Demanio contro imprese: a rischio chiusura darsena e Publiphono
12 Aprile 2026 / Maurizio Melucci
Demanio contro imprese: a rischio chiusura darsena e Publiphono
C’è un filo rosso che lega due vicende diverse ma con lo stesso rischio: mettere in crisi, fino a farle sparire, realtà fondamentali per il sistema turistico riminese. Da una parte Marina Blu, concessionaria della darsena; dall’altra Publiphono, la storica “voce della spiaggia”. In mezzo, un problema sempre più evidente: il rapporto distorto tra imprese e apparato pubblico.
Nel caso della darsena, si arriva al paradosso. Marina Blu è sotto pignoramento per canoni che più recenti sentenze della Corte d’Appello di Bologna considerano non dovuti. Nonostante questo, l’azione del Demanio prosegue, con il rischio concreto di mandare in default una società che gestisce un’infrastruttura strategica per economia, lavoro e sicurezza.
Situazione diversa, ma logica simile, per Publiphono. Un servizio unico, che nel 2025 ha permesso di ritrovare oltre 700 persone sulla spiaggia, rischia di sparire per un aumento dei canoni passato da poche migliaia a oltre 260mila euro complessivi (compresi gli arretrati). Un salto insostenibile, aggravato dal calo degli introiti pubblicitari.
Due casi che mostrano lo stesso problema: interpretazioni rigide e discutibili delle norme sui canoni demaniali producono effetti sproporzionati rispetto alla realtà economica. Non è il principio del pagamento a essere in discussione, ma il modo in cui viene applicato.
In questo quadro, anche il livello locale può e deve fare di più. Il Comune non può limitarsi a subire decisioni o applicarle automaticamente: serve un ruolo politico, capace di difendere imprese e servizi che sono parte integrante dell’attrattività del territorio.
Perché il rischio è evidente: non aziende che falliscono per il mercato, ma attività schiacciate da regole applicate senza equilibrio. E per una realtà turistica come Rimini, è un problema tutt’altro che secondario.

Rimini prima, ma in un altro campionato
Rimini è tornata in testa. I numeri del 2025 parlano chiaro: oltre 7,1 milioni di presenze, unica località balneare italiana sopra quella soglia. Il sindaco rivendica la leadership nazionale. Tutto corretto, sul piano aritmetico. Ma fermarsi qui rischia di raccontare solo una parte della storia.
Il confronto con Cavallino-Treporti, ferma a circa 6,8 milioni di presenze, non è tra modelli equivalenti. Da una parte una città complessa, che somma mare, fiere, congressi ed eventi tutto l’anno. Dall’altra una località altamente specializzata nel turismo open-air, con una stagionalità marcata ma una forte capacità di concentrare valore.
Se si guarda al turismo balneare puro, cioè ai mesi estivi, il quadro cambia: tra giugno e settembre Cavallino supera Rimini con circa 5,9 milioni di presenze contro poco più di 5 milioni. Rimini vince sul totale annuo perché può contare su flussi extra-balneari. Cavallino no, eppure resta quasi alla pari.
Conta anche la composizione della domanda. Cavallino è una delle destinazioni più internazionali d’Europa, con circa l’80% di stranieri e permanenze lunghe. Rimini resta più legata al mercato italiano, con soggiorni brevi. Questo implica più arrivi, più pressione e una diversa struttura economica.
Dire che Rimini è la prima località balneare d’Italia è quindi formalmente corretto, ma sostanzialmente discutibile. Nel balneare puro Cavallino mostra performance superiori. E il fatto che una realtà più piccola e senza turismo congressuale riesca a competere quasi alla pari è il dato più significativo.
I numeri raccontano due modelli diversi, che giocano partite diverse. E forse è proprio questo il limite del confronto: classifiche tra sistemi così lontani servono più a costruire narrazioni che a capire davvero il turismo. Non aiutano a leggere i problemi né a valorizzare le eccellenze della Riviera romagnola, che restano il vero tema.

Cattolica piena di turisti, ma per l’opposizione è colpa del sole
Pasqua, sole pieno, Riviera affollata. Succede da sempre. Ma a Cattolica c’è chi riesce comunque a trovare il problema.
Il consigliere Riccardo Franca (Alleanza Civica) spiega che sì, la gente c’era, ma non grazie agli eventi: merito del meteo. In pratica, ha scoperto che con il sole ad aprile il mare si riempie e con la pioggia no. Una rivelazione che sulla costa conoscono da qualche generazione.
Poi il resto: ulivi fuori posto, enogastronomia sbagliata, turisti che passeggiano ma non abbastanza coinvolti. Insomma, c’è gente ma non va bene lo stesso.
La realtà è molto meno complicata: Pasqua bassa, bel tempo, Riviera piena. Se piove, tutti a casa o in altre località turistiche della montagna o delle città d’arte. Non serve un’analisi politica, basta guardare il cielo.
Ma si sa, quando il sole non basta a scaldare le polemiche, ci pensa l’opposizione.

Il consigliere di minoranza Riccardo Franca
Maurizio Melucci