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Il decreto per il ponte di Genova inquina l’Adriatico

Il decreto legislativo 109/2018, meglio conosciuto come Decreto Genova “che consente lo spandimento di fanghi provenienti dagli impianti di depurazione nei campi può avere l’effetto di aumentare la concentrazione di azoto nei terreni e nei corpi idrici, un aumento potenzialmente nocivo anche all’equilibrio dei nutrienti presenti in mare”. Lo ha detto ieri a Cesenatico il professor Pierluigi Viaroli, Ordinario di Scienze Chimiche e della Sostenibilità Ambientale all’Università di Parma, partecipando insieme ad altri scienziati e biologi marini all’incontro tecnico su “Tendenze evolutive dello stato trofico e biologico dell’Adriatico con riferimento agli stock ittici”, un tavolo di lavoro aperto al Centro Ricerche Marine di Cesenatico su un progetto Flag Costa dell’Emilia Romagna.

“Il carico antropico dei 17 milioni di persone che abitano nella Pianura Padana – ha detto Viaroli -, i 6 milioni di suini, i 3 milioni di bovini e i circa 50 milioni di specie avicole presenti in quest’area – allevamenti che producono più del 50 per cento del pil della zootecnia italiana – insieme al calo di produzione del grano e all’aumento di coltivazioni di mais e riso, che richiedono più acqua, hanno determinato un significativo aumento, negli anni, di nitrati che penetrano nelle falde e si riversano nei corpi idrici per poi finire in mare”.

Dati alla mano, Viaroli, parlando delle qualità delle acque, delle pressioni antropiche e uso del suolo nel bacino del Po, ha illustrato la trasformazione del sistema agro-zootecnico dell’area padana: “in circa 50 anni – ha detto – abbiamo perso progressivamente circa il 30 per cento del suolo agricolo (da 45mila a 30mila chilometri quadrati), con un conseguente sfasamento idrologico del territorio, sono crollate le coltivazioni di grano e sono quindi state sostituite con quelle di riso e mais, che necessitano di più acqua e che quindi favoriscono rilasci di azoto. Parallelamente è cambiata radicalmente la tipologia di allevamento con la crescita esponenziale del numero di capi suini (+385% dal 1950 a oggi) e progressivo declino di quelli bovini (-42%)”.

E in effetti, l’aumento di azoto riversato in Adriatico e il calo di fosforo registrato dagli scienziati negli ultimi 30 anni è uno dei temi al centro del tavolo di lavoro al quale hanno partecipato anche produttori ittici e mitilicoltori dell’Adriatico, oltre che biologi marini come Franco Giovanardi, già ricercatore Ispra ed esperto di eutrofizzazione marina, Carla Rita Ferrari, responsabile della struttura operativa Arpae-Daphne, Attilio Rinaldi, Presidente del Centro Ricerche Marine di Cesenatico, Giuseppe Prioli, Presidente dell’Associazione Europea dei Mitilicoltori e Alberto Santojanni del CNR di Ancona.

Un tavolo di lavoro chiamato a far luce, nei prossimi mesi, sulle modificazioni dell’ecosistema marino, dalla pesca all’acquacoltura, dall’eutrofizzazione al carico di nutrienti che si riversano in Adriatico, e che già, dalle prime battute, offre innumerevoli spunti di riflessione.

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