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Diciotto bandiere ombra per dribblare il fisco, sanzioni GdF Rimini per 800mila euro

Bandiere ombra nei porti romagnoli per nascondere i redditi. O semplicemente per risparmiare sui costi di gestione, iscrivendo la propria barca nei registri navali di Paesi dove sono meno onerosi. I militari del Reparto Operativo Aeronavale di Rimini hanno concluso nei giorni scorsi un’attività di “monitoraggio fiscale” di numerose imbarcazioni da diporto battenti bandiera estera di proprietà di cittadini emiliano romagnoli, alcuni dei quali riminesi, ormeggiate nei porti turistici di Rimini, Riccione, Porto Verde a Misano.

Negli ultimi anni, spiegano le Fiamme Gialle, è sempre più frequente il fenomeno della cosiddetta “Flagging out”, per cui alcuni possessori di imbarcazioni da diporto, anche per fini commerciali, starebbero dismettendo la bandiera nazionale italiana per iscriverle presso registri di paesi stranieri, con l’intento di sottrarsi alle normative fiscali, commerciali e di sicurezza della navigazione con conseguente riduzione delle spese di gestione.

Anche pescatori sportivi che si volevano inoltrare in alto mare hanno trovato utile questo escamotage: dal 2015 infatti non è più consentito ai natanti, cioè agli scafi fino a 10 metri, di oltrepassare il limite delle acque territoriali a 12 miglia dalla costa, mentre solitamente per questi scopi vengono impiegati mezzi piuttosto piccoli anche se dotati di ptenti motori.

Ma contrariamenente alle classiche bandiere dei paradisi fiscali, come Panama, Isole Vergini o Tonga, issate principalmente da società di armatori, in questa indagine ha riguardato le persone fisiche e sono spuntate soprattutto quelle di Paesi della UE: Belgio, Francia, Polonia. Là è consentita l’iscrizione anche a cittadini stranieri, mentre non tutti gli stati comunitari lo permettono.

Fatto sta che questi beni non erano stati dichiarati al fisco. Le barche non sono soggette a una tassazione particolare, ma il loro possesso può essere un significativo indicatore di reddito quando abbiano grande valore. E fra i casi individuati c’è anche una maxi-motoscafo da 21 metri: uno yacht da oltre un milione di euro.

Pertanto l’attività delle unità navali del R.O.AN. della Guardia di Finanza di Rimini, partendo dai numerosi controlli effettuati in mare ai fini di polizia, è stata indirizzata ad accertare l’avvenuta comunicazione o meno, al fisco, del valore delle unità da diporto immatricolate all’estero ma di proprietà di soggetti residenti in Italia.

Il successivo sviluppo delle indagini, condotte dai finanzieri attraverso l’esame della documentazione esibita dai detentori delle imbarcazioni controllate ed il riscontro delle informazioni in possesso delle banche della GdF, ha permesso di accertare che 18 delle imbarcazioni risultavano di proprietà di soggetti fiscalmente residenti in Italia che però non avevano provveduto a comunicare all’Agenzia delle Entrate, in sede di dichiarazione annuale dei redditi, la disponibilità ed il rispettivo valore di mercato.

La normativa fiscale prevede infatti l’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi annuale, utilizzando l’apposito modello “RW”, qualsiasi investimento o bene detenuto all’estero, tra cui le unità da diporto. Questa normativa, denominata “monitoraggio fiscale”, consente agli organi di controllo di meglio apprezzare la reale capacità contributiva del dichiarante e ricavarne informazioni ed elementi utili a valutare l’adeguatezza o meno dei redditi indicati nella stessa rispetto alla situazione patrimoniale dichiarata.

L’esito delle indagini ha permesso di riscontrare 21 proprietari inadempienti e comminare sanzioni amministrative per un valore di oltre 800mila euro a fronte di un valore complessivo accertato di beni non dichiarati di oltre un milione e mezzo di euro.

Saranno, inoltre, avviati ulteriori approfondimenti di natura fiscale finalizzati alla verifica di coerenza delle dichiarazioni dei redditi con la reale capacità reddituale/contributiva. L’operazione di servizio si colloca nell’ambito delle più ampie attività di controllo economico – finanziario, esercitate lungo la fascia costiera emiliano – romagnola dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Rimini, l’unica Forza di Polizia operante sul mare.

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