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IL DESTINO DEL RIMINI FRA RAGIONE E SENTIMENTO

Ragione o sentimento.
E’ appena scaduto il termine per fornire i documenti richiesti dal sindaco Andrea Gnassi a chi si candida per gestire il nuovo Rimini calcio.
Non sappiamo al momento chi ha consegnato questi documenti adempiendo sino in fondo alle richieste fatte e chi no. Possiamo solamente cercare di interpretare e di immaginare che cosa sta per succedere.
Ragione o sentimento, perchè credo che il mandato si giocherà fra questi due stati d’ animo.
Mi spiego, partendo dalla ragione.
La razionalità sono i conti. I quali conti allo stato attuale porterebbero a dire che la categoria adatta a una ripartenza sarebbe l’Eccellenza, viste le disponibilità economiche messe sul piatto dalle realtà e sponsor prettamente riminesi o del circondario.


Ma esistono anche il sentimento, l’ orgoglio, la passione. Insomma tutto quello che fa sperare in una ripartenza più ambiziosa. E quindi che inevitabilmente si appoggi anche su risorse non riminesi, magari messe insieme alle forze locali: farebbe la differenza.
Farebbe – torna a dire la ragione – ma fino a quando? Gli imprenditori e gli sponsor non riminesi, per quanto tempo saranno disposti a impegnarsi?
Perché se uno o più soggetti, forti potenti e seri quanto si vuole, decidono poi di mollare a metà del guado, saremmo punto e a capo.


Quale strada seguire dunque?

Quella di una lunga e paziente crescita di un progetto tutto locale, con tempi assai incerti prima di vedere traguardi importanti?

Oppure dare ascolto alla passione e fidarsi di un progetto che porrebbe la ripartenza ad un livello già più alto, ma con grosse incognite nel medio e lungo periodo?
La scelta non è davvero semplice. Stavolta o si fanno le cose per bene o si rischia di dare un addio molto molto lungo al calcio di un certo livello.
Come sia, azzardo a dare dei nomi sia alla ragione che al sentimento.


La ragione è il progetto di Grassi, che mi risulta essere il più robusto tra le due o tre proposte che sono arrivate da soggetti locali per ripartire, ormai è chiaro, dall’Eccellenza.


Il sentimento è la “cordata umbra” che, non a caso, sentiamo nominare da tempo e più precisamente da quando si è cominciato a sussurrare di Serie D.
Posso sbagliare, ma secondo me l’alternativa sta tutta qui e a meno di clamorose sorprese.


Che vinca la ragione o che vinca il sentimento, alla fine però, almeno per me, cambierà poco: io sarò al mio posto sui gradoni del Neri.

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