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Dell’omologazione dei seni

Il fatto che i monokini siano passati di moda sulle nostre spiagge può anche dipendere dalla standardizzazione del seno ad opera del bisturi. La vanità infatti ci induce a esibire soltanto ciò che ci distingue da tutti gli altri. Di conseguenza ora che le ragazze ce l’hanno quasi tutte identico non c’è più motivo di vantarsene.

Dopo la liberalizzazione post sessantottina e prima dell’avvento della mastoplastica ricostruttiva e additiva a ostentarli in topless sul litorale Adriatico c’erano, ovviamente, soltanto le privilegiate da madre Natura. E se un ragazzo aveva la fortuna di imbattersi in una di esse, poteva sorvolare anche su un naso troppo lungo o due gambette troppo corte.

Questo ‘dono per grazia ricevuta’ rappresentava dunque, per la detentrice, una vera sinecura. E c’erano anche i fortunati che si imbattevano nell’Araba Fenice, nel mitico modello Corindone. Che, per chi non lo sapesse, è il minerale ‘durezza nove’ in grado di scalfire anche il diamante…

Beh, ai giovani d’oggi certe emozioni sono ormai precluse. Tutte identiche, fredde, omologate. Tutte corindone. Anzi, silicone. Non c’è più varietà, scoperta, confronto, dibattito, invidia, competizione, concorrenza…

E che dire delle attuali, misconosciute ex monopoliste? Che tristezza la democrazia delle tette, la parità toracica per via chirurgica, la fine della meritocrazia! Che frustrazione, che rabbia, per la maggiorata naturale, sentirsi chiedere dalla vicina d’ombrellone nome e indirizzo della clinica che ha operato il miracolo! E che dire delle dive divette, veline e copertine che in TV affermano che ce l’hanno sempre avuto così anche se tutti sanno che non è vero?

Resta comunque il fatto che quasi nessuno è oggi in grado di cogliere le differenze tra l’opera della Mamma e quella del Chirurgo Plastico valutando sapientemente al tatto il calore, il peso, la consistenza, la reazione ai movimenti ondulatori e sussultori del seno che si sospetta truccato…

Ai pochi esperti tettologi, quasi tutti autodidatti, dovrebbe pertanto essere consentito (previa iscrizione ad apposito Albo) di rilasciare valida certificazione di “prodotto biologico naturale tastato in laboratorio”. Sarebbe la rivincita delle umiliate ex monopoliste, e una garanzia per chi – ignaro del vissuto della compagna – ne teme lo scoppio delle protesi nell’ambiente pressurizzato di un aereo.

Giuliano Bonizzato

(Da ‘Il sorriso della Motociclista’ 2021 Ed. Il Ponte Vecchio. In libreria e su Amazon)

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