consapevolmente le loro scelte urbanistiche.

La nostra lettura del territorio ci permetteva poi di valutare in base alle caratteristiche del suolo -in anni di esodo dall’agricoltura verso la costa turistica- quale poteva essere una sua corretta utilizzazione agricola, e conseguentemente stimare il congruo numero di attivi necessari…
Nella fase iniziale di impostazione del Piano ci fu grande partecipazione ma ad un certo punto il processo entrò in crisi perché alcuni Comuni, di fronte alla necessità di limitare il loro movimento entro confini dimensionali e localizzativi abbastanza precisi, scalpitavano… Osvaldo capì l’aria che tirava,… definimmo il progetto preliminare di Piano, rappresentato su carte disegnate e colorate a mano con l’indicazione dei parchi territoriali, delle aree sovracomunali per servizi e le principali scelte infrastrutturali…

Ricordo molto bene la sera della presentazione di questa proposta all’Assemblea del PIC convocata nella sala dell’Azienda di soggiorno vicino al Grand Hotel. C’eravamo io e Piacentini. Io avevo appeso le carte, avevamo anche una lavagna luminosa per la proiezione dei lucidi. Dopo la presentazione si creò una atmosfera un po’ fredda con alcune domande che cercavano di metterlo un po’ in difficoltà, ed osservazioni che nascondevano in taluni un atteggiamento preoccupato per le conseguenze che avrebbe comportato l’approvazione del Piano, rispetto alle previsioni dei PRG e dei Piani di fabbricazione, esageratamente sovradimensionati. In quella serata di presentazione finì tutto, questa fu la mia impressione; ebbi la netta sensazione che quel lavoro non sarebbe mai stato adottato.
E così andò a finire. Il PIC ‘svanì’ e i materiali migrarono negli uffici del Circondario. Non successe più nulla fino al 1976, quando divenne presidente del Circondario l’architetto Bonizzato che decise di predisporre il Piano Territoriale di Coordinamento Circondariale alla cui bozza io lavorai come coordinatore di un numeroso gruppo di funzionari interni all’ente e di altri servizi e uffici operanti sul territorio…

A Verucchio però l’esperienza del PIC fu applicata in toto. Il PRG precedente (respinto dalla Regione) prevedeva 40.000 abitanti distribuiti nella pianura di Villa Verucchio in un semicerchio di completamento e un successivo semicerchio per l’espansione, e in collina in 4 o 5 lottizzazioni nella zona degli uliveti. Il Pci ed il Psi diedero battaglia contro questa gestione allucinante dell’urbanistica e strapparono il Comune alla Dc-Psu. La nuova amministrazione diede l’incarico a Sandro Volta per il centro storico ed alla Cooperativa ed a me per tutto il resto del territorio. Ci lavorammo in realtà solo Volta ed il sottoscritto.
Io non avevo mai fatto alcun PRG. Mi guardai intorno, mi procurai alcuni esempi di Norme, ricordo quelle del PRG di San Giovanni in Marignano progettato da Franco Tinti e quelle di Misano dell’architetto Stefano Pompei. Ma a Verucchio fu importante il ruolo dell’amministrazione, che era in piena sintonia con lo spirito originario del PIC, con un sindaco -Vinicio Fantini- tosto anche più di me nell’impedire “offese” al territorio.

Ripresi e riproposi, approfondendola, la lettura del territorio. Siccome erano partite diverse lottizzazioni abusive -e lavorare al PRG era a dir poco assai problematico- facemmo un piano che era la perimetrazione dell’esistente e lo adottammo per bloccare tutto con la salvaguardia in modo da poter lavorare con più calma e prendere in mano una situazione che rischiava di finire fuori controllo… La sera dell’adozione del PRG, alle tre di notte tornando a Rimini dopo l’adozione del Piano, vidi sulla strada comunale enormi fari che illuminavano una betoniera che gettava del calcestruzzo per dichiarare un inizio lavori farlocco; ce ne furono molti di inizi lavori fasulli ma furono tutti documentati e annullati dal Tar, tranne quello che ebbe una storia più lunga e travagliata ma comunque vincente per il comune.
Ricordo che il Pci prima dell’adozione mi chiese di illustrare il PRG di Verucchio al responsabile regionale del partito Manicardi: ci incontrammo in federazione a Rimini. Manicardi lo apprezzò e la Regione poi lo approvò… Verucchio me lo porto nel cuore, Fantini e la giunta erano molto convinti e decisi contro i vecchi massacratori, che nelle assemblee pubbliche cercavano di contrastarci in tutti i modi. Addirittura anche una parte del Pci locale criticava aspramente il piano sostenendo che le sue previsioni erano sbagliate ed avrebbero impedito lo sviluppo di Villa Verucchio. Ma l’amministrazione comunale tirò dritto e gli anni successivi dimostrarono che avevamo ragione noi.”

Ho chiamato Domenico due mesi fa per consegnargli la copia del libro sul PIC con la sua lunga intervista. Ci siamo presi un caffè al bar e, sfidando i suoi problemi di salute, mi ha promesso che sarebbe venuto alla presentazione del libro al museo. E il 21 ottobre Domenico è arrivato al museo, puntuale, con il suo zainetto dell’ossigeno. E ha preso la parola per difendere, ancora una volta, le ragioni dell’urbanistica riformista.”

Anche l’Amministrazione comunale esprime alla famiglia il suo profondo cordoglio.

La camera ardente è stata allestita presso l’Ospedale Infermi di Rimini nelle giornate di oggi e domani, mentre i funerali si terranno venerdì 17 novembre alle ore 10 presso la chiesa di Santa Maria Maddalena in via dell’ Edera .

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