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MA DAVVERO IL LATTE FA MALE?

Sono comparsi recentemente in letteratura medica e su alcuni articoli di stampa alcune recensioni che mettono in risalto gli effetti negativi per la salute del latte e dei suoi derivati, quali yogurt, formaggi freschi e conservati. Addirittura si paventa la possibilità che possano aumentare la insorgenza di tumori, quindi un rilievo non da poco.

L’incriminato principale sarebbe la proteina Caseina, una dei componenti fondamentali del latte e dei prodotti derivati.

Questa proteina è infatti presente per il 28% nel latte materno e per il 70% nel latte vaccino, quello prodotto dalla mucca, da cui derivano il latte per uso umano nel bambino e nell’adulto e tutti i derivati, come yogurt, mozzarella, formaggi freschi e stagionati, compreso il grana.

Ma è vera questa affermazione e da dove provengono le sue evidenze scientifiche?

LE EVIDENZE SUL PERCHÉ IL LATTE POTREBBE PRODURRE NOCIVITÀ

Gli articoli di stampa che hanno messo in risalto la nocività del latte risalgono a pubblicazioni ripresentate in un incontro sull’argomento che si è svolto recentemente a Abano Terme nel novembre 2015, relatore il Dr. Colin Campbell, un esperto nutrizionista americano. Il Dr. Campbell per la verità sostiene non da poco tempo, ma da sempre, questo legame fra latte e patologia tumorale e lo fa appunto in riferimento alla Caseina. Ha scritto alcuni articoli scientifici sull’argomento e numerose informazioni divulgative in libri di cui ha curato la stampa e la pubblicizzazione. Le sue osservazioni si basano principalmente su due evidenze scientifiche, una di laboratorio e una epidemiologica (statistica).

La prima si riferisce a una esperienza condotta sui topi, che ha mostrato come l’alimentazione di due gruppi di animali, uno con una dieta ricca di caseina e uno senza, produce una percentuale del 20% maggiore di tumori proprio nei topi alimentati con Caseina.

Il secondo è uno studio epidemiologico condotto in Cina su una popolazione rurale in 168 villaggi cinesi con 367 tipi di items (cioè informazioni, in questo caso su argomenti alimentari). L’analisi statistica dei dati farebbe emergere una minore frequenza di neoplasie nelle popolazioni di queste aree, che hanno, come evidenziato nella ricerca epidemiologica, un minore consumo di latte e latticini e di conseguenza, sostiene Campbell, una minore incidenza di tumori, in particolare quella della mammella.In Cina d’altronde il tumore della mammella appare essere notoriamente di molto inferiore rispetto alla popolazione nord-occidentale:1/5 circa dei casi rispetto a noi.

L’assunto appare molto semplice: minore consumo di latte e latticini, minore assunzione di Caseina, minore cancro della mammella, quindi la Caseina (e il latte e derivati) è responsabile del tumore della mammella nei Paesi occidentali e di altre neoplasie, ove latte e latticini sono utilizzati con molta maggiore frequenza.

LE EVIDENZE SUL PERCHÉ IL LATTE NON PRODUCE NOCIVITÀ

Gli studi di Campbell sono stati fortemente criticati dalla comunità scientifica internazionale.

Riguardo al primo lavoro sui topi, la maggior parte dei ricercatori lo trova molto carente, sulla base di numerose osservazioni. Come primo argomento, per quanto vi siano somiglianze genetiche importanti fra uomo e topo, la distanza evolutiva fra le due creature è di milioni di anni e quindi applicare direttamente all’uomo un’osservazione derivante dalla sperimentazione animale, così rapidamente, scientificamente parlando, appare inappropriato.

Sono stati molti infatti i farmaci che nella sperimentazione animale (topi in particolare) hanno funzionato molto bene per diverse patologie del topo stesso, compresi i tumori, per poi rivelarsi un disastro nei risultati terapeutici sull’uomo.

La sperimentazione animale sul topo, osservano i ricercatori, va quindi utilizzata per aprire strade nuove, vista la vicinanza genetica, ma poi deve trovare conferma in un lungo cammino scientifico che ha numerose fasi di ricerca (Fase 1, 2 e 3) in cui in media solo una molecola su tante esaminate si dimostra valevole di essere sviluppata perché efficace nell’uomo. Lo studio di Campbell si è invece fermato alla prima tappa e non è corredato da tutti i numerosi e necessari passaggi successivi.

Come seconda osservazione, si è inoltre dimostrato, sempre in laboratorio, che se si aggiungono altre proteine alla dieta dei topi, ad esempio la Lisina (un amminoacido) al posto della Caseina, si verifica lo stesso fenomeno,  e cioè l’aumento di patologie anche tumorali.

La verità allora è un altra: una dieta ipercalorica e iperproteica, di qualsiasi tipo, può aumentare l’incidenza del cancro: nel topo!

Il secondo studio, quello epidemiologico in Cina, è pure esso soggetto a numerose contestazioni scientifiche. Osservano sempre vari ricercatori che gli studi sull’alimentazione sono in genere molto complessi. Vi sono per esempio molti “fattori di confondimento” (es. fumo e numerose altre abitudini personali, fattori sociali e legati alle caratteristiche locali) e fare una equazione così semplice, poco latte e latticini nell’alimentazione = assenza di neoplasie, o al contrario molto latte, molte neoplasie, appare del tutto inappropiato.

