Home > Intervista > Noi del Kitesurf che voliamo fra mare e cielo

Noi del Kitesurf che voliamo fra mare e cielo

Farsi trasportare dal vento, sull’acqua. Bastano una tavola e un aquilone e possiamo letteralmente volare sull’oceano. No, non è pura immaginazione, ma realtà e si chiama Kitesurf: dall’inglese Kite (aquilone) e dal verbo to Surf (navigare). Questa pratica sportiva che unisce due discipline diverse come l’aquilonismo e il surf, ha avuto la sua evoluzione a metà degli anni ’90, grazie a Jimmy Lewis, famoso shaper hawaiano, che iniziò a sperimentare le prime tavole bidirezionali da Kitesurf, e a Lou Wainman che riuscì a sviluppare in maniera concreta il primo bidirezionale funzionale. Poi, nel 1999, arrivarono le ricerche dei fratelli francesi Bruno e Dominique Legaignoux, che resero questo sport più sicuro, praticabile e accessibile.

Uno dei massimi esponenti di questa disciplina è un italiano, più precisamente un riccionese. Si chiama Alberto Rondina e ha 28 anni. Ha partecipato a molte gare sia nazionali che internazionali, collezionando un discreto numero di trofei e soddisfazioni personali. Ma, a questo professionista del Kitesurf, l’unica sfida che interessa davvero è quello con se stesso e con il vento.

kite2

In che cosa consiste esattamente il Kitesurf?

«Il Kitesurf è uno sport che si pratica planando sull’acqua, tirati da un Kite (aquilone), al quale si è collegati con una barra, con dei cavi lunghi circa 25 metri. Il kite, a differenza dello sci nautico, è silenzioso e non inquina. Si sente solo il fruscio della tavola che va sull’acqua e del vento che ti accarezza la pelle».

Quando hai scoperto questo mondo?

«Ho conosciuto questo sport a 11 anni, durante una vacanza alle Hawaii con la mia famiglia. Mio babbo è un windsurfista e, da bambino, tutte le vacanze le trascorrevo praticando spot ventosi. Proprio quell’anno, alle Hawaii, è scoccata la scintilla. Vivendo a Riccione, alto Adriatico con vento leggero e zero onde, era lo sport giusto per me. Anche il Surf mi piace molto e adesso che sono sempre in viaggio per il mondo ho sempre una tavola a portata di mano».

kite3

Cosa si prova a sfrecciare sull’acqua in quel modo?

«Planare sull’acqua è una sensazione bellissima e difficile da descrivere… bisogna provarla».

kite5

Quanti praticano Kitesurf da queste parti? E in Italia?

«In Italia, i praticanti di Kite sono circa 30 mila e anche nella nostra zona è abbastanza diffuso».

Ci sono anche donne nel Kitesurf?

«Sì, anche se non sono tantissime. Comunque non è uno sport di forza ed essendo più tecnico è accessibile a tutti».

Quali risultati hai raggiunto in questo sport?

«Sono stato 4 volte Campione Italiano (2006/2007/2008/2009 ); nel 2010 Campione Europeo e nel 2012 sono arrivato terzo nel Campionato del Mondo. Dall’anno scorso ho smesso di competere e mi sto dedicando alla promozione di questo bellissimo sport! Quando andavo in gara, comunque, mi allenavo tanto nei mesi invernali e poi, quando iniziava il campionato, c’erano sempre 3/4 ore al giorno di allenamento in acqua oltre alla preparazione a secco, ovvero fuori dall’acqua».

kite4

È uno sport competitivo? Tu come lo vivi?

«Si dice sempre che l’importante è partecipare, però, vincere è davvero una grande emozione! Purtroppo non sempre si vince e bisogna imparare a convivere anche con l’emozione di aver fatto una grande gara, di aver dato il massimo e arrivare secondo. Quando si gareggia, anche se si compete contro un amico, si cerca sempre di vincere: la competitività è una cosa che ti viene da dentro e, piano piano, partecipando alle gare, si entra in modalità agonistica».

Quanto conta l’età per praticare questa disciplina?

«Ho iniziato a gareggiare a 14 anni in una specialità, il free-style, abbastanza estrema e adesso che ne ho 28 ho lasciato il posto ai più giovani. Comunque, non ho assolutamente smesso di divertirmi, navigando con i miei kite e le mie tavole. Anche in questa fase della mia vita, c’è un lato positivo: non devo più allenarmi per manovre particolari e complesse, ma posso gustarmi questo sport a 360′ e chissà che, un giorno, non mi torni la voglia di gareggiare in un’altra specialità. Mai dire mai!».

Nicola Luccarelli

Scroll Up