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Dedicato a Isa Perazzini la mamma di Marco Pesaresi. Conosce il valore della vita e sa cosa farne

Il treno svolge una particolare funzione sociale, non sposta semplicemente gli individui, ma è un generatore casuale di relazioni interpersonali, così come lo è la vita stessa che miscela senza alcuna logica le persone forzando convivenze involontarie ed inattese, a volte utili a volte indifferenti e talvolta sgradite. Così come la vita lascerà scorgere sempre qualche via d’uscita che si potrà, volendo, cogliere al volo.

Per contrastare il disagio, molto frequente nei treni meno eleganti e quasi sempre affollati ci si potrà spostare in corridoio, cambiare scompartimento o vagone, alla fermata successiva si potrà scendere cambiando interamente la compagnia di viaggio, in certi casi estremi cambiare totalmente direzione saltando ogni schema o regola imposta, andando improvvisamente oltre l’ostacolo oppure semplicemente sognarlo, in attesa dell’arrivo alla destinazione prevista lasciandosi dondolare dal movimento regolare e soporifero del treno. Solo sul treno può accadere purché, filtrando con tenacia suoni e odori sulla cui gradevolezza preferisco sorvolare, si riesca effettivamente ad isolarsi. Credetemi: non sarà quasi mai possibile, il treno è l’antitesi dell’isolamento.

Non si può certo paragonare il treno ad una nave o un aereo. Lì si è davvero prigionieri fino al raggiungimento dello scalo successivo e pur disponendo di spazi ampi, come sulle navi, il confine rigidamente imposto non consente via di scampo. Il treno non è nemmeno comparabile con automobili, scooter e motociclette dove la percezione di libertà condizionata è massima. Vietato distrarsi e il viaggio di frequente in solitudine, impone limitazioni sopportabili solo per una breve durata. Se consentisse di coprire lunghi spazi in tempi brevi solo la bicicletta incarnerebbe quanto di meglio vi sia nel concetto di libertà. I maggiori scrittori e giornalisti ne hanno decantato ogni virtù possibile. Con la bicicletta si va ovunque, la si può persino portare sul treno.

Ma non serve divagare sui mezzi di trasporto, il punto focale è la metafora psicosociale vita-treno, che ci piaccia o no viviamo di relazioni interpersonali e siamo sempre in movimento, in una direzione o in quella contraria, seguendo schemi previsti o casuali o imprevedibili. Per alcuni il viaggio cambierà poco o nulla fino all’arrivo, per altri qualche significativa variazione e per altri ancora un saltare vorticoso qua e là. Talvolta ci saranno brevi pause, ritardi, imprevisti, ma poche illusioni, si dovrà prestare sempre la massima attenzione, in attesa di scoprire cosa mai potrà capitare nella stazione successiva. 

Sarà un lusso riservato a pochi quello di potersi abbandonare seguendo l’istinto e la curiosità avvolgendosi nella condivisione totale di suoni, odori, miasmi, temperature, valige, vestiti, oggetti, telefonate, voci, annunci, sole, luna, intemperie, case, strade, campi, boschi, mare, monti, salute, malattie, psicosi, follie, volti, corpi, storie, vite.

Capacità rara di pochissimi quella di essere permeabili alla casualità, variabile continua dell’apparente monotonia del gesto quotidiano, osservando senza pregiudizio le situazioni che ci coinvolgono, riuscendo a filtrare le più remote sensazioni e fissando nella memoria l’emozione piena che si prova anche solo con un gesto, uno sguardo, un saluto. Si, relazioni tra vivi, le sole che abbiano valore e motivo di essere conservate, i soli valori reali che permettono ad ogni essere umano di valutare la qualità della propria vita.

Capacità unica quella di vivere intensamente ogni momento sapendo elaborare, descrivere e raccontare con efficacia quanto appreso dalla vita; compito arduo spendersi condividendo il più possibile la conoscenza, indubbiamente la funzione più bella ed appagante per ogni essere umano.

Daniele Bacchi

Isa Perazzini è la mamma di Marco Pesaresi, fotografo (Rimini 1964-2001), narratore per immagini delle vite degli altri e della sua Rimini.

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