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E CRISTINA FECE LA SUA RIVOLUZIONE: GENTILE

Pubblichiamo integralmente il ricordo di Cristina Garattoni pronunciato da Nando Piccari durante la seduta del Consiglio comunale di Santarcangelo del 26 luglio.

Il mio saluto al Presidente del Consiglio Comunale, alla Signora Sindaco, alle Signore e ai Signori Assessori e Consiglieri, a tutti gli intervenuti; unitamente al sincero ringraziamento per questo invito a ricordare oggi la cara Cristina Garattoni: un’occasione che mi rinnova l’intensa commozione con cui vent’anni or sono ebbi il triste privilegio di dare voce al dolore dell’immensa moltitudine di persone convenute da tutta Santarcangelo e dal resto della nostra provincia per renderle l’ultimo saluto davanti al Palazzo Comunale che l’aveva vista fino a poco tempo prima Sindaco.

Certo, il trascorrere del tempo affievolisce e sedimenta il dolore, abituandoci via via a metabolizzare l’inevitabilità della “assenza per sempre” di una persona cara: è questa, in fondo, una condizione del vivere. Ma è anche vero che lo stesso trascorrere del tempo, magari in sinergia con qualche particolare vicissitudine esistenziale, può finire molto spesso per abbassare il livello di emotività in noi che rimaniamo: ed è questo il motivo per cui ho preferito scrivere questo breve intervento.

So che nel leggerlo questa sera (come ora sto facendo) avrò di fronte tante facce giovani sui banchi sia dalla Giunta che del Consiglio: una previsione facile, per chi sia anche soltanto semplice osservatore delle recenti vicende politiche santarcangiolesi. Tale previsione mi porta a immaginare che la gran parte di voi, inevitabilmente, sappia chi è stata Cristina più per gli altrui racconti che per i propri ricordi personali.

Ebbene, vorrei comunicarvi la ferma convinzione che, nonostante questo sfalsamento temporale ed esperienziale e indipendentemente dalle diverse e distinte “magliette elettorali” che vi hanno portato a sedervi su questi banchi, oggi tutti voi siete “portatori sani” di qualcosa che si rifà al patrimonio, politico e morale, lasciatoci da Cristina: chi per la freschezza con cui si mette in gioco a favore della sua città; chi per l’insofferenza verso certi residuali paludamenti della “politica che fu”; chi per quel pizzico di sana e provvidenziale incoscienza che l’ha portato ad accettare la sfida ad impegnarsi, pur senza quasi più il paracadute dei partiti, in un ruolo che almeno all’inizio sentiva essere più grande di lui; che per voler conferire al proprio impegno politico anche un senso di civile rivalsa verso il becerume qualunquista che in ogni epoca – ma oggi con particolare veemenza – ha sempre cercato di demonizzare la politica in quanto tale; insomma tutti voi, uniti – ne sono certo – dal disinteresse personale che fa da propellente a questo vostra nobile forma di volontariato civile.

Sì, perché Cristina, non senza fatica, è stata una di quelle nuove presenze politiche che, a Santarcangelo come altrove, hanno operato per aprire nuove strade capaci di favorire l’avvicinarsi di giovani forze alla politica, raccogliendo all’inizio forse più mugugni che consensi, sia nella sinistra che più in generale nella vasta parte di opinione pubblica interessata comunque alla politica. Quella di cui Cristina è stata parte non era una roboante contestazione ai capisaldi imperanti al momento in cui si avviava all’impegno politico; ma come era nel suo stile e nel suo tratto umano, lei si rese in quegli anni portatrice di una “rivoluzione gentile”, giocata più sull’esempio che sui proclami, con la flessibilità di chi non si pone limiti nell’accettare il confronto, ma al tempo stesso con una fermezza per niente scalfita dalla sua propensione a sorridere. In questo Cristina aveva un vantaggio: in un’epoca in cui generalmente i futuri “quadri politici” – e ciò valeva non solo per i Comunisti, ma in una certa misura per tutti – crescevano “dentro la politica” fin da ragazzi, la sua palestra di formazione fu l’esordio di quella strana e all’inizio un po’ rudimentale cosa con cui Piero Patino, con l’assenso del grande Sindaco Romeo Donati, aveva invaso una Santarcangelo incerta e divisa fra l’esserne orgogliosa o doverne prendere le distanze: il Festival Internazionale del Teatro in Piazza. È lì che Cristina, insieme a Valentina Berti e Gabiella Sica, ha il suo battesimo pubblico.

Ho già avuto modo di ricordare come all’inizio si presentasse molto meno sbarazzina e pimpante di quanto l’avremmo successivamente conosciuta, forse per quei lunghissimi capelli raccolti a concio ed una innata timidezza, che però ben presto fu sopraffatta dalla curiosità a dalla gran voglia di capire il mondo.

Saranno poi queste le due principali doti che consentiranno a Cristina Garattoni, nel secondo tempo della sua esperienza pubblica, di diventare la stimata e brillante giornalista che per anni, nel famoso terzo piano della sede provinciale del PCI, ha spaziato fra i pezzi quotidiani a l’UNITÀ, i servizi su SETTEPIÙ , le “comparsate” a Radio San Marino.

La terza fase l’ha vista Sindaco di Santarcangelo: una scelta favorita da un atto di lodevole coraggio politico di chi era stato capace di lasciarsi alle spalle schemi e rigidezze che fino a poco prima non avrebbero certo consentito l’ascesa a quel ruolo di un personaggio così atipico. Cristina, che di questo era consapevole, ha però in poco tempo saputo rassicurare i dubbiosi, senza dover minimamente abdicare alla sua fermezza innovativa. Come? Non stancandosi mai di confrontarsi per farsi capire, e soprattutto con l’impegno e l’esempio. Il monumento alla propria azione di governo credo debba ancor oggi essere considerato quella sua invenzione, poi imitatissima, della “Banca del tempo”.

L’epilogo avviene quando ha appena intrapreso una nuova avventura “pionieristica”: primo Presidente del primo Consiglio Provinciale della neonata provincia di Rimini.

Quando venne a mancare qualcuno, pur volendole fare un complimento, la descrisse come un efficiente soldatino della politica, dedito a far coincidere la sua vita con il compimento dei propri doveri. No, Cristina era molto altro, come ben sanno coloro che hanno con lei condiviso momenti di vita oltre il “recinto” della politica. La sua curiosità, la sua voglia di capire e di sapere, i sui exploit esistenziali, potevano essere venati ora di malinconia, ora di irrefrenabile allegrezza, ma in grado di trasmettere, sempre e comunque, una contagiosa voglia di vivere.

Penso sia naturale che venga talvolta da chiedersi cosa farebbe oggi, se fosse ancora qui insieme a noi, una persona cara che ci ha lasciato tanto presto. Beh, mi è inevitabile pensare che anche Cristina sarebbe frastornata nel constatare come il futuro che avevamo sognato si sia in realtà ridotto ad essere il presente così asfittico e deludente con cui ci cimentiamo ogni giorno. Ma credo che anche lei, nonostante tutto, saprebbe riconoscersi nella frase con cui uno dei giovani protagonisti de “L’isola e le Rose” conclude quel romanzo di Walter Veltroni: “Non sono i sogni non realizzati, ma quelli non fatti, a rendere insulsa un’esistenza”.

Nando Piccari

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