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COSÌ È NATO IL SUMMER PRIDE

Questo non sarà un intervento neutro. Non può esserlo perché sono, dallo scorso anno, una delle organizzatrici del Rimini Summer Pride.
Vorrei tentare un ragionamento critico dall’interno della manifestazione e di ciò che ho visto in questi mesi.

Dopo mesi di lavoro passati in una dimensione “carsica”, finalmente è arrivato il 30 luglio, data in cui si svolgerà la prima parade a Rimini sui diritti delle persone della comunità GLBTQI (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer or Questioning, and Intersex) e più in generale sulla rivendicazione dei diritti all’affettività di tutte le persone. Ora le notizie, gli intenti a lei sottesi e le posizioni della politica e dell’amministrazione della città vengono finalmente alla luce.

La città di Rimini, già in tempi in cui non era di moda farlo, si era spesa evidenziando la volontà di inserire la discussione sui diritti al riconoscimento di tutte le coppie con una pervicacia davvero rari.
In generale l’amministrazione comunale negli ultimi anni, nella figura del sindaco Gnassi come anche degli assessori della precedente amministrazione, Ricordiamo le iniziative dell’assessore Nadia Rossi, prima fra tutte a siglare un accordo contro le pubblicità sessiste o ancora l’immediato appoggio e la sensibilità di Sara Visintin a quelle di sostegno alle giornate organizzate negli scorsi anni da Arci Gay e dai collettivi del Centro Sociale della Grotta Rossa in occasione della Giornata Mondiale contro la Omo e Transfobia. Siamo sicuri che anche i rappresentanti scelti a costituire la presente Giunta, che si è appena insediata, sapranno tener ferma tale continuità.

È la società civile stessa però ad aver dato per prima un esempio di raro e subitaneo coinvolgimento, soprattutto dopo gli attacchi subiti dal comitato organizzatore appena la notizia dell’evento è emerso come notizia nel dibattito pubblico. Non solo fanno parte del comitato come anche del gruppo dei volontari molte persone non appartenenti alla comunità GLBTQ, ma anche in occasione – per esempio – dell’iniziativa per commemorare la strage di Orlando, erano davvero numerose le famiglie “tradizionali” presenti.
Questo ci porta a ragionare su cosa si debba intendere per “tradizione”: quella di cui rivendica il diritto di detenere significato e testimone Mirco Ottavianidi Forza Nuova  che ha immediatamente organizzato una manifestazione per dire No al Summer Pride?
Proprio questo è stato uno degli argomenti affrontati fin dal principio nella costruzione del percorso delle iniziative che ha portato alla parata di sabato prossimo, è che è stato anche sottolineato dalle parole di Andrea Gnassi; sia il sindaco che gli organizzatori hanno sottolineato la normalità e la naturalità di fare – e rivendicare – certe scelte, sia a livello personale che di amministrazione della cosa pubblica.

La comunità riminese GLBTQI non è stata, fino ad ora, né troppo compatta né protagonista di tanti eventi tenutisi nella città,. Eppure l’associazione Arci Gay è attiva qui da vent’anni almeno. Quale ne è il motivo? Cos’è che manca ad una comunità cittadina che si è dimostrata così tanto ricettiva? Apertura? Consapevolezza? Non tanto trasgressione, ma percezione che tutto si può fare a patto che sia agito nel rispetto delle libertà altrui?

Come organizzatrice di questo evento, posso dire che se da un lato sono rimasta molto colpita dalla partecipazione attiva sia nel comitato organizzatore che tra i volontari, di persone che non hanno vissuto direttamente episodi di omofobia: in tanti ci hanno dato un grande supporto oltreché una mano fattiva con un’intelligenza ed una generosità davvero rari.

Non mi dilungherò oltre perché leggere i racconti e le motivazioni di come abbiamo costruito la strada che ci ha portato alla realizzazione dell’evento, sarebbe noiosa per chi non ne ha fatto parte.
Ma un’ultima cosa mi preme dire: non sono stati mesi inutili e sento – al di là che la manifestazione ricca ad attirare un buon numero di partecipanti – che il percorso fatto è stato profondamente capito dai commercianti che ci hanno aiutato con la loro partecipazione, con il lavoro delle famiglie dei volontari, con la sensibilità che l’amministrazione ci ha dedicato.
Non è stato tempo buttato via e non lo sarà neppure ciò che nascerà da questa iniziativa, ne sono certa.

Come abbiamo cercato, allora, di costruire l’evento finale di questo percorso iniziato oramai da qualche mese? Con una parata, festosa e celebrativa: saranno nostri ospiti i bambini delle Famiglie Arcobaleno, così come i genitori dell’Aedo (l’associazione dei genitori di figli omosessuali), così come l’importantissima ed attiva associazione delle donne di «Rompi il Silenzio», l’ANPI, la CGIL e ancora, davvero, tantissimi altri.

Quello che ha stupito e rallegrato enormemente in questi mesi di lavoro qui a Rimini però è stato altro: l’aggregazione dei nostri amici e dei nostri familiari. Ci hanno dato tutti un supporto davvero enorme ed insperato. Se quest’anno – che rappresenta una sorta di anno “0” riusciremo a fare questa manifestazione – lo dobbiamo anche e soprattutto a loro perché tutti si sono prodigati in mille modi per supportarci.

Da sabato in poi, a Rimini, ci saranno molte persone in più schierate contro la violenza subita dalle persone omosessuali. E nel ricordare questo penso soprattutto ai ragazzi della fascia adolescenziale che sono sovente i più colpiti da episodi di bullismo scolastico, spesso con conseguenze tra le più gravi e perfino drammatiche. Per questo l’impegno del Comitato Organizzativo è fermamente concentrato ad elaborare strategie ed azioni che, spero, riusciranno entro breve ad accendere collaborazioni con le scuole del circolo didattico cittadino e, speriamo ancora di più, all’apertura di uno sportello di supporto psicologico e logistico per chi è vittima di episodi di prevaricazione.

Per tutte le informazioni sul programma, l’iniziativa e le associazioni aderenti
www.summerpride.it
www.facebook.com/RiminiSummerPride

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