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COSÌ NEL PAESE DEI CIPOLLONI NACQUE MUTONIA

Tanti e tanti anni fa, nel paese dei cipolloni, iniziò ad arrivare gente davvero strana.
Stranieri. Senza dubbio.
Biondi, vestiti di pelli, capelli dritti, orecchini e catene.
Barbari.
Facevano quasi paura.
Occuparono una cava abbandonata in riva al fiume.
Ogni tanto si vedevano passare in paese con i loro spaventosi mezzi rombanti.
Passò del tempo.
Intanto i cipolloni e gli stranieri si studiavano.
Sospettosi.
Chi saranno?
Boh?
Poi si sa, in un paese c’è sempre gente sbandata, senza arte nè parte, pronta a fare amicizia con tutti.
E qualcuno finì per socializzare con questi barbari.
Ma erano pochi.
Poi se ne aggiunsero altri.
E le voci si sparsero per le strade del paese.
“Questa gente sta tutto il giorno a costruire mostri di metallo, sega, taglia, incolla..”.
Così agli sbandati si unirono i curiosi.
“E’ vero, porca boia! Fanno dei mostri di ferro e li fanno con i nostri scarti!”
Animali con cento occhi e scaglie grandi come sassi; macchine industriali trasformate in enormi futuristici totem e possenti guerrieri con membra di latta.
Gli abitanti del paese non resistettero alla curiosità e scesero al fiume a vedere queste meraviglie.
Erano talmente belli quei mostri, ma talmente belli, che restarono lì a bocca aperta.
Non avevano visto mai niente di simile.
Mai nella loro vita.
E poi  anche i barbari erano simpatici ed amichevoli.
Sorridenti e per nulla aggressivi.
Anche se continuavano ad essere davvero strani.
Il paese finì per adottarli.
Naturalmente non tutti erano di questo parere.
Ci fu qualcuno che pensò di rivolgersi alla Autorità Costituita, per fare dichiarare che i barbari non avevano il diritto di stare lì.
Ma questa volta fu l’intero paese a difendere i barbari.
I loro figli ormai andavano a scuola con i figli dei paesani e si faceva spesso festa all’accampamento. E ogni ospite che veniva a visitare il paese dei cipolloni, veniva portato a vedere le meraviglie del campo dei costruttori di mostri.
Così è nato il piccolo magico regno di Mutonia.
Ed è ancora lì, se volete visitarlo.
Lungo l’argine del Marecchia.
Fra un po’ metteranno anche i segnali stradali.
Non serve avere la macchina per arrivarci.
Basta anche una bicicletta e potete entrare nel suo mondo incantato.
Con i suoi fantastici esseri di metallo, gli antichi macchinari arrugginiti, i guerrieri e tante altre cosa da perderci gli occhi.
Ma soprattutto con i suoi abitanti, così diversi e così simili a noi.
E’ ancora lì, perché è un simbolo di intelligenza, di convivenza pacifica e di rispetto.
E spero che rimanga per tanto, tanto, tanto tempo ancora.
Stefano Pellizzola

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