Home > Cultura e Spettacoli > COSÌ A RIMINI RINACQUERO I PARTITI

Si fa un gran parlare (male) oggi dei partiti della Prima Repubblica, più o meno tutti scomparsi (almeno con le sigle con cui li abbiamo conosciuti) all’inizio degli anni Novanta. I grandi: DC, PCI, PSI. Ma anche i piccoli: PRI, PSDI, PLI. Si ricordano i loro grandi errori, ma si dimenticano anche i loro grandi meriti.

Non dobbiamo certo essere noi ricordare che la democrazia in tutto il mondo si fa attraverso dei partiti e che questi devono essere lo strumento della partecipazione e della condivisione delle scelte con i cittadini.

Recita l’art. 49 della Costituzione. “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“.

E lo stesso vale in ambito locale. Allora ricordiamo che alla data della Liberazione dal fascismo, il 25 aprile 1945, i grandi partiti si costituirono sul territorio italiano in ambito provinciale. Dunque i riminesi ricaddero nell’ambito della organizzazione dei partiti forlivesi. Il Pci, per esempio, che aveva costituito una Federazione riminese nel 1943, fu costretto a chiuderla nel 1945.

Per tutti i partiti riminesi iniziò allora un lungo percorso verso l’autonomia da Forlì, giudicato un passaggio necessario viste le difficoltà di rapporti (e anche del modo di pensare la politica e l’azione amministrativa).

Il Pci fu il primo che nel 1949 ce la fece, e con il suo primo Congresso provinciale costituì il 29 e 30 aprile 1949 la Federazione riminese; primo segretario fu Ilario Tabarri l’ex comandante partigiano dell’8.a Brigata Romagna.

Seguì il Psi, che tenne il suo primo Congresso per la costituzione della Federazione riminese il 31 ottobre-1 novembre 1955. Segretario, Vencislao Riccò.

La Dc riminese dovette attendere il 9-10 novembre 1968 per ottenere l’agognata autonomia da Forlì, nel corso del suo primo Congresso a Montescudo. Segretario, Giuseppe Gemmani.

La messa a fuoco oggi la vogliamo fare sul Psi. Scrive Liliano Faenza nel suo volume “Socialismo riminese. 1871-1988. Una microstoria” (Sapignoli, 1989) a proposito del primo Congresso del PSI riminese: “Il 31 ottobre-1 novembre 1955 i delegati delle 54 sezioni della zona, forte di 2.370 iscritti, alla presenza di Nenni, Lami, Servadei e, tra gli altri, di Tullio Molini, decano dei socialisti riminesi, avevano proceduto, con regolare congresso (il primo), alla costituzione della federazione socialista di Rimini. L’evento era stato suggellato da un pubblico comizio tenuto nella sala del cinema Italia dallo stesso Pietro Nenni, rientrato quindici giorni prima da un lungo viaggio nella Cina di Mao Zedong. 

Quell’evento era stato preceduto da contatti e colloqui intercorsi, un anno prima, al vertice, tra il responsabile della zona, Vencislao Riccò, e il vice-segretario del partito, Rodolfo Morandi, e seguito poi da una lunga relazione organizzativo-politica trasmessa allo stesso Morandi dal gruppo dirigente della Zona (Vencislao Riccò, Giordano Gentilini, Euclide Vanzolini, Antonio Bersani, Giorgio Fiori, William Villa).

Quel gruppo puntava sulla federazione, ma non respingeva, in via subordinata una soluzione diversa che rendesse più autonomi i socialisti di Rimini rispetto alla Federazione di Forlì. (…).

Se comunque la zona, in quattro anni di attività (dal 1950 al 1954) aveva fatto compiere al partito notevoli passi in avanti, sul piano organizzativo e politico, era da pensare che la sua metamorfosi in federazione, sottraendola alla federazione di Forlì, con la quale i rapporti avevano “assunto forme di esasperazione” (per la incapacità dimostrata da Forlì di comprendere i problemi di Rimini) – avrebbe consentito a Rimini di realizzare ulteriori e più ambiziosi obiettivi”.

Il segretario di Zona, Vencislao Riccò, divenne segretario della Federazione.

Di quel Congresso abbiamo trovato le foto della manifestazione di chiusura con Pietro Nenni (1891-1980), dal 1949 al 1963 Segretario nazionale del Psi, al Cinema Italia.

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