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Denunce molestie Alpini a Rimini, ministra Bonetti: “Sub-cultura maschile è fuori dalla Costituzione

L’adunanza degli alpini, che per tre giorni ha riempito con oltre 400mila persone Rimini e la riviera romagnola, ha riportato un grande evento nella zona turisticamente più sviluppata d’Italia dopo la pandemia e ha riempito le casse di alberghi, bar e ristoranti.

Ma il grande evento si lascia dietro uno strascico: il gruppo riminese di Non Una di Meno, che da anni si batte contro la violenza di genere, ha infatti invitato a denunciare le molestie sessuali ricevute e il risultato è andato oltre ogni aspettativa.

“Quanto è accaduto, quanto viene riportato dalla cronaca è gravissimo, inaccettabile per le istituzioni e in particolare per uomini che sono e devono essere al servizio dello Stato. L’Italia si fonda sulla piena parità di genere e quindi deve ripudiare con forza quella sub-cultura di prevaricazione del maschile nei confronti del femminile. Quell’utilizzo del femminile come un oggetto che non è davvero compatibile con i principi costituzionali”. Come riferisce l’Agenzia ha detto la ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti sulla vicenda degli alpini a Rai News24

“I comportamenti raccontati da alcune donne sono gravissimi. Episodi che certamente andranno accertati dagli organi competenti – così il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini -, ma che non possono e non devono essere sottovalutati. Episodi, voglio ribadirlo con forza, che sarebbero all’opposto dei valori degli Alpini e di una manifestazione che è celebrazione di solidarietà, principi e bellissime tradizioni”. “È sbagliato – aggiunge – fare generalizzazioni, ma allo stesso tempo non ci deve essere nessuna tolleranza: le molestie e le violenze non devono mai e in nessun caso trovare alcuna giustificazione e vanno condannate senza esitazioni”.

“Prima di ripartire ho parlato con le forze dell’ordine e ho chiesto se ci fossero state denunce. La risposta è stata negativa. E’ chiaro che se ci sono denunce circoscritte e circostanziate prenderemo provvedimenti, ma al momento non ne risultano”. Così il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero. Che però dopo la presentazione della prima denuncia ammette: “Le molestie a Rimini ci sono state. Confermo che prenderemo provvedimenti”.

Intanto la discussione prosegue anche a livello locale. In un nuovo comunicato, Casa Madiba Network, Non Una Di Meno – Rimini e Pride Off scrivono: “Le molestie e i comportamenti offensivi che abbiamo visto e subito nelle strade di Rimini durante l’adunata stanno alla base di una piramide della violenza, dove in cima c’è il femminicidio. Fenomeni come il cat calling, le molestie, i fischi, ecc ecc. sono alla base di questa piramide. Il 22 aprile scorso istituzioni e autorità si dicevano costernate e commosse per l’omicidio di Angela Avitabile, di 62 anni, uccisa dal marito con 12 coltellate nella sua casa a Rimini, ma nulla hanno fatto in termini di prevenzione affinché gli episodi che abbiamo denunciato in questi giorni non accadessero durante l’adunata. Ci domandiamo, da operatrici/tori sociali, come mai non siano state attivate le Unità di Strada di riduzione del danno, che ad es. troviamo ai Free party – quelli tanto condannati e stigmatizzati – pronte ad intervenire per colassi ma anche situazioni di pericolo. Ci domandiamo come mai, non sono state previste misure ad hoc, visti i fatti accaduti nelle precedenti adunate, sottovalutando cosa avrebbe portato la concentrazione di più di 400mila persone in città, autorizzate a fare quello che volevano”.

“La cultura della violenza maschile contro le donne e le persone gender non conforming è permeata nella società ed è legittimata e viene alimentata proprio dalle minimizzazioni che sono state fatte in questi giorni rispetto a certi comportamenti, pochi o molti che siano. Ora, dire a delle ragazzine di 16 anni palpeggiate da uomini adulti, bianchi, in divisa, che dovevano denunciare subito ai presidi di polizia presenti (difficili da distinguere in mezzo alla folla) non solo è ridicolo ma emblematico di come un problema sociale e culturale, quello della violenza, venga relegato solo ed esclusivamente sul piano formale. Non esistono fenomeni extra giuridici, sociali, culturali, tutto si riduce a quel che devono sentenziare le carte, alla sfera meramente legislativa e non profondamente politica e culturale come invece dovrebbe essere”.

