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Così il sistema sanitario ha allungato la nostra vita, ecco come fare meglio

E’ uscito da poco il Rapporto ISTAT sulle principali cause di patologia in Italia, con comparazione dei dati fra gli anni che vanno dal 2003 al 2014.
Da questo rapporto emergono due informazioni fondamentali:

  • la prima conferma che, ancora per una volta, le prime cause di patologia nell’uomo sono rappresentate dalle malattie ischemiche di cuore (infarto), le patologie cerebrovascolari (ictus), e la terza causa è rappresentata dalle Neoplasie maligne (tumori) e i particolare quella polmonare.
  • Il secondo elemento fondamentale che emerge ci mostra invece che il tasso dei decessi è diminuito del 23% dal 2003 al 2014.
    Questo a testimonianza che la diffusione del Servizio sanitario e la sua opera capillare su tutte le fasce della popolazione ha portato indubbi risultati.
    Se a questi numeri si aggiunge il dato che la speranza di vita media per le donne è oggi di 84.6 anni e per i maschi di 80.1 anni, si comprende che molti passi in avanti sono stati fatti.

Ma altri dati ci riporta il Rapporto ISTAT.
Si osserva una diminuzione della mortalità, come dicevamo, nelle malattie del cuore, nelle malattie vascolari del cervello (ictus), nel tumore del polmone nei maschi e nelle malattie croniche dei polmoni, nel diabete, nei tumori dell’intestino e dello stomaco, nelle Leucemie e Linfomi, nei tumori della mammella e della prostata, negli incidenti stradali.

Si assiste invece a un aumento nella mortalità nei Tumori del polmone nelle femmine, nella demenza, nell’Alzheimer e Morbo di Parkinson, nei tumori del cervello e del pancreas, mentre rimane stabile la mortalità per i tumori genitali femminili e della vescica, e per l’ipertensione.

Vengono segnalate poi delle differenze fra le diverse aree del Paese con dati più negativi al Sud e Centro, ma nettamente attenuate negli ultimi anni.

Questi numeri ci suggeriscono che lo sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale nel Paese ha trovato maggiore equilibrio rispetto al recente passato e che le differenze fra le aree geografiche del Paese Italia si vanno gradualmente colmando.

Non si può evitare riflessione sulla distanza siderale fra un Servizio Sanitario come quello del nostro Paese (e dell’Europa) e quello degli Stati Uniti, dove fra le diverse classi sociali si rilevano differenze enormi. Il che resta incomprensibile per noi che siano abituati a guardare gli USA come culla della democrazia e del’uguaglianza.

Gli altri dati emergenti dal Rapporto riguardano le strategie messe in atto, con la prevenzione primaria (combattere e eliminare le cause di malattia), la diagnosi precoce (diagnosticare per tempo e gli screening) e le nuove terapie mediche che assieme considerate hanno portato degli indubbi benefici; e parliamo di un lasso di tempo di appena 11 anni.
Ma  a questo punto non essere fatte delle considerazioni politiche.

La prima riguarda la prevenzione primaria, cioè l’eliminazione delle cause di malattia.
Anche questi numeri ci danno per certo che la prevenzione primaria funziona, eccome.

Si è verificato in Italia quello si osservava da tempo negli Stati Uniti, la diminuzione della mortalità nei maschi per tumore del polmone e l’aumento nelle donne.
A questo punto la lotta contro il fumo di sigaretta deve diventare ancora più stringente fino a entrare nelle scuole come materia di insegnamento nell’ambito della biologia e delle scienze naturali , così come il tema della corretta alimentazione.
Per le donne, dove il consumo di tabacco è in aumento, va condotta un’azione informativa mirata, in particolare preso le adolescenti.

Un particolare ragionamento dovrà essere fatto a proposito  dell’inquinamento ambientale da polveri fini. Sappiamo che sono responsabili del 10% delle neoplasie polmonari e di una quota non trascurabile di patologia polmonare cronica e malattie cardiache. Un impegno finanziario per la modifica di questo dato ambientale sarà fondamentale nei prossimi anni.

I farmaci cardiologici e contro l’ipertensione e quelli per aumento dei grassi ematici devono essere favoriti. E quindi una modulazione dei ticket dei farmaci sulla base della loro efficacia in quanto salva-vita va sicuramente intrapresa, incentivando ad esempio le molecole con meno effetti collaterali, anche se più costose.

La creazione di omogeneità organizzativa sanitaria fra le diverse Regioni deve essere ulteriormente implementata, correggendo le reciproche manchevolezze, attraverso una collaborazione più fattiva fra le Regioni stesse.

Le attività di diagnosi precoce andranno estese a tutta Italia, favorendone la diffusione fra le persone meno abbienti e inserendo una premialità per i medici di Medicina Generale sulla base della percentuale di adesione dei loro assistiti in tutto il Paese.

Le attività motorie vanno sempre favorite e implementate, anche agevolando dal punto di vista economico quelle associazioni che diffondono l’esercizi fisico in particolare nella popolazione adulta e introducendo nelle scuole di ogni ordine l’attività sportiva, sia non agonistica che agonistica, fra le materie d’insegnamento. È  vero che la materia dell’educazione fisica c’è sempre stata, ma sappiamo anche con quale collocazione nei programmi scolastici e nella sua effettiva, omogenea attuazione: troppe differenze fra una realtà e l’altra e troppo lasciato alla buona volontà, sempre peraltro grandissima, degli insegnanti. Perché ormai è appurato che una attività motoria continuativa, costante anche non troppo impegnativa, può allungare la vita e migliorarne la qualità.

Insomma l’ISTAT per una volta ci dà buoni numeri. E numeri importanti su cui lavorare, perché rappresentano basi certe per offrire concretamente maggiore speranza di “buona vita “ per la popolazione.

Alberto Ravaioli

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