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DAL NORD AFRICA A RIMINI PER FAR NASCERE IL BAMBINO

L’ultima volta che sono andata a trovarla, dopo gli affettuosi saluti, mi ha detto: «Mi raccomando, prenditi cura di tuo marito e di tuo figlio».
Il suo volto scuro, pieno di tantissime rughe, i suoi occhi deboli e quasi gialli e il suo unico dente rimasto che spunta dalla bocca. Da seduta, le sue ginocchia quasi toccano il mento. Le sue mani calde che accarezzano le mie. Così me la ricorderò.

La zia Mannana era la doula (un parola greca che in tutto il mondo definisce la donna che si prende cura di un’altra donna). Per tutta la sua vita ha fatto questo “lavoro” non retribuito. Nel suo Paese del Maghreb era a disposizione di tutte le donne della tribù. Era la ginecologa da consultare e l’ostetrica che assiste ai parti. La chiamavano in tutti gli orari e lei rispondeva senza esitazione. Ha assistito generazioni di donne che avevano bisogno di lei. A quei tempi, raggiungere il primo punto di intervento richiedeva circa un’ora di viaggio a piedi oppure su di un animale. Le strade spesso erano interrotte. Le macchine o altri mezzi di trasporto si vedevano di rado. Naturalmente il tasso di mortalità tra le donne e i neonati era alto.

Negli ultimi anni questa figura è stata emarginata e superata. È successo in Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Libia. Le donne gravide si rivolgono ai medici specializzati. Gli ospedali si sono attrezzati per fornire prima assistenza alle donne.
La sanità moderna, più efficiente e sicura, ha cancellato la doula. Ma è una sanità privata, sia in generale e nella neonatologia in particolare. E il costo delle visite private di cui ha bisogno una donna in gravidanza sono molto alti: dai 20 ai 25 euro. In Paesi dove lo stipendio mensile di un operaio non arriva ai 200 euro e il tasso di disoccupazione è alle stelle, questa spesa diventa un peso per ogni famiglia.

E così la signora N. ha scelto di dare alla luce suo terzo figlio a Rimini. Durante il suo soggiorno nel Paese d’origine ha seguito tutte le visite in privato, ma il parto ha scelto di farlo in Italia. E non perché sia più conveniente. Mi ha parlato a lungo della situazione nella sua città natale. Secondo lei le cliniche private si approfittano delle neo mamme per condurle a fare il parto cesario: così dovranno pagare tra 400 e 500 euro.

Durante il suo ricovero nell’ospedale di Rimini ha apprezzato molto l’attenzione a lei dedicata da parte del personale sanitario e continua a ripetere: «Nella mia città dimenticati questi comportamenti».
Ha scelto di rinunciare alla presenza dei famigliari, ai piatti tipici preparati per l’occasione e a tanto altro che non troverà qua. Ma ha scelto un posto sicuro per rivivere la sua maternità.

Fatima Berrima

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