“Di questo parla e questo ci restituisce il comunicato della conferenza delle donne del Pd intitolato “No ai toni accusatori e qualunquisti” dove addirittura si dissociano dalle dichiarazioni di Non una di meno, “Intendiamo dissociarci da toni accusatori, tesi a incrementare un clima di polemica generalista e qualunquista, che getta un inaccettabile discredito verso un Corpo dal valore riconosciuto e indiscusso del nostro Esercito”. Inaccettabile discredito è aver lasciato che questi fatti accadessero senza nessuno che intervenisse perché ritenuti comportamenti normali, conformi, leciti. Questa la verità. Leggendo le reazioni, i commenti, gli articoli della stampa, la minimizzazione passa quindi dal considerare questi fatti come “cose innocenti, complimenti, goliardia”.

“Quello che manca però in ogni episodio segnalato, nelle testimonianze video di Fanpage, nelle tantissime testimonianze riprese e pubblicate anche dalla stampa nazionale è il consenso, questo sconosciuto. Resta il fatto che durante l’adunata, a rendere più sicure le strade, il rientro nelle proprie abitazioni, è stato il gruppo di autodifesa promosso da Casa Madiba Network, Non Una Di Meno – Rimini, Pride Off, che ha raccolto testimonianze e dato primo supporto, operando attraverso i telefoni, le chat, i social. Continuando a costruire uno spazio sicuro nelle strade e in rete. Le Istituzioni avrebbero molto da imparare dalle forme di autorganizzazione transfemministe. Sorella io ti credo e non sei sola!”,  concludono Casa Madiba Network, Non Una Di Meno – Rimini e Pride Off.

Da parte sua Marco Tonti, Consigliere comunale di Rimini Coraggiosa, dichiara: “Sono centinaia ormai le dichiarazioni di donne che denunciano di essere state molestate durante il raduno degli alpini a Rimini. Naturalmente l’invito è per tutte loro di denunciare anche formalmente l’accaduto, e se ciò non è possibile la ragione è che non ci sono leggi adeguate. Una di queste leggi poteva essere il DDL Zan che conteneva anche norme contro il sessismo e che è stato ripresentato al senato e che magari, anche dopo questi atti, sarebbe il caso di approvare. Gli atteggiamenti che vengono minimizzati con un “come sei permalosa” o “fatti una risata” devono essere condannati così come le molestie stesse perché si sostituiscono alle emozioni e all’autodeterminazione delle donne. Solo la vittima può percepire la sensazione di privazione di potere e l’incapacità di reagire, e nessun’altra persona può permettersi di pesare o giudicare quei sentimenti. Chi minimizza o strumentalizza queste ferite compie un atto estremamente scorretto e un’ulteriore violenza. Quello cui abbiamo assistito non è purtroppo una novità, altro non è che la conseguenza del senso di impunità che alcuni trovano nelle dinamiche di gregge, alpini o non alpini, e nella disinibizione dell’alcol”.

“Forse un esame di coscienza dovrebbero farlo anche tutte quelle persone che hanno assistito in silenzio a questi atti e non sono intervenute. Non solo per difesa, ma per riportare con i piedi per terra quei soggetti abusanti che approfittano della disparità della situazione per dare sfogo ai loro peggiori istinti: dieci contro una, cliente contro cameriera, militare contro passante. Fargli vedere che sono loro a essere soli dal lato del molestatore e che la comunità si schiera con le molestate sarebbe stato un segno chiaro e una lezione che, forse, non avrebbero dimenticato”, dice Tonti.

Di tutt’altro avviso Valentina Stragliati, consigliere regionale della Lega e capogruppo in Commissione Parità: “Le molestie sono sempre deprecabili ma è ignobile generalizzare: nessuno ha il diritto di mettere in discussione i valori dei nostri Alpini, fondati su onestà, rispetto e spirito di sacrificio. Sabato e domenica scorse ero presente all’adunata ed è stata una bellissima esperienza. Se gli episodi denunciati dovessero essere confermati è giusto che chi ha sbagliato paghi. Ma il nome e la storia del nostro glorioso corpo non possono essere messi in discussione. E’ necessario ricordare, soprattutto a chi strumentalizza questa notizia, che gli Alpini sono da sempre un esempio per gli italiani e non accettiamo nessuna polemica fine a se stessa, senza conferme”.

 

 

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