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Coriano: la signora Augusta festeggia e racconta i suoi 100 anni

Mazza Augusta, a Ferragosto, ha compiuto cento anni.

A festeggiare la neo centenaria oltre che i parenti e amici anche l’Amministrazione del comune di Coriano rappresentata dal Vicesindaco Domenica Spinelli e dal consigliere Primiano Rosa.

Una mattinata conclusa con brindisi e ringraziamenti e tanti auguri.

Il racconto della sua vita: “Non avrei mai creduto di arrivare a un secolo di vita, durante il quale ne ho passate tante.

Sono nata a Ospedaletto di Coriano, vicino al fiume, dove c’è stato, per tanto tempo, il mulino di ‘Tabig’ , famiglia Foschi.

Non sono potuta andare tanto a scuola perché dovevo andare a piedi a Coriano ma, soprattutto, perché dovevo uscire con le pecore al pascolo. Facevo il formaggio e la ricotta; fin da bambina, ho spigato il grano perché allora non c’erano ancora le macchine mietitrebbia e quindi lavoravamo scalze e usavamo la falcetta e alla sera i piedini sanguinavano.

Poi crescendo sono andata a servizio presso l’abitazione di due avvocati di Rimini e facevo il tragitto per andare al lavoro usando la bicicletta e quando arrivavo le gambe, nel periodo invernale a causa del freddo, si riempivano di chiazze rosse e bianche tanto che spesso si usava il termine ‘a mortadella’.

Ho poi vissuto la tragedia della guerra e ancora oggi quando sento passare sulla mia casa un elicottero a bassa quota mi ritornano alla mente tutti quei soldati che scendevano dal cielo con il paracadute; era terribile.

Un giorno arrivarono i tedeschi nelle nostre campagne cercando ragazzi giovani per farli lavorare al loro servizio o per farli prigionieri. Una mia amica mi avvertì del fatto ed io velocemente nascosi mio fratello Orazio, più giovane di me di soli tre anni, in un armadio e quando bussarono i soldati tedeschi dicendo: ‘dove sono omini?’ io risposi: ‘qui non ci sono!’ ma stavo per svenire dalla paura che lo potessero scoprire. Ma fortunatamente se ne andarono senza trovarlo. In quel momento penso di aver perso 10 anni della mia vita per la troppa emozione.

Sempre durante la guerra, successivamente siamo ‘sfollati’ a San Marino che era fuori dalla linea del fronte. Abbiamo vissuto molte settimane assieme a tantissime altre persone sotto un ponte con pochissimo cibo e in condizioni igieniche e ambientali disastrose.

Al ritorno alle nostre case mio babbo, che era rimasto là per accudire il poco bestiame rimasto, ci è venuto incontro per guidarci ed evitare le mine che i tedeschi avevano disseminato nelle campagne. Ho visto una cara amica saltare in aria per aver messo il piede in un punto sbagliato, non lo potrò mai dimenticare.

Non dovrebbero più esserci guerre, la guerra ti distrugge in tutti i sensi.

Non sono mancate, nei tanti anni che ho vissuto, anche problemi legati alla salute che però sono riuscita comunque a superare grazie a Dio: la famosa influenza ‘Spagnola’ che ha causato tanti decessi; il Tifo che, ai tempi, era una malattia che aveva avuto conseguenza altrettanto gravi, fino alla morte; ai giorni nostri è anche arrivata un’altra pandemia, il Covid, che all’età di quasi cent’anni poteva certamente essere letale come lo è stata per tantissimi ma, pur avendo colpito qualche mio familiare, io ho avuto la fortuna di non esserne colpita.

Poco dopo la fine della guerra ho poi conosciuto colui che sarebbe diventato mio marito, Dante Nicoletti, artigiano e artista del legno. Ci trasferimmo a Coriano e lui aprì una falegnameria mentre io cucivo abiti per signora. Non avevo studiato ma non ho mai sbagliato una misura, il mio motto era ed è ancora: “cento misure e un taglio solo”. All’epoca mi sentivo come una grande stilista.

Il 20 gennaio di ogni anno a Coriano si teneva l’evento più importante legato al Patrono del paese, il veglione di San Sebastiano, e si faceva una serata di valzer, saltarello, tango ed altre danze. Le signore di Coriano volevano essere tutte belle e facevano a gara per avere l’abito più bello della serata ed io cercavo di accontentarle e creavo dei bei modelli: all’epoca andavano di moda il velluto, il pizzo ed il cady.

Ho avuto tre figli: Roberto, Silvano e Gloria, ho cinque nipoti splendidi e due pronipoti altrettanto meravigliosi.

Siamo una bellissima famiglia e ci vogliamo bene e ci aiutiamo tutti quanti. Io mi vanto di non avere una ‘badante’ ma addirittura sei, cioè i miei figli, le nuore e il genero che mi curano, amano e viziano.

Sono proprio fortunata.

Ma anche loro dicono che sono stata una brava moglie, una brava mamma ed una brava nonna.

Ho cercato di trasmettere a tutta la mia famiglia l’attaccamento al lavoro, l’onestà, l’umiltà e l’amore verso gli altri e credo di esserci riuscita.

Avrei tante altre cose da raccontarvi ma non vi voglio annoiare, magari ci rivedremo ai 110 anni, chissà. 

La ricetta per vivere a lungo è mangiare tutto ciò che ti va e amare con tutto il cuore”.

 

 

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