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Così l’esplosione del vulcano nelle Tonga si è sentita fino a Rimini

Ieri sera attorno alle 21 il nostro osservatorio meteorologico riminese (bagno 99) ha registrato, come tante altre stazioni meteo del centro-nord Italia, il primo dei tre picchi di pressione dovuto alle onde d’urto provocate dall’esplosione del vulcano sottomarino nell’arcipelago Tonga-Hunga Ha’apa: ovvero a 65 km dalla capitale delle isole Tonga.

La variazione di pressione avviene in una frazione di millisecondi, tramite la compressione e la dilatazione dell’aria: un po’ come avviene nei cambiamenti repentini di masse d’aria differenti.

Tre onde parossistiche che hanno viaggiato, percorrendo i 17 mila km che ci separano, a una velocità di circa 1100 km/h (per fare un esempio, poco più veloce di un aereo commerciale).

L’esplosione è stata talmente forte che si è potuta osservare anche da satellite, cancellando parte dell’arcipelago.

Tre oscillazioni barometriche: la prima alle 21.00 circa, proveniente da nord/nordest (dalla Scandinavia). Poco dopo è arrivata anche la seconda alle 22.10 circa, da sud-est e smorzata da attraversamenti di terraferma di varia natura. La terza alle 22.40 circa, dall’Atlantico. Quest’ultima pare che sia stata leggermente più intensa perché per raggiungerci da ovest-sud-ovest ha attraversato la sola America centrale e successivamente la porzione di mare che ci separa ha fatto da specchio.

Per avere qualche effetto significativo sul clima deve essere almeno 5 teragrammi di So2 in stratosfera. L’attenzione della comunità scientifica è rivolta soprattutto all’anidride solforosa la quale, una volta in stratosfera, si converte in acido solforico diventando riflettente rispetto alla radiazione solare incidente, con un effetto raffreddante. L’esatto contrario di quanto avviene con l’anidride carbonica trasparente rispetto alla radiazione incidente, ma estremamente opaca rispetto alla radiazione infrarossa riemessa dalla terra, con un effetto riscaldante.

Affinché l’acido solforico abbia un impatto significativo sul clima globale è necessario che la quantità di SO2 emessa dal vulcano in stratosfera raggiunga la ragguardevole soglia dei 5 teragrammi (1 teragrammo equivale a 1 trilione di grammi, o 1 milione di tonnellate). Mentre le ceneri e le polveri hanno una permanenza relativamente breve in stratosfera (giorni/settimane) e quindi un effetto climalterante molto modesto, i gas eiettati, come anidride carbonica, CO2 e anidride solforosa, SO2, possono permanere per mesi, o per anni con impatti potenzialmente significativi. Ora comunque è molto presto per sapere tutto ciò.

Le tre “oscillazioni” in Italia sono state osservate strumentalmente ma non avvertite dalle persone (diversamente sarebbero dovute durare frazioni di secondo): progressivamente che si allontana dalla sorgente, l’onda, disperde le sua energia su tempi più lunghi divenendo inavvertibile dall’orecchio umano.

Roberto Nanni Tecnico Meteorologo Certificato e divulgatore scientifico AMPRO Meteo Professionisti

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