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Cronaca di un ricovero all’ospedale di Rimini

Lunedì scorso, 7 maggio, sono andato all’ospedale “Infermi” di Rimini su indicazione del mio medico di famiglia per controllare la situazione della mia caviglia dopo una rovinosa caduta. Il responso non poteva essere peggiore. Frattura scomposta dei malleoli con conseguente ricovero per intervento chirurgico.

Mi sono trovato, per la prima volta, immerso nel servizio sanitario, non da famigliare, non da amico di una persona che necessita di cure e tanto meno da amministratore che talvolta si è dovuto occupare di sanità. Questa volta il paziente ero io. Un codice verde (una mia amica mi ha detto verde scolorito), certo. Tuttavia per me un allarme rosso, anche per altre ragioni. Ma non è questa la notizia. Non la mia caduta o la mia caviglia sono l’oggetto di queste mie riflessioni, ma capire come funziona la sanità a Rimini.

Dico subito, a scanso di equivoci o maldestre interpretazione, che il sistema sanitario riminese e romagnolo funziona e funziona bene. Sono entrato all’Ospedale Infermi alle 11,30 di lunedì 7 maggio ed alle 15 mi era stata fatta la diagnosi e prestate le prime cure necessarie. Sono stato ricoverato lunedì 7 maggio e giovedì 10 maggio sono stato dimesso dopo intervento chirurgico per riduzione della frattura e le conseguenti cure.

Percorso privilegiato? Assolutamente no e lo si capirà nel prosieguo. Lunedì scorso il pronto soccorso ortopedico era stracolmo. Mi ha spiegato una operatrice sanitaria che in questo periodo di primavera, le fratture sono all’ordine del giorno: cadute per sistemare il giardino, camminate, incidenti stradali con coinvolgimento di pedoni, ciclisti e scooter. A fronte di questa situazione la risposta ha avuto i tempi che ho detto. Tempi veloci, competenza del personale medico, efficienza del personale infermieristico. Mi permetto di paragonare l’organizzazione (intesa nel senso più ampio possibile) che ho toccato con mano come una Ferrari. Proprio come la macchina del Cavallino Rampante. Esagero? Non credo. La Ferrari non è solo tecnica ma anche impegno, appartenenza ad una squadra, organizzazione. Anche nella sanità, se non vi sono tutti questi ingredienti, non si ottengono i risultati che ho ricordato. Colgo l’occasione per ringraziare tutto personale medico e  infermieristico che ha lavorato al meglio.

Immagino già gli iper detrattori della sanità riminese cosa penseranno di questa opinione. Ma è la premessa doverosa e indispensabile per dire anche ciò che non funziona.

In questa squadra vi sono delle deficienze, anche gravi, nel “cambio gomme”. Errori che in molte situazioni rischiano di vanificare il lavoro della “squadra”.
Ho detto che alle 15 di lunedì 7 maggio avevo concluso la fase preliminare del ricovero: diagnosi e prime cure. Mancava solo il trasferimento in reparto. Ebbene questo è avvenuto alle 19.30.  Nonostante vi fosse il posto in un reparto già alle 15,30.

Oltre 4 ore parcheggiato nelle stanze\corridoi del pronto soccorso ortopedico. Non ero l’unico in questa situazione, purtroppo. C’erano anche altri pazienti e con patologie più grave della mia. Nessuno era su una barella, ma tutti in letti. Ma non cambia la sostanza. Non è pensabile che il tempo di trasferimento in reparto sia superiore a quello della diagnosi e prima cura. Quelle 4 ore e passa hanno messo in secondo piano l’ottimo lavoro svolto primo. Non solo: quelle oltre 4 ore denunciano una evidente carenza organizzativa nel passaggio del paziente da un reparto ad un altro. Infatti, una cosa è concludere il percorso in 4/5 ore, altra cosa in 8\10 ore.

Appunto,  un problema di pit stop. L’opinione più gettonata fra pazienti e loro famigliari era: “Se succede questo in Emilia Romagna dove la sanità funziona, figurati cosa succede in altri parti d’Italia”. Insomma, alleniamoci con più impegno nei pit stop.

Seconda segnalazione. Il wi fi è ormai uno strumento quotidiano per tutti. Ma non in ospedale. Lì non ti puoi collegare. Il nostro ospedale è tutto cablato, il personale ha le reti di servizio (giustamente), ma non ce n’è una per gli utenti. Per connetterti devi consumare i tuoi giga che, come tutti sanno, sono sempre troppo limitati rispetto alle esigenze. Specie quando c’è tanto tempo da trascorrere in un letto.

Per questo motivo penso che si potrebbe fare un bando, tra tutti i gestori telefonici, per fornire il servizio al costo più basso. Faccio notare che fino a non molto tempo fa si affittavano i televisori per i ricoverati. Un servizio che è stato superato dalle nuove piattaforme internet.

Maurizio Melucci

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