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Cristiana Curreli: “Niente Eredità ma ho scoperto i segreti della tv”

Perché partecipare ad un quiz televisivo? Ce lo racconta Cristiana Curreli (36 anni), cagliaritana di origine ma riminese d’adozione. La Curreli, che a Rimini dirige Reedo Lab, un laboratorio di moda ecosostenibile (e che Chiamamicittà.it aveva già intervistato), è balzata ancora agli onori della cronaca per la sua partecipazione a L’Eredità, storico quiz in onda su Rai 1 e condotto da Flavio Insinna, ancora prima dal compianto Fabrizio Frizzi. La concorrente sarda è arrivata per due volte in finale, non riuscendo però a portare a casa la posta in palio.

Cristiana Curreli a L’Eredità

Curreli, perché ha deciso di partecipare all’Eredità?

«Quando torno a casa a trovare la mia famiglia mi ritrovo spesso a giocare con i miei parenti, mi sembrava di essere brava e allora un giorno, dopo avere indovinato la ghigliottina, ho deciso di scrivere!».

Come si sono svolte le selezioni?

«Si sono svolte a Bologna, ci hanno fatto svolgere alcuni test di cultura generale è un piccolo provino video».

Si aspettava di arrivare in finale (alla Ghigliottina), per due sere di fila?

«Inizialmente no, dopo la prima puntata ho anche pensato di poter andare molto avanti, ma purtroppo l’emozione è stata  un forte ostacolo».

Che tipo di esperienza è stata? La rifarebbe?

«Davvero entusiasmante, non ero mai stata in degli studi televisivi quindi tutto incuriosisce e stupisce. Potrei pensare di rifarla più avanti, per ora devo ancora somatizzare i tempi, per me, molto frenetici della tv».

Ci racconti come è andata? 

«È stato molto emozionante partecipare a un programma che va in onda negli studi ora dedicati a Fabrizio Frizzi. È stato fantastico passare sotto i ferri di trucco e parrucco, una vera coccola, oltretutto parrucchieri e truccatori sono stati simpaticissimi. L’entrata in studio è stata fagocitante, e molto adrenalinica, non hai più conoscenza del mondo esterno, sembra di entrare in una navicella spaziale. La tv è un mondo veramente fantastico, è un’esperienza che consiglio proprio per prendere conoscenza di un mezzo che in realtà non conosciamo per niente, è una vera macchina da guerra».

Si aspettava tutto questo interesse, dopo la sua partecipazione, da parte dei media?

«In verità no, ma devo dire che trovo anche questa una parte molto simpatica della mia esperienza».

Nicola Luccarelli

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