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Dio ci scampi dal “genius loci”

A differenza del potere andreottiano, spesso il genius loci logora chi ce l’ha. Genius loci nel senso di scrittore famoso, cioè uno che oltre a scrivere libri, promuove veementi campagne di impegno civile, conduce programmi tivù, incanta platee femminili (dai 35 in su, noi signore preferiamo come idoli gli scrittori agli attori e ai cantanti). Insomma, genius loci nel senso di Roberto Saviano.

Che con il suo locus, cioè Napoli e, in senso lato, la Campania, ha un rapporto complesso. Quel libro bello e necessario che è Gomorra non ha solo illuminato la malavita napoletana del XXI secolo, ma, anche grazie alle fortunate trasposizioni cine-televisive, ha inventato un mondo epico, dei personaggi, un linguaggio, più o meno come ha fatto la serie di Harry Potter, con Scampia al posto di Hogwarts e i clan camorristi al posto delle case Grifondoro, Serpeverde eccetera (ecco perché Gomorra, come del resto Romanzo criminale, piace tanto anche ai ragazzini. Mentre i libri di Sciascia imposti a scuola dai prof, i teenager li trovano insopportabili, eppure anche lì ci sono boss strafottenti e buoni sconfitti, come in Saviano).

Ma torniamo al locus del genius loci, sul quale il genius diventa la voce più autorevole e ascoltata dai media, benché magari non ci abiti più da secoli.

Noi riminesi ne sappiamo qualcosa, anche se Fellini non veniva interpellato ogni volta che in Riviera succedeva qualcosa di brutto, né tantomeno sentiva il bisogno di intervenire con moniti e anatemi sui giornali o sui social, che allora non esistevano.

Invece Saviano, ancorché residente da almeno un paio d’anni negli Usa, è considerato il sommo luminare in problemi napoletani, un po’ come l’indimenticabile Umberto Veronesi lo era per i tumori: è sempre quello che ne capisce di più ad honorem, anche se non sta più tutti i giorni in sala operatoria.

Ma se il sindaco del locus un po’ genius si sente pure lui, vuoi perché ne è il sindaco, vuoi perché ha fatto il magistrato, vuoi perché si chiama Luigi De Magistris, le scintille sono inevitabili: lo scrittore rimprovera al sindaco di aver fatto il gigione populista più che combattere la camorra, il sindaco su Facebook accusa lo scrittore di aver lucrato fama e soldi proprio grazie alle gesta sanguinarie dei malavitosi (insomma, sarebbe lui il «professionista dell’anticamorra», parafrasando, a parti ribaltate, la requisitoria di Sciascia contro i giudici che combattevano la mafia).

Rimini non manca di giovani scrittori apprezzati e valorosi, due nomi per tutti: Lorenza Ghinelli e Marco Missiroli. E a volte pensi che sarebbe bello vederli fare il botto e diventare superstar multimediali alla Saviano per essere riusciti a trasformare i problemi di Rimini in una saga appassionante non solo per i riminesi.

Ma poi cosa succederebbe con il sindaco in carica, che, diciamolo, non è proprio zen? Dovremmo assistere a sconfortanti battibecchi social-narcisistici, Genius-vs-Gnassi e Gnassi-vs-Genius, ripresi dalla stampa divisa in tifoserie?

Auguriamo sia al primo cittadino che ai nostri scrittori un anno pieno di splendidi successi personali, amministrativi e letterari, ma li supplichiamo: per piacere, se mai un giorno doveste polemizzare sulle rispettive responsabilità rispetto alle magagne di Rimini, fatelo faccia a faccia, in una stanza chiusa.

Lia Celi

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