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Coriano. Spinelli: “Abbiamo risarcito il comune di tasca nostra”

Arrivata la replica da parte del Comune di Coriano e della sindaca Domenica Spinelli sul danno erariale per una querela pagata con i soldi della pubblica amministrazione.
“La Giunta ha agito nel pieno rispetto di una delibera che gli consentiva di farlo, dopo aver consultato e fatto proprio il parere del segretario comunale volendo tutelare il proprio sindaco dalle infamanti accuse pubblicamente rivolte attraverso i canali social. Questo è.
I consiglieri di opposizione, con toni trionfalistici, hanno dato notizia di una condanna per danno erariale di 2.000 euro contestata all’Amministrazione comunale. Tuttavia anche quei lettori che avranno avuto la pazienza di andare oltre il titolo, non avranno potuto cogliere la cosa più importante: il merito della vicenda.
Iniziamo col dire che la Giunta Spinelli, non appena ricevuta la richiesta della Corte dei Conti, immediatamente ha restituito all’Erario i 2.000 euro richiesti senza battere ciglio. Non presenta ricorsi, non resiste in giudizio, come avrebbe potuto fare e soprattutto come tutti fanno, e di tasca propria i singoli componenti dell’esecutivo si sono fatti carico della somma.E nel nostro Paese forse sarebbe questa la notizia.
Perché lo fa? Perché la Giunta Spinelli decide di incaricare un avvocato per presentare una querela? E perché i Consiglieri di opposizione euforizzano davanti alla restituzione sorvolando sul merito della vicenda?
Andiamo con ordine. L’avvento dei social – ormai centralissimi nella nostra società – ha innegabilmente avuto un grandissimo pregio: consentire a chiunque di esprimere e diffondere in Rete le proprie opinioni. In altre parole hanno dato la parola a tutti. Tuttavia questo ha generato grandi equivoci e  tanti, troppi, hanno confuso la semplicità della diffusione delle parole con la libertà del dileggio. Pubblicare (postare) offese – nel caso di specie affermazioni pesantissime –  è tecnicamente facile, ma giuridicamente illecito.
Non esiste – né mai è esistita – la libertà di tutti di dire qualunque cosa di offensivo, specie se nei confronti di un’istituzione. La risposta la forniscono i Tribunali: le cronache sono piene di condanne nei confronti dei cosiddetti “leoni da tastiera”. I politici – è cosa nota – sono notoriamente i primi bersagli. I sindaci – amministratori di prossimità – sono forse tra i più soggetti ad accuse di ogni genere, che sovente degenerano in violenza pura e semplice.
“Nel 2017 – spiega il sindaco Domenica Spinelli – un cittadino corianese pubblicava sui social accuse pesantissime nei miei riguardi. In 9 anni di mandato ho subìto attacchi di ogni genere. Il più delle volte ho soprasseduto, ma questa volta ignorare sarebbe stato grave. E così chiesi al Segretario Comunale in carica, la dott.ssa Silvia Santato, se, nel caso di specie, fosse possibile essere tutelata in quanto le offese erano evidentemente connesse al ruolo istituzionale. Circa un anno e mezzo prima – ricorda la Spinelli – avevamo approvato una delibera di Giunta al fine di tutelare dignità, onore, prestigio e integrità morale di tutti coloro che a qualunque titolo rappresentavano il Comune (non solo politici). L’allora Segretario Comunale – preso atto della gravità dei contenuti – rispose in senso affermativo avviando il procedimento previsto da quella stessa delibera.
E così fu incaricato l’Avv. Moreno Maresi del Foro di Rimini, noto e stimato professionista, esperto della materia. Il motivo della restituzione, secondo la Corte dei Conti, è che una querela può essere presentata senza difesa tecnica (quindi senza un avvocato) e che per questa ragione non sarebbe stato necessario l’incarico e da questo presupposto, che noi non abbiamo inteso discutere, è scaturita la richiesta di restituzione. Tuttavia è di tutta evidenza che la querela di un avvocato non è uguale a quella di chi non lo è.  Come è altrettanto vero che l’iter che può scaturire da una querela è un processo penale in cui la figura dell’avvocato è imprescindibile.
Avverso tale provvedimento avremmo potuto resistere in giudizio, ma per rispetto delle Istituzioni, decidemmo di rispettare tale decisione benché poco o per nulla convinti nel merito, ma questo per noi è sempre stato secondario. La difesa ad accuse così infamanti era la priorità. L’offesa e il dileggio nei confronti delle Istituzioni non sono “social free” e soprattutto rappresentano una forma di violenza contro la quale esiste ed è imprescindibile il dovere morale di tutelarne la dignità, l’onore e il prestigio. Io – conclude il sindaco – di quella violenza sono stata notoriamente bersaglio. E questa volta andrò fino in fondo”.
Nel decreto di citazione in giudizio viene contestato il reato di diffamazione a mezzo social (Articolo 595 comma 3 codice penale) perché – come si legge nell’atto – “comunicando con più persone, offendeva la reputazione di Spinelli Domenica, rispondendo ad un post pubblicato sulla pagina facebook… accertato il 19-8-2017, querela del 10-11-2017”.
Spiega l’avv. Maresi: “La proposta querela è risultata fondata perché, nonostante l’iniziale richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica, a seguito di opposizione, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Rimini ha ordinato l’imputazione coatta nei confronti del responsabile dei fatti denunciati. Pertanto – conclude il legale – il giorno 1° aprile del 2022 si terrà la prima udienza del procedimento penale”.

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