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COME DICONO A BOLOGNA, «DI’ BEN SO, FANTESMA…»

Quando il Corriere di Rimini ha riferito di un non meglio precisato fantasma sorpreso ad aggirarsi il 21 luglio scorso a Riccione, nei pressi del Palaturismo, di primo acchito molti lettori avranno forse pensato al PD riccionese, ridottosi ormai al fantasma della “sinistra che fu”, da una delle cui costole si è per di più generato un ulteriore fantasmino: la giocosa “Democratica da birreria”.

Qualcun altro avrà invece ritenuto trattarsi del “quasi fantasma” che oramai si ritrova ad essere “Noi Riccionesi”, l’architrave della destra vittoriosa alle elezioni di due anni fa, divenuta…“Voi riccionesi” per la metà dei suoi iniziali eletti, che nel mollarla hanno riservato pensieri poco carini al “dispotico guru” Nanà Arcuri, sostituito nei loro cuori da quel Lele Montanari che altri avevano già dovuto sopportare nel suo passato da comunista duro e puro.

Niente di tutto ciò, si sarebbe poi saputo dal successivo titolo del 4 agosto, grazie alla felice coincidenza che vede proprio Riccione ospitare la sede nazionale di un’autorevole “istituzione faceta”. Ora, è noto che in quel comune non scarseggiano certo fatti ed eventi in grado di mettere allegrezza, come ben testimoniano le apparizioni giornalistiche della Sindaca-ridens Tosi, quotidianamente fotografata in tutto lo splendore della sua invidiabile dentatura. Ma in tanti fino ad oggi – me compreso – colpevolmente ignoravano che la Perla Verde avesse addirittura l’esilarante privilegio di ospitare gli “acchiappa-fantasmi” della National Ghost Uncover, il cui leader – felicemente vivente e in buona salute – è il forlivese Massimo Merendi.

È a loro che dobbiamo dunque la sensazionale rivelazione: il fantasma avvistato a Riccione è nientemeno che quello di Federico Fellini! Sarebbe infatti stato visto «uscire dalla vetrata del palazzo con indosso un cappello chiaro (solitamente i fantasmi hanno di chiaro il lenzuolo che li avvolge, ma il Maestro è sempre stato notoriamente uno stravagante); sul luogo dell’apparizione è stata ritrovata una giacca (che) risulta risalire ad una manifattura del 1988 (sarebbe però importante conoscere pure il mese)».

Nell’occasione, ci informa sempre Merendi, Fellini avrebbe anche parlato: «Per circa 20 secondi, spendendo parole in favore dei bagnini, dicendo che è dispiaciuto per la situazione delle concessioni». Non c’è da stupirsene: Fellini s’è sempre mostrato sensibile alle istanze degli operatori di spiaggia, che considerava un po’ i fratelli siamesi dei suoi Vitelloni.

Nulla da obiettare, per carità: se c’è chi vede quasi ogni sera un ufo nello spicchio di cielo sovrastante il suo terrazzo, se c’è chi non si sente scemo andando a caccia di pokemon, perché non possono dunque esservi anche tre attempati signori che si sottopongono alle ironie dei giornalisti locali di mezza Italia, chiamati a vederli “operare” con indosso un camice da droghiere: uno che spatacca su di una tavoletta da cui fuoriescono dei fili, un altro che fissa intensamente un cellulare, un terzo – il Merendi – che in omaggio alla sua romagnolità indossa “un caplaz” da mediatore forlivese anni ’50.

Quest’ultimo ha un passato da berlusconiano di tutto riguardo, per essere stato nientemeno che il vice della Brambilla alla presidenza dei Circoli della Libertà. A forza di rincorrerlo – appunto – dentro i Circoli della Libertà, o presso la Casa della Libertà, o nel Partito della Libertà, Merendi s’è abituato a pensare al “fantasma della libertà” come a uno dei tanti alla cui ricerca valga la pena dedicarsi.

Il concetto-guida della sua missione pare essere racchiuso in questa frase, invero alquanto criptica: «Non bisogna aver paura del ‘vuoto’, perché il vuoto è fatto apposta per riempirsi e fa bene allo spirito».

.Andando a cercare traccia delle sue gesta su Internet, ci si stanca di appuntare tutti i fantasmi che Merendi e C. si sono attivati a scovare. Eccone un elenco sommario: Don Camillo (alias Fernandel) a Brescello; Umberto di Savoia ad Asti; Gabriele D’Annunzio a Trieste; Cagliostro a San Leo; Niccolò Machiavelli e Bice Portinari (la Beatrice della Divina Commedia) a Firenze; Italo Balbo a Ferrara; Giuseppe Garibaldi a La Spezia; Federico II a Iesi e Bari; Matilde di Canossa a Modena; Federico Barbarossa a Pavia; Claretta Petacci a Salò; Galileo Galilei a Pisa; un non meglio precisato ufficiale di Gioacchino Murat a Macerata; Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, a Livorno; John Lennon al Grand’Hotel di Milano; Fortebraccio Da Montone a Terni; la Regina Teodolinda a Monza; Winston Churchill a Como.

Come si vede, mai un cameriere o un idraulico, ma solo vip e personaggi storici, a conferma della considerazione di cui Merendi gode fin nell’aldilà.

Non è però mancata un’apparizione fuori schema, diciamo così: quella di un mostro animale a Stresa, sul Lago Maggiore: «Ho sentito anche un verso, come di foca», ha commentato nell’occasione Merendi. Beh, per uno che scopre fantasmi dalla mattina alla sera, cosa vuoi mai che sia avvistare anche una foca di lago

Nando Piccari

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