Ciò mi ricorda un’associazione errata che un ricercatore famoso fece alcuni decenni orsono sul cancro dello stomaco in Romagna. E’ notorio che il cancro gastrico era, in Romagna, fra quelli con il più alto numero di pazienti.L’associazione fu: in Romagna si usano molti pesticidi, il cancro gastrico è molto frequente, quindi i pesticidi causano il cancro dello stomaco.

Nulla di più errato.

Ciò non toglie che i pesticidi abbiano una loro tossicità: non sullo stomaco, però.

Studi epidemiologici più approfonditi fecero giustizia di questa errata correlazione: era la dieta nel suo complesso la vera responsabile della maggiore frequenza del cancro gastrico in Romagna, per la ricchezza di cibi conservati con salatura e affumicatura (nel passato) e le acque ricche di nitriti e nitrati (acqua dei pozzi artesiani spesso utilizzata in campagna e collina come fonti idriche alimentari) la vera responsabile di una parte delle neoplasie dello stomaco.

La conservazione del cibo con la refrigerazione (il frigo) e l’acqua potabile portata nelle case (Romagna Acque) furono le vere ‘medicine’, che fecero calare rapidamente l’incidenza del tumore dello stomaco in contemporanea alla modifica delle abitudini alimentari.

Quindi, nella popolazione cinese era la dieta ‘povera’, sostiene la maggior parte di ricercatori, ricca di fibre, frutta e verdure, la vera protettrice dall’incidenza delle numerose patologie tumorali, compreso quella della mammella.

E infatti gli attuali studi epidemiologici hanno mostrato che una dieta occidentale con eccesso di proteine derivanti dal mondo animale, compresi quindi anche i latticini e il latte, può essere la causa di un aumento peraltro modesto del cancro della prostata nell’uomo, della mammella nella donna e del colon con maggiore valenza.

Non va dimenticato poi che la vita media nei Paesi occidentali appare di molto superiore alle popolazioni rurali della Cina, quindi l’aumento delle neoplasie appariva correlato anche all’aumento della vita media, in Occidente molto più alta rispetto alla Cina rurale.

Parlando del latte, deve essere considerato anche un lieve maggior apporto di estrogeni, di una sostanza chiamata IGF e di eventuali contaminanti (pesticidi e aflatossine). Questi sono ancora altri elementi citati a favore della tesi del latte come possibile portatore di patologie. Ma non si può non sottacere il fatto che nel latte siano presenti anche numerose sostanze che la scienza considera anti-cancerogene: la Vitamina D, il Calcio, l’acido Butirrico, la Lattoferrina.

Come si può poi non citare il grande valore nutritivo del latte durante il primo anno di vita dell’uomo? Il latte (quello materno in particolare, ma anche il vaccino) in questo periodo dell’esistenza rappresenta elemento fondamentale per lo sviluppo dei bimbi.

E non vi sono certamente articoli di letteratura che riportino patologie infantili legate al latte, anche neoplasie. Anzi, tutto il contrario. Tutti gli scienziati sottolineano unanimemente l’utilità di questo alimento per la crescita del bambino.

DALLE EVIDENZE AL BUON SENSO

occorre diminuire il contenuto calorico della nostra dieta, diminuire l’apporto proteico e di grassi dal mondo animale (pesce escluso), aumentare l’apporto di cibi non raffinati e integrali (quindi più fibre), aumentare l’apporto di frutta e verdura, in particolare fresca.Non si può allora non concludere che il problema del latte rientri nel capitolo più vasto della buona alimentazione. La scienza ha più volte sottolineato che l’alimentazione occidentale è in media una dieta troppo ricca in proteine animali (non quelle del mare) e di grassi, sempre animali.  E’ una dieta ipercalorica (troppe calorie, in eccesso rispetto ai nostri bisogni), povera di fibre, di frutta e verdura.

La nostra storia evolutiva è invece quella, nel lontano passato, di popoli di raccoglitori e poi di agricoltori e i nostri geni si sono modellati nel corso di milioni di anni su queste abitudini dietetiche: al contrario di noi, tantissime fibre, verdure e frutta.

Valgono allora i concetti più volte espressi per quanto si riferisce alla dieta occidentale: occorre diminuire il contenuto calorico della nostra dieta, diminuire l’apporto proteico e di grassi dal mondo animale (pesce escluso), aumentare l’apporto di cibi non raffinati e integrali (quindi più fibre), aumentare l’apporto di frutta e verdura, in particolare fresca.

In questo concetto va inserito il ragionamento sul latte e i latticini: non eccedere nel loro consumo, non devono essere parte preponderante della dieta quotidiana, nell’adulto e nei pazienti operati di neoplasia.

IL CONTROLLO DEGLI ALIMENTI

Un discorso va fatto sui controlli degli alimenti: in questo mondo globalizzato, in cui spesso non riusciamo a controllare la provenienza del cibo, un’alimentazione prevalentemente a km zero non sarebbe male. In alternativa, i controlli sanitari sui cibi sono più che necessari.  Controlli che devono essere severi e precisi (per pesticidi, aflatossine e ormoni). E non solo per il latte, ma anche per le carni e in genere per tutti i cibi.

Possiamo concludere quindi che il latte e i latticini, se ben utilizzati, nel contesto della dieta mediterranea non solo non sono nocivi, ma anzi possono essere utili per il loro apporto in sostanze importanti per l’adulto e in particolare per adolescenti e bambini.

Un buon bicchiere o una tazza di buon latte al giorno quindi…non fa male, anzi fa bene.

Alberto Ravaioli

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