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I due autori del libro "Quando il teatro è una serra" raccontano la storia del Laboratorio Teatrale nato a Rimini negli anni '80 come esperienza pedagogica nelle scuole


“Dobbiamo parlare!”: Nicoletta Fabbri e Pier Paolo Paolizzi al Video Podcast Live


9 Marzo 2026 / Alexia Bianchi

Quando il teatro diventa una “serra”: quarant’anni di laboratori, esperienze e comunità raccontati in un libro da Nicoletta Fabbri e Pier Paolo Paolizzi 

I due attori e formatori Pier Paolo Paolizzi e Nicoletta Fabbri sono i graditissimi ospiti del secondo episodio del Video Podcast Live “Dobbiamo parlare!”, condotto da Alexia Bianchi, ospitato da CIRCUS Bistrot di Rimini. Nato come prosieguo di ChiamamialleArti, il nuovo videopodcast è registrato dal vivo con la presenza del pubblico, perché oggigiorno il confronto è diventato sempre più raro, e dunque sempre più prezioso: la relazione interpersonale resta insostituibile, senza filtri digitali. I nostri ospiti gravitano nel mondo della creatività, costruiscono immaginari, raccontano il presente, sperimentano linguaggi nuovi. Con loro vogliamo aprire dialoghi per comprendere insieme cosa significa oggi fare Cultura, e condividerla.

Un laboratorio teatrale nato nella serra inutilizzata dell’Istituto Valturio di Rimini e diventato, nel tempo, un’esperienza capace di formare generazioni di studenti e artisti. È questa la storia raccontata nel libro Quando il teatro è una serra (Edizioni L’Arboreto, 2025), scritto da Pier Paolo Paolizzi e Nicoletta Fabbri, nato dalla volontà di lasciare una traccia concreta di un’esperienza durata oltre quarant’anni.

“Nel 2022 abbiamo deciso di chiudere l’associazione che aveva accompagnato le nostre attività, e questo ci ha fatto pensare che era arrivato il momento di lasciare una traccia tangibile della nostra storia”, racconta Pier Paolo Paolizzi, che è stato a lungo professore di diritto ed economia all’Istituto Tecnico Valturio di Rimini. La sua formazione non proveniva dal mondo del teatro, eppure proprio a scuola nacque l’idea di un laboratorio che avrebbe segnato profondamente il nostro territorio. “Nel ’77 sono entrato in crisi come insegnante – ricorda – perché vedevo cambiare il rapporto con i miei studenti. Non c’era più uno sguardo reciproco autentico, allora ho capito che avrei dovuto trovare un modo che mi permettesse di ricreare quello sguardo”. La risposta arrivò nel 1982 con il primo esperimento di laboratorio teatrale che realizzò con una classe, poi l’anno successivo questa sua iniziativa coinvolse altri insegnanti e anche studenti di diverse scuole superiori riminesi, trasformandosi rapidamente in un progetto cittadino. “È nato tutto da un’esigenza personale – spiega – senza che avessi esattamente la percezione del suo valore, che ho scoperto poco alla volta, strada facendo». Il laboratorio teatrale prese casa dentro alla serra abbandonata nel cortile della scuola: uno spazio semplice, ma fondamentale per la crescita dell’esperienza. “Era lunga 22 metri e larga circa 8, l’abbiamo oscurata con un grande telone nero. Lì dentro ci si sentiva in un nido, un posto dove potevi rischiare perché eri protetto”. Da quel luogo fisico nacque anche la metafora che dà il titolo al libro: il Laboratorio Teatrale La Serra, uno spazio di arte e creatività in cui i semi potessero germogliare, crescere e poi uscire nel mondo.

Nel volume non c’è solo il racconto dei fondatori, ma anche quello di molte delle persone che nel corso degli anni hanno attraversato il laboratorio. “La Serra è sempre stata una faccenda collettiva” – spiega Nicoletta Fabbri, attrice e formatrice, che proprio al suo interno ha mosso i primi passi nel mondo del teatro. “Nel libro abbiamo raccolto una cinquantina di preziose testimonianze: i primi studenti, i maestri, gli insegnanti e anche gli ex allievi che, al termine dell’esperienza del laboratorio, negli anni ’90 hanno formato insieme a me Pier Paolo una compagnia professionale, Serra Teatro. Per me il laboratorio è stata un’esperienza folgorante, ho cominciato al liceo e non l’ho più lasciato”. Da quell’esperienza, infatti, è nata la sua carriera da attrice che si è sviluppata tra compagnie importanti del teatro contemporaneo, dai Motus alle Belle Bandiere.

“Ciò che ha contraddistinto sin dall’inizio il laboratorio della Serra è che non ho mai avuto la volontà di formare attori in senso stretto. Nonostante ciò, diversi partecipanti hanno poi scelto il teatro come professione, e credo che dipenda dallo spirito che si viveva al suo interno, basato sul senso di condivisione, comunità e libertà”, sottolinea Pier Paolo.

“Al centro dell’esperienza c’era soprattutto una ricerca personale e collettiva. Nel laboratorio si cercava di andare il più vicino possibile alla propria autenticità, imparando a scavare dentro se stessi, ascoltandosi, senza alcun senso di vergogna, conquistando nel percorso una piena fiducia nei propri strumenti espressivi”, spiega Nicoletta.

Un approccio che nasceva anche da una riflessione sull’istituzione stessa della scuola da parte di Pier Paolo: “Spesso in aula si viveva nella separatezza, dagli altri e da sé, come se gli studenti esistessero solo dalla testa all’ombelico, fino all’altezza del banco. Il teatro invece cerca sempre l’unità tra corpo, pensiero, emozione, spirito”.

Oggi, di fronte a una generazione sempre più immersa nel digitale, il laboratorio teatrale può rappresentare ancora di più un antidoto alla perdita di relazione, perché offre alleati e complicità per lavorare sulle relazioni, sull’identità personale e sul senso di appartenenza.

“L’esperienza del laboratorio teatrale produce anche il germoglio di una coscienza politica, perché facendo esperienza della complessità crea strutture mentali meno facilmente abbindolabili dagli slogan – afferma Pier Paolo. – L’utopia che continua a guidare il percorso mio e di Nicoletta è semplice, ma allo stesso tempo ambiziosa: creare luoghi in cui le persone possano fare esperienza dell’arte a tutto tondo. Servono luoghi fisici, ma soprattutto abitati da persone capaci di creare delle relazioni, perché se non c’è l’anima rimangono solo degli spazi vuoti”, conclude Pier Paolo.

E proprio questa tensione verso un’utopia possibile resta il lascito più profondo della Serra: “La creazione della realtà dipende anche dall’immaginazione – aggiunge Nicoletta – Continuare a coltivarla significa esercitare il proprio spirito critico e provare, ogni volta, a rivoluzionare se stessi e la relazione con gli altri”.

Alexia Bianchi

Si ringrazia lo sponsor tecnico CIRCUS Bistrot (Piazzetta San Martino, 8, Rimini) per l’ospitalità.

Continuate a seguirci, buona visione e buon ascolto.

Il video podcast “Dobbiamo parlare!” è fruibile sui canali Spotify e su YouTube di “ChiamamialleArti”

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