Una settimana densa di notizie clamorose – bombardamenti, sinistre avvisaglie di recessione mondiali, terremoti politici e sconvolgenti casi di cronaca – si è conclusa con l’evento più inaspettato e spiazzante di tutti, eccettuato Trump che rinsavisce e decide che è più saggio mollare la Casa Bianca e tornare a giocare a golf.
L’annuncio sembrava la più fake delle fake news, o una sparata pubblicitaria per una nuova serie di cappa e spada: “Ritrovati i resti di d’Artagnan”. E invece, a quanto pare, è tutto vero: a Maastricht, dal pavimento crollato della chiesa dei santi Pietro e Paolo, è emerso uno scheletro che potrebbe appartenere al più giovane membro dei moschettieri protagonisti del romanzo di Alexandre Dumas, il più famoso mai partorito dall’immaginario occidentale prima dei Fantastici quattro della Marvel. Che in realtà, non era solo frutto di fantasia: d’Artagnan era il soprannome di un personaggio realmente vissuto, Charles de Batz de Castelmore, vero comandante dei moschettieri, spia internazionale, uomo di fiducia del giovane re Luigi XIV e amico personale del cardinal Mazzarino. Il nobile guascone (i moschettieri provenivano tutti dalla Guascogna e dalla regione dei Pirenei) sarebbe morto nel 1663 proprio durante l’assedio di Maastricht, una delle ultime operazioni della guerra franco-olandese che si concluse poco dopo, con la vittoria francese sancita dalla pace di Nimega.
Gli archeologi sono quasi sicuri che le ossa rinvenute nella chiesa di Maastricht appartengano a d’Artagnan: lo dimostrerebbero una pallottola di moschetto collocata all’altezza del torace, una moneta francese del 1660, e la posizione della sepoltura rispetto all’altare, che denota il prestigio sociale del defunto. La chiesa stessa, poi, era adiacente all’accampamento francese, e nel pieno di una guerra era il luogo più pratico per inumare un caduto prestigioso. A causa della stessa concitazione bellica, non si pensò a registrare il funerale negli archivi parrocchiali. La scienza permetterà di accertare l’identità dello scheletro: il Dna estratto dai denti viene attualmente analizzato in Germania e sarà messo a confronto con quello dei discendenti viventi di Batz de Castelmore, mentre le ossa sono sotto esame per stabilirne sesso, età e provenienza. Se sarà così, spero che si scaverà anche il resto del pavimento in cerca dei suoi compagni di mille avventure, Athos, Porthos e Aramis, uno per tutti e tutti per uno anche sottoterra.
Non so a voi, ma a me la notizia ha allargato il cuore. Dal 1844, anno d’uscita della prima puntata del capolavoro di Dumas, generazioni di europei (e non solo) sono cresciute con i quattro moschettieri, declinati in libri, fumetti, film e telefilm, fra duelli dietro il convento delle Carmelitane, puntali di diamanti rubati, avventuriere marchiate a fuoco dal boia di Lilla e agguati all’arma bianca sulla via per Calais. La ricomparsa del moschettiere più famoso, coraggioso e amato, una vera e propria icona della cultura popolare occidentale, ci ricorda che non siamo sempre stati così cinici, depressi e senza fantasia. Ci abbiamo creduto davvero nell’”uno per tutti e tutti per uno” e nel bene che, pur rocambolescamente, alla fine trionfa sul male. Poi, a un certo punto, ci siamo convinti che erano solo favole, e che diventare adulti significava passare dalla parte del perfido cardinale di Richelieu. Ma le ossa di Maastricht ci dicono il contrario: era tutto vero, e vale la pena di tornare a duellare con i cattivi di ogni specie. Diavolo di un d’Artagnan: arriva sempre al momento giusto.
Lia Celi